Quei salti tra i banchi di Montecitorio

By | 10th December 2010

Il movimento di responsabilità nazionaleSappiamo tutti che in queste ore tiene banco il fiduciometro, cioè il tentativo di capire quanti e quali deputati voteranno a favore o contro la mozione di sfiducia presentata dai finiani, Udc e compagnia bella nei confronti del governo. La polemica di ieri e di oggi è tutta incentrata sulla presunta “compravendita” di deputati da parte della maggioranza, sulla denuncia (politica) di “calciomercato” da parte di Gianfranco Fini, e su quella (alla magistratura) di Antonio Di Pietro (oltre che al fascicolo che la procura di Roma aveva già aperto d’ufficio contro ignoti e senza alcuna fattispecie di reato).

L’argomento usato – e forse abusato – contro questa accusa è il seguente: perché ogni passaggio da sinistra a destra è visto come figlio di chissà quale mercimonio, mentre il contrario è trattato – dai media e dagli avversari politici del PdL – come un legittimo e ragionato cambio di opinione? Prescindendo dal fatto che lo stesso ragionamento potrebbe essere fatto anche per quel che riguarda le accuse di tradimento che da destra partono verso FLI, questo effettivamente è un buon argomento, almeno in linea di principio. Peccato che non sia da questo fatto che partano le accuse di “acquisto” di voti parlamentari, ma da altri.

In primo luogo, ci sono da ricordare le vecchie dichiariazioni dell’onorevole Antonio Razzi: a settembre, subito dopo la scissione nel PdL, il governo tentava di avere una maggioranza tale da essere autosufficiente nei confronti dei finiani. Razzi in un’intervista a Repubblica parlò di contatti col partito di maggioranza relativa, di promesse di rielezione sicura (e ci sta) più quella che riguardava un’offerta di pagamento di un mutuo appena acceso per l’acquisto di una casa a Pescara. Razzi spiegò il suo rifiuto dicendo «Ho una sola faccia. Come potrei farmi vedere in giro domani?». Probabilmente ora, dopo il suo passaggio dall’Idv per diventare il settimo deputato di Noi Sud, avrà trovato un’altra faccia da mostrare. Ieri, comunque, in conferenza stampa ha dichiarato che quella era una battuta.

Secondo punto: Massimo Calearo, ex Pd ed ex Api ora indipendente non insensibile alle esigenze della maggioranza (è in odore di voto contrario alla sfiducia, pur avendo dichiarato la sua attuale volontà di astenersi), intervistato dal Riformista è stato molto preciso riguardo al prezzo del cambio di casacca a favore del centrodestra: «Dai 350mila al mezzo milione di euro», più tutta una serie di altri particolari ed aneddoti (sui messaggi dei parlamentari Pd, su chi ha il mutuo da pagare eccetera).

Dulcis in fundo, c’è il deputato Domenico Scilipoti, ex Idv ora nello strano gruppetto di Calearo, che ha sette immobili pignorati, tra cui la propria abitazione, e debiti per duecentomila euro. Ed è sempre il deputato Scilipoti che, pur formalmente propenso a votare la sfiducia, è in forte odore di salto a destra con tanto di fiducia al governo Berlusconi.

Tralasciando al momento la storia delle consulenze da centomila euro tirata fuori da Repubblica e quella della promessa fatta alla Svp sul parco dello Stelvio (poi negata), i tre casi qui sopra legittimano a pensare molto male dei movimenti parlamentari degli ultimi tempi. Non sto parlando di eventuali risvolti penali, ma di quelli prettamente politici, e non voglio fare il moralista perché sappiamo tutti da chi è composto il parlamento e come sono state fatte le liste. Come si può rispondere, però, semplicemente “nun ce vonno sta” di fronte a questi indizi che avvalorano sempre più la tesi che, effettivamente, più che il cuore o il cervello, a cambiare i numeri in parlamento siano solo le esigenze del portafoglio di certi anonimi personaggi? E’ questa la nuova moralità portata in politica dal PdL e dal suo leader?

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