Perché ho chiuso il blog e l’ho riaperto. A quattro mani

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 14 ottobre 2006.


Perché ho chiuso il blog? Parlando velocemente, tra sconosciuti, potrei piuttosto superficialmente rispondere che l’ho chiuso perché non avevo alcuna intenzione di diventare un agitatore di una pseudo-chat, né un professorone dai post chilometrici pieni di citazioni, né un guru del web (e per almeno una di queste opzioni, non ho nemmeno il talento); questo, però, è un articolo, e quindi c’è bisogno che vi spieghi meglio.
La situazione del blog del sottoscritto era più o meno la seguente: nato nell’aprile del 2003 su una piattaforma vicina al quotidiano arancio sbiadito Il Riformista, era diventato nel giro di due anni e più un blog appena decentemente visitato (numericamente parlando, s’intende), ma con un suo pubblico affezionato, e che talvolta, nella sua area politico-blogghereccia, riusciva a fare opinione (almeno credo).
A un certo punto, messo da parte il tifo (politico, intendo, poiché la politica e l’attualità erano gli argomenti più trattati e seguiti – con punte di superficialità volute e apprezzate dal pubblico non pagante), si era arrivati ad una situazione in cui si interagiva con gli altri solo per darsi vicendevolmente ragione oppure per duellare in stile Indymedia. Sconfortante. Poi, durante l’ultima primavera, è arrivata l’ansia da prestazione: insomma, deludere i lettori inizia ad essere qualcosa di temibile – ed il sottoscritto non è certo Ezio Mauro o Paolo Mieli, grazie al cielo.
Matura questa estate la decisione di chiudere: lo annuncio ai miei lettori, e a seguito dell’annuncio aggiungo solo un altro articolo, piuttosto viscido, per pubblicizzare la vendita della mia vecchia collezione di schede telefoniche (messaggio promozionale – di solito in tv appare una scritta del genere in queste occasioni). Tornando all’inizio della storia, quelle esposte erano le tre alternative, le opzioni per una eventuale riconversione utile al mantenimento in vita del blog: renderlo simile a una chat (nello stile di Daw, con un uso ipetrofico di nette provocazioni e commenti seguenti), come un luogo di attenta riflessione politica e sociale (bando al cazzeggio, quindi qualcosa di insopportabile per chi sta scrivendo), o come la mia personalissima piazza da arruffapopolo (vedi Mario Adinolfi, senza scomodare il famosissimo Beppe Grillo, che secondo i rumours avrebbe una redazione di bloggers tutta per lui e per le sue battaglie ambiental-manettare).

Tre anni di blogging però non passano invano. Amore mio, che buio c’è, che freddo fa, insomma nasce la nostalgia. E’ troppo forte la necessità di rendere nota all’universo-mondo e ai suoi doppioni la propria opinione a proposito della relazione tecnica di un articolo della proposta di legge finanziaria per il 2007; a questo punto, un amico blogger, Kagliostro, mi viene incontro.

E’ contento di avermi con lui nella gestione dei contenuti, io sono contento di poter una tantum dire la mia, ed entrambi siamo malati di una discreta ma visibile Silviofilia: anche i blog hanno bisogno di una linea editoriale e di qualcosa di offrire agli altri. Soprattutto se è qualcosa a cui tieni, è necessario decidere se curarla per bene oppure lasciarla perdere totalmente (diceva così la mia maestra delle elementari). Ed il blog (altrui) a quattro mani mi ha garantito entrambi i piccioni con una fava – e la possibilità di scrivere un articolo con una citazione musicale che ora il gentile lettore è obbligato ad indovinare.

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