Fallimenti reali e fallimenti potenziali

Negli ultimi tre giorni, ho passato del tempo ad ascoltare alcuni interventi che si sono svolti durante l’assemblea costituente di Futuro e Libertà: quello di Fini, quelli di Della Vedova, di Falasca, e, infine, di Baldassarri. Quest’ultimo, sostanzialmente, mi fa risparmiare un bel po’ di tempo perché riassume molto bene quello che intendevo scrivere, e cioè, che al di là delle beghe giudiziarie del presidente del Consiglio, questo governo è da tutti i punti di vista fallimentare perché fallimentare è la sua politica economica, quella firmata da Giulio Tremonti.

Non c’è alcun federalismo, né istituzionale né semplicemente fiscale, perché il federalismo non è altro che l’autonomia decisionale da parte degli enti locali, e cioè competenze esclusive e definite e conseguente totale indipendenza di imposizione e di spesa. Il governo, invece, non ha fatto altro che presentare un nuovo piano di ripartizione della spesa locale decisa comunque a livello centrale, e in parlamento anche quella buona idea che era la ridefinizione della spesa basata sui costi standard è tornata ad essere – per quel che riguarda il federalismo municipale – nuovamente collegata alla spesa storica così com’è ora, con l’introduzione di nuovi balzelli e, sostanzialmente, con un gattopardismo finanziario che non cambia nulla, se non addirittura peggiora.

Le tasse non diminuiscono, anzi aumentano leggermente, e i timori che non si faccia la fine di Grecia e Irlanda (e Portogallo e Spagna) non sono ancora fugati. Come è successo negli ultimi 20 anni, il tasso di crescita del Pil è meno della metà di quello degli altri principali paesi europei. Basterebbe questo per bocciare il governo di Silvio Berlusconi, e anche per bocciare quello futuro ed ipotizzato, di grande coalizione, probabilmente guidato da Giulio Tremonti, perché è lui che fa la politica economica mentre il premier è occupato in conferenze stampa, registrazione di videomessaggi in stile Al Qaeda, festini con le sue amiche e riunioni coi suoi avvocati.

Di fronte a tutto questo, c’è l’obiezione di un mio amico secondo cui, dopo tutto, meglio il Cav. che altri, poiché in questa guerra per bande che avvolge il paese l’unica banda che possiamo sceglierci è quella di Berlusconi, visto che è sottoposta al voto popolare, mentre la altre bande no. Su questo torno un’altra volta, così come sul fatto che in Futuro e Libertà, se è vero che almeno viene concessa cittadinanza ed ascolto ad alcune idee riformatrici, è pur vero che la pars construens della sua proposta politica ed economica è ancora tutta da vedere, e voglio proprio vedere come viene tirata fuori stando abbracciati con l’Udc.


4 Replies to “Fallimenti reali e fallimenti potenziali”

  1. Ottimo post, ottime domande. Sui contenuti è vero ciò che dici: la storia della legittimazione popolare non funziona però, se un governo governa male, si può invocare il popolo anche per destituirlo. E’ molto contraddittorio da parte di Berlusconi e dei suoi seguaci dire: “il popolo ci ha dato un mandato” e poi rifiutare il ritorno alle urne, di fronte a questa grave situazione di stallo.

    A proposito di FLI, mi chiedo chi siano coloro che consigliano Fini, perché le decisioni prese sono realmente figlie di una cattivissima visione delle cose politiche.

    1) FLI è Fini, cioè si regge sulla visibilità di Fini. Fini da presidente della Camera non sposta voti, poteva spostarli nell’ambito del centrodestra, ma non nell’ambito dell’offerta politica trasversale cui aspira. Se si dimette può andare a Ballarò e Annozero al posto di Bocchino. L’effetto sarebbe devastante. Mi sembra assolutamente strano che non ci arrivi a capirlo.

