Trappola

By | 2nd June 2010

“If ships reach Gaza – victory, if terrorized by Zionists –victory” Ismail Haniyeh

MarmaraPer una volta, forse l’unica negli ultimi mesi, ho pensato che questo governo ne abbia messa dentro una buona: assieme a Stati Uniti e Olanda, l’Italia ha respinto il voto della Commissione Onu dei diritti umani a proposito dell’assalto israeliano che ha provocato nove morti su una nave turca diretta verso Gaza.

A me pare che il punto sia questo: Israele non vieta che cibo, farmaci e altri generi di prima necessità arrivino a Gaza. C’è che a Gaza comanda quella banda di furfanti fondamentalisti che risponde al nome di Hamas, che ha preso il potere in quella che è stata, sostanzialmente, una guerra civile palestinese, e che dopo il ritiro israeliano dalla Striscia non ha trovato di meglio da fare che lanciare razzi verso i civili israeliani facendosi scudo dei civili palestinesi. E così è partita da Israele ed Egitto la caccia al tunnel, così è nato il blocco a Gaza e così è nata l’esigenza di far passare per Israele e controllare dall’esercito tutto ciò che è diretto a Gaza: se è pericoloso, non passa, e cibo, bevande, medicinali e altre cose non sono certo pericolose, quindi passano. Fila liscio, no? Si abbandona un territorio, quel territorio aumenta le ostilità, e allora si cerca di renderlo innocuo per la propria gente usando dello scrupolo.

Bandiera di IsraeleChe si giudichi criminale o semplicemente sproporzionato l’atto sanguinoso che ha avuto luogo in acque internazionali, quale sarebbe stata, allora, la reazione giusta o “proporzionata”? Lasciar passare la barca avrebbe significato interrompere il blocco, e farlo una volta avrebbe sicuramente significato farlo molte altre volte, sostanzialmente ripristinando i rifornimenti per Hamas.

Aggiungiamo che quella spedizione è stata organizzata da un’organizzazione che ha avuto problemi anche in Turchia con sedi chiuse perché luoghi di detenzione di armi (sorry, non trovo il link di questa informazione) e che è stata accusata di finanziare movimenti terroristi in Iraq e Palestina e che appare avere legami con Hamas e Al Qaeda, che quella barca – pare –avesse a bordo gente inneggiante alla morte dell’ebreo e un discusso leader religioso, che ci fossero aspiranti martiri, che la reazione dell’equipaggio all’arrivo degli israeliani non sia stata proprio pacifica, e che c’è stato il rifiuto di portare gli aiuti a Gaza via Israele: cos’aveva di umanitario, allora, quella nave? Poco, l’azione è stata tutta, palesemente, politica. Una condotta politica volta a contrastarne un’altra, quella di Israele, necessaria alla sicurezza dei cittadini di uno stato. L’eventuale – e probabile – scarsa accortezza tenuta in alcune fasi dell’operazione gestita dalla marina israeliana non elimina né riduce la portata politica, strategica e propagandistica dell’azione della nave turca. Un’azione che non è stata altro che una trappola a cui non Israele, ma molti governi hanno abboccato, e di fronte alla quale a mostrare soddisfazione è proprio Hamas.

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