E dopo Silvio?

By | 3rd February 2009

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 3 febbraio 2009. Il titolo potrebbe non essere fedele a quello originale.


 

Sarà il 27 marzo il giorno in cui nascerà ufficialmente il nuovo partito del centrodestra, il Pdl, che sarà ovviamente guidato da Silvio Berlusconi, il cui vice sarà sicuramente di Alleanza Nazionale (Fini, oppure La Russa?); per i suoi organi, le sue nomine, le sue prossime candidature si rispetteranno le proporzioni utilizzate già da un anno: 60% a Forza Italia, 30% ad An, 10% ai nanetti (che, al momento in cui questo articolo è scritto, sono nove. Un giorno bisognerà trattare dell’esilarante sottobosco partitico e parlamentare berlusconiano). Tutto continuerà come prima, c’è un governo da mandare avanti, che fa le sue quattro leggi e qualche sciatteria, che ha il consenso degli italiani e che al nord gioca con la Lega, al sud con l’Mpa, e che contratta al suo interno le faccende terra terra. Fin qui, ci siamo tutti, business as usual. In questo quadro così preciso, granitico, quasi immobile in cui tutto sembra destinato a non cambiare per almeno altri quattro anni, se non di più (al netto delle aspirazioni quirinalizie di alcuni), non abbiamo potuto evitare di chiederci: cosa può stravolgere il tutto, rovinare il centrodestra ma divertire noi osservatori della politica? Pensa che ti ripensa, l’unica risposta è l’argomento tabù: la fine di Silvio Berlusconi.

Decidete voi di quale tipo, se politica o, peggio, fisica; successivamente, però, continuiamo – chi scrive e voi lettori – con il nostro esperimento mentale: chi sarà il successore del Cavaliere?

1) L’eterno secondo, Gianfranco Fini: è il primo nome che viene in mente. Belloccio, educato, dialogante, col suo profilo ormai istituzionale si è completamente liberato dal suo passato e dalla sua fiamma. Potrebbe avere aspirazioni quirinalizie, ma Silvio, come sempre, viene prima. Potrebbe guidare un partito, ma ha una palla al piede da cui non si riesce a liberare: i suoi colonnelli. Che gli danno del matto in sua assenza, che non si permettono le sue avventure amorose, che si fanno bellamente imitare in tv, che non fanno altro che affollare il Tg1 come dei semplici portavoce. E poi, c’è la sindrome del numero 2: e se Silvio nominasse il suo erede in terra forzista, come faceva re Artù coi cavalieri?

2) L’ideologo, Giulio Tremonti: antipatico, acido, cattivo, bruttino, con la faccia da secchione, con la erre moscia e la sua inconfondibile vocina. E’ il contrario di Berlusconi, quindi è perfetto per succedergli: non gli farà ombra nella storia, non sarà comparabile a lui, sarebbe il leader che emerge per differenza, in mezzo ad una folla di cloni e mezze tacche. Come Berlusconi, ha un rapporto forte con la Lega, anche quando non sembra. Ha un pregio: ha delle idee. Ha un difetto: ha delle idee, non ha televisioni, perciò è costretto a usare libri e slogan da no global. Correrebbe il rischio di sembrare di sinistra.

3) Il nordista concreto, Roberto Formigoni, oppure Letizia Moratti: questa è l’opzione meno probabile. Entrambi i contendenti litigano con la Lega, e venendo dal nord le ruberebbero voti. Formigoni è troppo democristiano, non può guidare il partito che, seppur pieno di Dc e di ciellini come lui, ha messo in piedi il governo meno democristiano della storia. La Moratti, invece, ha delle sue caratteristiche che la rendono unica nel centrodestra: è donna, è cozza e sa contare. Di solito, se non sei gnocca o se non porti voti, nel Pdl non vai da nessuna parte. Il rischio è che non goda dei favori del Cavaliere.

4) L’erede belloccio, Piersilvio Berlusconi: come poteva mancare l’erede naturale, diretto? Sembra non interessarsi di politica, ogni tanto si fa vedere dietro le quinte dei canali Mediaset, e dice la sua sul Milan. Anche il papà seguiva le riprese di Drive In, e si faceva ben volere con la squadra rossonera senza badare a spese. Deve però guardarsi dalla concorrenza interna.

5) La figlia con la calcolatrice, Marina Berlusconi: è una continua lite col papà. Lei fa i soldi con Mondadori, e si ritrova Galliani in aereo con Ronaldinho; incassa gli utili Mediolanum, e il Milan ingaggia Beckham; insomma, è lei che a casa gestisce portafoglio e pantaloni col sudore della propria fronte, mentre il papi fa mandare a prendere a Londra il figliol prodigo ucraino. Lei sbotta, escono le indiscrezioni sui giornali e ovviamente la famiglia regolarmente smentisce. Questo suo atteggiamente potrebbe indicare che punta in alto, che è ambiziosa. Chissà che non entri nelle grazie del papi più di Piersilvio.

6) Mister X: qui siamo di fronte all’incognita, all’alternativa non calcolata né prevista. Come sarebbe un ideale Silvio Berlusconi 2, la vendetta? Avrebbe certamente grandi capacità comunicative, riuscirebbe allo stesso tempo a trasmettere una ideologia antistatalista assieme alla propria immagine dello statista – o presunto tale – che si occupa dell’Italia come fosse allo stesso tempo un’azienda e una famiglia, con lui nel ruolo del padre premuroso e previdente. Dovrebbe non essere troppo invidiato dai post-fascisti, e tollerante, se non addirittura amante, delle istanze nordiste. Se avesse anche una certa disponibilità economica, sarebbe l’ideale. E poi… non andiamo oltre, però. C’è il rischio che Berlusconi ci legga. Che si accorga che non può darsi l’immortalità predetta da Umberto Scapagnini, medico e parlamentare Pdl. E che, ad un certo punto, decida di farsi clonare. Nei secoli dei secoli.

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