Non è una questione di sinistra

michele-santoro E, sinceramente, non è nemmeno una questione così grave di libertà o di democrazia. Quella andata in scena stasera (se i dati d’ascolto televisivi fossero simili a quelli web annunciati questa sera) è l’ennesima prova del fatto che, se in Italia ci fosse un effettivo mercato (ripeto: mercato) non solo le trasmissioni di Santoro non avrebbero di che temere da AgCom e cose simili, ma soprattutto non avremmo lo sfrantumamento continuo dei cosiddetti da parte di Santoro che fa il martire, e soprattutto avremmo una quantità – e qualità – dell’informazione da far impallidire la Rai più libera e liberale possibile immaginabile.

L’impressione che mi ha lasciato Rai per una notte è quella di una parte, una gran parte del paese che non è affatto disposta a scendere a patti con Berlusconi e che, in definitiva, è disposta anche a minacciare il muro contro muro più pericoloso. Questo si associa anche ad un’altra impressione di queste ore: c’è un settore del partito – e non solo dell’elettorato, non solo dell’ala finiana, ma anche militanti, quadri dirigenziali a livello medio-basso – che non segue Berlusconi, che pensa che il PdL debba far fuori Berlusconi, che il tempo del parricidio sia giunto. I figli non devono raggiungere i padri nella tomba, questa è la morale.

Vogliamo regalare voti all’Udc, all’Idv, alla Lega (perchè alla fine è in questi partiti che si riversa l’elettorato pidiellino deluso)? Vogliamo che il marchio del PdL resti per sempre segnato dalle forzature, dalle litanìe, dall’eccezionalità perpetua e dalle volgarità (anche contro la questura!) di queste settimane? Oppure no?

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