    2) FLI non ha una linea politica chiara, perché il leader è invisibile e non la incarna. Della Vedova, Granata, Bocchino e Baldassarri dicono quasi sempre cose sensate, ciascuno nel proprio campo, ma sono dei personaggi di secondo piano. La linea qual è? Battere Berlusconi? Togliergli l’elettorato? Proporsi come alleato della sinistra nel dopo elezioni? Mettiamo che siano questi i 3 tipi di percorsi alternativi.

    a) Se devi battere Berlusconi puoi allearti anche prima con Vendola. Oramai tutti i sondaggi dicono che non ci sarebbe vittoria di Berlusconi, se non risicata, nemmeno di fronte alla sinistra unita, ma il punto è che andando con la sinistra Fini radicalizza lo scontro e favorisce Berlusconi.

    b) Togliere voti a Berlusconi? Avrebbe dovuto fare competizione nell’alveo dell’area di centrodestra. Non allearsi con Casini (che gli toglie spazio e visibilità), rimanere alla Camera, nominare rappresentanti di FLI personaggi più morbidi e dare appoggio esterno al Governo, presentandosi come unica soluzione plausibile. Ma ha scelto l’anti-berlusconismo come tema di superamento di un’epoca. Concordo sulla scelta, ma non sui mezzi per avviare il superamento.

    c)Proporsi come alleato della sinistra in una grande coalizione costituente. Con i numeri attuali è l’ipotesi più verosimile, ma dovranno spiegarla e avere sufficienti motivazioni per fare un governo di 2 anni, in una situazione economica difficile.

    Il resto è tirare a campare in vista di non si sa bene cosa. Intanto anche Fini invecchia e il paese collassa.

  2. Devo una risposta, anche di fronte allo smottamento interno a FLI di questi ultimi giorni. Faccio un discorso breve e generale.

    Io penso che innanzitutto FLI debba essere chiaro in termini di proposta politica: se in economia ci si affida ai due o tre liberali interni al partito, o se si riparte col mantra prodiano dell’aumento della tassazione delle rendite; se il debito pubblico deve solo essere tagliato, oppure se non si debbano colpire duramente i centri di spesa pubblica; se il problema della giustizia sia la legislazione “difensiva” di Berlusconi, o se comunque si tenga il punto sulla proposta politica (a parole) della vecchia CdL, in tema di divisione delle carriere, azione penale e così via, oppure, ancora, se si pensa che il problema della giustizia italiana sia solo di sottofinanziamento; se in parlamento ci si stacca dal corporativismo del PdL e dalle liberalizzazioni spizzichi e bocconi del Pd, oppure se si pensi che in realtà il problema, anche nell’economia italiana, sia di soldi pubblici da riallocare; e mi fermo qui.

    In secondo luogo penso che FLI, in apparenza e di fatto, negli ultimi mesi si sia spostato molto, troppo, a sinistra, per quel che riguarda collocazione politico-culturale ed alleanze; il TTB (tutto tranne Berlusconi) durerebbe l’arco di mezza legislatura, ammesso che funzionasse, mentre mettere in piedi un centrodestra a-berlusconiano (e non anti) non farebbe altro che creare le strutture e le strategie per il dopo che inevitabilmente, per mano del tribunale di Milano, dell’elettorato o di madre natura, prima o poi arriverà.

    Questi sono i due nodi che il FLI non ha sciolto, o forse ha sciolto in maniera sbagliata, scordandosi del fascino ammaliatore che il Cav. ha verso molti, compresi quelli che pochi mesi fa ne elencavano le ragioni dell’inadeguatezza del suo governare, e che oggi sono tornati all’ovile.

    Hai voglia a dire che vuoi fare il PdL senza berlusconismo, se poi un giorno sì e l’altro pure fai capire di volerti mettere con la sinistra e non spieghi le ragioni politiche del dissenso con Berlusconi (come invece si era fatto nei primi mesi, e infatti FLI stava avendo successo).

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