Fini e l’obbligatorietà dell’azione penale

By | 29th October 2010

Nuovo viaggio nel mondo di FLI, per tentare di capire qual è la proposta politica del nuovo partito. Oggi, ad esempio, Gianfranco Fini si è espresso contro l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale:

Mi rendo conto è ben saldo sulla carta ma molto poco nella prassi. Tutto ciò però succede anche per molti altri articoli della Costituzione. Di questo passo dovremmo abolire molti principi.

Gianfranco FiniIl punto è che il tentativo di dare seguito ad un principio formale è sempre, nella prassi, lontano dal suo successo e d’ostacolo al rispetto di altri principi quali la certezza della pena e tutta una serie di diritti delle vittime e della società in generale. Sospettando che Fini non sia d’accordo, ad esempio, con la depenalizzazione di tutta una serie di reati (quelli riguardanti gli stupefacenti su tutti), quale potrebbe essere la soluzione proposta se non, semplicemente, quella dell’aumento del finanziamento alla giustizia (questo è quello che si capisce dalle sue ultime dichiarazioni)?

Ci sono e ci sono state già alcuni disegni di legge costituzionale a questo riguardo, provenienti soprattutto da radicali e da ex forzisti. L’idea è, grosso modo, che il parlamento oppure il ministro della giustizia possano dare a scadenze regolari linee generali di politica giudiziaria che ogni procura sarebbe poi costretta a seguire e declinare. Non si guadagnerebbe forse nulla dal punto di vista del numero di crimini perseguiti e realmente puniti, ma sicuramente si avrebbero vantaggi rispetto a:
– diminuzione della discrezionalità delle procure;
– controllo democratico della politica giudiziaria;
– certezza della pena;
– velocità dei processi;
– rispetto di alcuni dei diritti e degli imputati, e delle vittime.

Si potrebbe magari sottoporre la decisione delle linee generali di politica giudiziaria al parlamento, a intervalli di alcuni anni (due, o tre), e obbligatoriamente a maggioranza assoluta se non anche qualificata. Il fatto è che il rispetto di decisioni politiche da parte della magistratura inquirente non è in sé un attacco all’indipendenza del potere giudiziario, e io penso che in questo dovremmo guardare alla Francia, non tanto perché pensi che sia il miglior sistema giudiziario tra i paesi civilizzati (in realtà, non ho idea di quale sia il migliore), ma semplicemente perché è quello dalla cultura giuridica più affine a quella italiana. D’altro canto, le istituzioni dovrebbero essere modellate anche dalle tradizioni, dalla storia, dalle inclinazioni di un popolo, e prevedere un pm sottoposto al governo come nel ventennio fascista è semplicemente inattuabile, improponibile e forse anche pericoloso in Italia. Ma da qui ad ostinarsi a difendere pervicacemente un principio che a) è inattuabile, e b) ostacola il rispetto di altri, differenti ma altrettanto importanti principi, ce ne corre assai.

Detta in modo brutale: dopo aver passato mesi a criticare giustamente ed in maniera sacrosanta la vita partitica e democratica del PdL (e credo che nel PdL molti debbano ammettere che non aveva tutti i torti), ora si accredita veramente come uno che non solo si pone come alternativa a Berlusconi, ma anche ad una certa idea di destra veramente liberale, moderna, democratica. A quel punto – again – meglio l’originale.

One thought on “Fini e l’obbligatorietà dell’azione penale

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