Magna Magna / La tabula rasa degli universitari abruzzesi

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 15 febbraio 2007.


Arrivate a Pescara, superate il fiume, e potete benissimo evitare di passeggiare per Corso Manthonè, e non perché sia cattiva idea visitare le case di Gabriele D’Annunzione ed Ennio Flaiano, o uno di quei locali che affollano la zona centrale della città vecchia. E’ che le quattro mura di cui si parla si trovano pochissime centinaia di metri più in là, dove trovare un parcheggio il sabato sera richiede numerosi e massicci interventi dall’alto.

Il locale, che fino a poco tempo fa pare si chiamasse Locanda del Rigattiere, è un ristorante non molto sofisticato che pretende di essere pub che pretende di fare musica dal vivo. E comunque riesce – almeno nell’occasione – a fare il pieno di gente. A cena trovi i tavoli affollati di studenti universitari, e viene abilmente aggirato il divieto di fumo con un grande camino posto in fondo, a destra: ci si siede là, si sfumacchia facendo attenzione a volgere la sigaretta verso la cappa, e poi si torna a sedere come se nulla fosse. Tutto attorno si è circondati da quadri che non sono nulla di che, ma che per via di una strana ed inspiegabile associazione di idee, mi fanno venire in mente Kandinski.

Seduti a tavola, l’antipasto è sostanzioso: bruschette con salsicce, prosciutto crudo, pomodoro, più una numerosissima quantità di affettati. E iniziamo subito accompagnando il tutto con un rosso assai pesante – non ho voluto neanche sapere cosa fosse, indignato dall’indisponibilità (nonostante la presenza sulla carta) di un buon Montepulciano d’Abruzzo rosso. Se il primo – tipico piatto locale, chitarrine con sugo, con le piccole pallottine di carne che mi mandano in sollucchero – era comme il faut (chi già era stato qui, diceva di aver anche allora mangiato primi deliziosi), sul secondo è cascato l’asinello: una tagliata decentemente al sangue, da servire per forza di cose calda, ci è arrivata tiepiduccia, e non va affatto bene. I dolci, invece, erano la fine del mondo: un po’ di torta al cioccolato e un po’ di tiramisù, complimenti a chi ci ha messo le mani, erano meravigliosi. Se poi avete la temerarietà di prendere un po’ di confidenza col titolare, sappiate che non vi permetterà di saltare nemmeno una portata – e potrebbe anche proporvela doppia.

Il prezzo da pagare è stato decisamente abbordabile, e il locale comunque poi ci ha offerto anche un dopocena con musica dal vivo, e tanta bella gioventù. E chi scrive non ha potuto fare a meno di contemplare l’ampia beltà della fauna femminile – da tipico ambiente serale universitario.

Tabula Rasa, Via Alfonso di Vestea 20, Pescara

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