DiCo: un approccio realista e pragmatico

By | 14th February 2007

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 14 febbraio 2007.


Il ddl Bindi-Pollastrini può senza dubbio essere definito come uno dei provvedimenti legislativi più innovativi della storia recente italiana, e non particolarmente per i contenuti (criticati da molti perché assai modesti) ma quanto per la cornice nuova che crea, in un campo finora battuto solo a livello giurisprudenziale.
Fino ad ora, infatti, le poche tutele in ambito di convivenza civile erano frutto di sentenze della Corte di Giustizia Ue, per quel che riguarda il figlio di conviventi non coniugati, o della Corte Costituzionale, a proposito della successione nei contratti di locazione (ma solo in alcuni casi, con figli comuni o per cessazione del contratto precedente per causa di morte). Queste situazioni vengono ora per la prima volta, nell’art. 8 del ddl, codificate (con l’unico limite di tre anni di convivenza per le coppie senza figli comuni), rendendo più facile l’esercizio di molti di quei diritti già riconosciuti in ambito giurisprudenziale. Anche l’art. 6 (sul permesso di soggiorno) risponde a vincoli comunitari, in particolare alla direttiva della Commissione Ue del 29 aprile 2004 relativo al diritto dei cittadini dell’Ue e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente negli stati membri. In entrambi questi articoli, si rende legge quello che prima era sì già ottenibile, ma solo rivolgendosi ad un giudice.
Guardando, in seconda battuta, al modello cui ci si è ispirati nella stesura dei DiCo, cioè i Pacs francesi, si può rilevare la novità della reversibilità della pensione (art. 10), non introdotta presso i cugini d’Oltralpe. Rimane il problema del rinvio alla futura riforma delle pensioni che il governo intende affrontare. Non sappiamo però come: il sospetto è che tutto sia rinviato sine die.
Giunge invece ai limiti del pasticcio la stesura dell’articolo 11 concernente i diritti successori: il convivente è erede legittimario, ma, come nota Angelo Busani sul Sole 24 Ore, le formulazioni proposte spesso portano nella direzione della successione necessaria (per i profani: la successione legittima è la quota sull’intero, o sulla parte non prevista nel testamento, spettante a chi previsto dalla legge in caso di assenza, nullità o annullamento del testamento; la quota di successione necessaria è invece quella che spetta in ogni caso, anche in caso di differente o contraria indicazione testamentaria presente e valida, a Tizio o a Caio), portando alla necessità di una revisione in aula, utile ad una maggiore chiarezza del testo. Ad esempio: non è ben comprensibile se il figlio unico del convivente defunto abbia diritto ad un terzo o ai due terzi della quota disponibile. E’ ben chiara, invece, l’agevolazione in materia di tassa di successione: si passa dall’8% al 5% (comma 5).
Tra gli elementi che più hanno irritato la sinistra radicale e le associazioni omosessuali, ci sono la dichiarazione contestuale e non – in effetti la comunicazione via raccomandata a/r della registrazione di un legame esistente per via di «reciproci vincoli affettivi» (ex art.1 comma 1) non sembra lasciare molto spazio al sentimento – e l’utilizzo dell’anagrafe e non dell’ufficio di stato civile. Questo secondo provvedimento sembra fatto apposta per allontanare il più possibile una soluzione legislativa paramatrimoniale, incostituzionale oltre che indigeribile per gran parte dei nostri parlamentari: infatti, l’anagrafe si limita a fotografare una realtà (una coppia, appunto, di fatto), mentre lo stato civile procederebbe alla creazione di un nuovo status (de iure, e non più, quindi, de facto). Può, invece, giungere alla parificazione del matrimonio, o, al contrario, alla quasi inutilità della registrazione dei DiCo, l’art. 7 in materia di assegnazione di alloggi popolari: la sera della presentazione del ddl, i ministri Bindi e Pollastrini, ospiti a Porta a Porta, illustravano per sommi capi l’ipotesi di graduatorie per l’assegnazione degli alloggi in cui le coppie di fatto avessero un valore pari alla metà delle coppie sposate. In realtà, la materia è di competenza regionale (infatti la legge si limita sostanzialmente a chiedere alle regioni di tenere conto delle realtà conviventi), e quindi potremmo avere coppie di fatto equiparate in Toscana o in Umbria alle coppie coniugate, e praticamente impossibilitate ad accedere all’edilizia popolare in Sicilia o in Molise.
Per concludere: questa legge contiene una serie di provvedimenti che avrebbero potuto avere un percorso autonomo, entro il proprio specifico ambito (pensiamo in particolare alla nostra, obsoleta, quasi feudale legge sulle successioni); qualcosa sarà invece trattato a parte (la previdenza). E’, come dicevamo all’inizio, un disegno di legge che introduce novità, ma che possiede la grande qualità di essere, con tutti i suoi pregi e difetti, realista e pragmatico. E non è poco.

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