Due anni fa: lo spettacolo desolante di uno stato etico

Berlusconi al Family DayA volte le cose vanno così: due anni prima ti ritrovi a pontificare sulle possibilità ricreative di una donna in stata vegetativo permanente, e due anni dopo ti ritrovi ad innalzare lo scudo della privacy per difendere il proprio stile di vita e, soprattutto, alcuni eventi ritenuti da alcuni pubblici ministeri ipotesi di reato. Questo è quello che è capitato a Silvio Berlusconi, che due anni fa mise in moto la macchina governativa dei decreti legge, e poi quella parlamentare di una maggioranza all’epoca schiacciante, e iniziò a pontificare non solo sulla possibile gravidanza di Eluana Englaro, ma anche su quali fossero le cure mediche a lei adatte; oggi, invece, di fronte alle accuse di prostituzione minorile e di concussione, c’è la difesa del domicilio privato e del fatto che ognuno a casa propria fa quello che gli pare. Il letto di morte di una ragazza attaccata ad una macchina è affare politico e pubblico, le ipotesi di reato e le discutibili frequentazioni di un primo ministro no: questo è solo un esempio di quella contraddizione che il PdL e il centrodestra in generale covano in sé ormai da anni, senza riuscire a risolverla. Da un lato si invoca sempre la necessità di comprendere i fatti personali e di tutelare il garantismo dovuto sì a tutti, ma evocato solo quando la giustizia tocca ministri e parlamentari, o quando c’è bisogno di cambiare l’agenda della politica e dell’informazione, dietro l’invocazione del liberalismo e della tutela dell’individuo; dall’altro lato c’è una pratica di governo e di legislazione quotidiana che si occupa solo di stabilire principi predeterminati che con la libera pratica dell’individuo hanno poco a che fare: si pensi non solo alle tematiche di fine vita, ma anche alla ricerca scientifica (staminali), al fisco (inversione dell’onere della prova del cittadino nei confronti dell’Agenzia delle entrate, pagamento della cartella esattoriale prima della fine del contenzioso), dalle riforme istituzionali (riforma federale che federale non è, ma è solo una ridefinizione tutta centralista e statalista dei criteri di ripartizione della spesa locale), all’economia (rafforzamento di alcuni ordini e corporazioni, come avvocati e tassisti)*.

Tutto quello che è avvenuto due anni fa è stato frutto di un’analisi giudiziaria, durata anni, della volontà di un individuo di non voler vivere in certe condizioni perché per questo individuo (e solo per questo individuo, ecco ciò che conta) era assolutamente non dignitoso per sé (e solo per sé); si è svolto non solo nel rispetto della legge, ma anche della volontà della persona maggiormente coinvolta da quella sospensione di cure mediche, cioè Eluana Englaro. Perché opporsi a questo? Chi viene ferito da una decisione di questo tipo?

Nessuno, viene solo soddisfatto uno stile di vita individuale che non coinvolge quello altrui, e il rispetto delle norme vigenti; o meglio, viene ferito solo chi pensa che la propria concezione della vita (che questa derivi da una religione, da una morale o da una botta in testa, poco o nulla importa in questo discorso) sia quella giusta e che quindi valga per tutti.

Viene ferito chi pensa – con tutti i ritrovati della scienza e della tecnica oggi a nostra disposizione – che la fine della propria vita vada gestita così e non cosà, e vada al diamine la libera ricerca della felicità (nel rispetto degli altri, ovviamente) che ognuno persegue, anche in punto di morte.

Viene ferito chi, poi, su tutto quello che accade prima della morte, in particolare in una certa villa brianzola e in una certa questura lombarda, è pronto a qualunque giustificazione e distinguo invocando la privacy e le libere scelte di vita di chiunque.

Viene ferito, quindi, uno stato etico, che come quasi sempre nella storia non è altro che la maschera degli abusi di potere; viene ferito, dunque, un moralismo che nasconde la mancanza di qualsiasi morale.

* Aggiornamento: ho scritto questo post prima dell’ultima puntata di Ballarò, che ha mostrato l’esempio eclatante del corporativismo illiberale del governo, cioè il ministro Sacconi, soprattutto nel suo intervento successivo ad un servizio sullo stato delle liberalizzazioni messo in onda nella seconda parte della trasmissione. Andatevelo a vedere, e ascoltatelo: troverete cose tipo «la parafarmacia è una cosa strana» e tutto il corporativismo di corollario.

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