Tiro al Tremonti (ma non sulla stampa italiana)

By | 2nd March 2010

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 2 marzo 2010.


A. Bisin, M. Boldrin, S. Brusco, A. Moro, G. Zanella, Tremonti, istruzioni per il disuso, L’ancora del Mediterraneo, pp. 187, Euro 14,50

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Nasce dal web uno dei libri (uno dei pochi, a dir la verità) che più negli ultimi tempi si sia impegnato ad impallinare le affermazioni, la filosofia e le politiche del ministro dell’economia Giulio Tremonti. Sarà che per il “silete, economisti!” se la saranno probabilmente presa male, sarà che, come sostengono, hanno a cuore i numeri e i dati empirici, fatto sta che gli autori del libro (tutti economisti emigrati in America o dal passato accademico a stelle e strisce) mettono nero su bianco un pamphlet costruito su misura a ttorno alla figura del superministro del governo berlusconiano.
Tremonti, istruzioni per il disuso, tra l’altro, ha le sue radici già nell’opera del sito Noisefromamerika.org, che da tempo anima il dibattito politico, sociale ed economico sul web e che ha tra i propri bersagli preferiti proprio Tremonti – o, come viene ribattezzato nel libro, Voltremont, riprendendo il nome di uno dei cattivi della saga di Harry Potter.

Non aspettatevi, però, un libro di qualche comunista sinistrorso o di qualche aspirante quadro del Pd che intende mettere alla berlina la crisi sociale al tempo del berlusconismo. In realtà, l’impronta del libro è tipicamente di destra o, come si suole dire in Italia, liberista. Oltre alle prese in giro nei confronti di Voltremont (sulle sue incomprensibili metafore, sulla banale struttura paratattica dei suoi libri, sull’enumerazione di numeri e verità apodittiche che messe insieme non vogliono dire nulla agli occhi non solo dello scienziato sociale, ma anche del semplice buon senso), il libro intende essere una critica tanto sarcastica quanto puntuale nei confronti delle ultime due fatiche letterarie tremontiane (Rischi fatali e La paura e la speranza), delle sue dichiarazioni pubbliche e delle interviste date alla stampa, così come del giornalismo italiano che poco o nulla lo critica o ridicolizza.

E’ così, quindi, che dall’analisi degli autori non solo emerge un Tremonti statalista e interventista come già conosciamo, ma anche – a loro dire – razzista e e xenofobo, insensibile alla scalata sociale delle popolazioni dei paesi emergenti che altrimenti resterebbero condannati alla miseria e alla fame. E’ un Tremonti che, in questa descrizione, poco o nulla sa di economia, di dati empirici, di analisi della realtà su basi scientifiche, che preferisce proiettare su un nemico esterno l’immagine del pericolo nei confronti della nostra ricchezza piuttosto che cimentarsi in una seria riflessione sui mali ultraventennali della nostra economia.

Perché, però – si chiedono gli autori, che si identificano come “Collettivo noiseFromAmerika” – in Italia questo “Oscuro signore” non viene sbugiardato? Semplice: per un motivo o per un altro, la quasi totalità della stampa italiana (direttori e grandi editorialisti in testa) preferisce elogiare fin nei minimi dettagli il suo pensiero e la sua opera, oppure, ancor più pericolosamente, identificarlo in maniera tanto superficiale quanto indiscutibile come illustre pensatore, senza spiegare perché. Ed è così che tra gli adulatori, i critici autoreferenziali e la “cacofonia dadaista” che circonda il tremontismo, pochi si salvano (secondo gli autori, Francesco Giavazzi del Corriere della Sera, Alberto Mingardi del Riformista, Carlo Stagnaro del Foglio, un paio di altri e nulla più).

Il lato meno pericoloso di Voltremont rischia di rivelarsi, alla fine, quello ministeriale: già ferocissimi negli anni passati nei confronti di Romano Prodi, Vincenzo Visco e Tommaso Padoa-Schioppa, gli autori non lesinano critiche alle politiche economiche del ministro, dai condoni (senza moralismi) alla nuova Cassa depositi e prestiti già partorita durante il Berlusconi bis, dalla Robin Hood Tax fino al rapporto tremontiano col credito, quella operata dal “Collettivo” è una continua bocciatura, e sono solo i vincoli europei e il cordone della borsa tenuto tirato rispetto alle richieste dei colleghi di governo che rendono il Tremonti ministro meno pericoloso (ma non per questo perdonabile) rispetto al suo gemello ideologo.

Di entrambe le versioni di Voltremont, però, le soluzioni proposte al declino italiano sembrao tanto facili quanto, purtroppo, pericolose più che inutili.

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