La fuga del figlio di Celli

By | 30th November 2009

pier luigi celli La mia impressione è la seguente: abbiamo avuto la moda della casa comprata dal papà progressista al Pigneto per fior di quattrini, quella della badante di lingua inglese, abbiamo avuto il veltronismo, I care e sciocchezze del genere, aiutatemi voi a ricordare qualche altra futile e diffuso interesse da benestanti, ora nascerà la moda della fuga all’estero dei figli di papà. Questa è l’impressione lasciatami dalla lettera pubblicata da Repubblica di Pier Luigi Celli, un uomo che è anche (come tanti altri) un accumulo di cariche: nel tempo ha occupato poltrone in Lottomatica, Eni, Omnitel, Unicredit, Enel, Wind, eccetera, fino all’attuale ruolo di direttore generale dell’università della Confindustria.

Ecco, probabilmente nei prossimi mesi molte case al Pigneto saranno vendute, e con i denari ricavati saranno comprati gradevoli appartamenti in quel di New York, Tokyo, Berlino, perchè oddio l’Italia che schifo, non c’è meritocrazia e non si può cambiare più. Accadrà così che la fuga all’estero, da ultima e disperata risorsa di onesti ma sfortunati lavoratori e di rari ma brillanti cervelli, divenga lo sport preferito dei rampolli raccomandati – tanto c’è papà che paga, e se proprio il bimbo si stufa, può sempre tornare a casa: qualche poltrona da aggiungere al tavolo dei cda si trova sempre.

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