Dei problemi del Pd

nichi vendola Io l’avevo capita così: il Partito democratico nasce per fondere diverse culture politiche riformiste ed i rispettivi elettorati e classi dirigenti, e sceglie i propri candidati attraverso elezioni primarie. L’attuale dirigenza del partito, poi, vuole mettere un po’ tra parentesi le primarie (in effetti, i meccanismi congressuali del Pd rischiano di portare a decisioni popolari che smentiscono quelle degli iscritti che si fanno il mazzo tutti i giorni) ma non vuole certo cestinarle in toto.

Ora, che in Puglia attraverso questi criteri si scelga come candidato il presidente uscente Nichi Vendola, seppur di un altro partito (l’ennesimo partito personale, c’è da dire), da contrapporre al solito Berlusconi che si candida per interposta persona (un anonimo del posto) a me non sembra così grave. Che nel Lazio si appoggi un candidato esterno come Emma Bonino (ma i radicali si sono fatti ospitare nelle liste democratiche due anni fa) che comunque è di alto profilo a livello nazionale, a me sembra un vantaggio e non uno svantaggio, rispetto alla scelta di qualche sconosciuto raccoglitore di tessere locale.

Che il Pdl scelga di proseguire nella sua deriva leghista-socialista (Zaia e Cota da un parte, l’ex psi Caldoro e la socialdestra Polverini dall’altra), è invece un cattivo segno per il paese e per il Pdl stesso, ormai snaturato e ridotto a partito dell’immobilismo populista.

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