Qual è la vera Lotus?

By | 27th March 2011

LotusC’è una cosa su cui mi sono scervellato l’anno scorso, e su cui mi sto ancora scervellando quest’anno, a campionato mondiale di Formula 1 appena iniziato (e forse già finito, se il tedeschino perde il vizio di andare a sbattere): qual è la vera Lotus? Mi sono aiutato con questo articolo e i suoi commenti, e con le voci relative su Wikipedia (Lotus Cars, Team Lotus e Lotus Racing), più ovviamente altre cose che mi sono capitate sotto gli occhi col tempo e che non sto qui a riportare. La faccenda l’ho ricostruita a grandi linee così.

Colin Chapman, fondatore e proprietario della Lotus, morto nel 1982, aveva diviso in due parti la sua creatura: da un lato c’era la Lotus Cars, che si occupava della produzione delle automobili di serie, dall’altro lato c’era il Team Lotus, dedicato alla Formula 1 e alla costruzione di prototipi in generale.

Il Team Lotus ha corso fino alla fine del 1994, quando si è ritirato dalle competizioni di Formula 1, e alla fine di quell’anno il proprietario della squadra (cioè del marchio, del nome ecc., visto che la Lotus non correva più) divenne David Hunt, fratello del campione del mondo 1976 James Hunt e anche lui pilota automobilistico. Fermiamoci qui.

La Lotus Cars – che, ricordiamolo, era l’azienda che si dedicava alla produzione industriale – nel frattempo era passata in mano alla General Motors nel 1986, e poi all’imprenditore italiano Romano Artioli, già proprietario della Bugatti nel 1993. Nel 1996 la Lotus Cars passò infine all’attuale proprietà, cioè la casa automobilistica malese Proton.

Passiamo ora alla fine del 2009, quando un malese, Tony Fernandes, già dirigente di Virgin Records e Warner Music, e poi imprenditore di successo con la compagnia aerea Air Asia, mette in piedi la One Malaysia F1 Team assieme ad altri imprenditori connazionali e col sostegno del governo malese. E qui avviene la prima paraculata: Fernandes ottiene dalla Proton l’uso del nome Lotus collegato alla Lotus Cars – che non era la squadra di F1 ma la costruttrice di auto di serie, repetita iuvant – ma sostanzialmente cerca comunque, per motivi di immagine, pubblicitari o altro, di ricollegarsi idealmente alla storica Lotus, quella che correva fino al 1994. Il nome della squadra diviene Lotus Racing, la bandiera e la licenza sono comunque malesi, il colore della livrea è verde e gialla e non nero-oro come l’auto di Chapman, i piloti sono Jarno Trulli proveniente dalla ritirata Toyota e Heikki Kovalainen dalla McLaren, il motore è Cosworth. Il bottino finale è di zero punti, ma grazie ai piazzamenti la Lotus Racing si classifica al decimo posto tra i costruttori, davanti all’Hispania e alla Virgin.

Finita la stagione 2010 la Proton scioglie il suo accordo con Fernandes sull’utilizzo del nome della Lotus Cars a causa di “evidenti e persistenti violazioni della licenza da parte del team”. Siamo a settembre, e sempre negli stessi giorni – sorpresa sorpresa – capita che Fernandes annunci l’acquisto del Team Lotus – quello originale, quello di David Hunt. Il problema di utilizzare il nome Lotus inizia anche a porsi nelle categorie minori, visto che sia Fernandes sia la Proton stanno iniziando ad impegnarsi, ad esempio, in GP2, GP3 e Formula Renault. Aggiungiamo a questo il fatto che la Proton entra in Formula 1 nel team Renault (la ditta francese resta solo a fornire licenza e motori della nuova Lotus-Renault, color nero e oroe licenza britannica nuova di zecca), e si capisce come la cosa finisca in tribunale. I punti sono questi: la disputa in tribunale non è sul nome ma sulla legittimità o meno da parte della Proton di interrompere in anticipo il proprio accordo con Fernandes; questo significa che se il tribunale dà torto a Fernandes, e cioè se la nuova Lotus-Renault della Proton viene ritenuta il legittimo titolare di licenza e nome “Lotus Cars”, e quindi legittimo erede sportivo della Lotus Racing del 2010 (quella motorizzata Cosworth di Jarno Trulli, per intenderci), allora la Proton potrebbe forse avere diritto, al posto di Fernandes, ai 36 milioni di dollari spettanti al team decimo classificato nel 2010. Arrivando al marzo 2011, mentre la causa va avanti a Londra, ne parte un’altra tra Fernandes e David Hunt: l’inglese denuncia il mancato rispetto degli accordi (cioè dei pagamenti) per la cessione del Team Lotus.

La mia opinione è che se Fernandes e Hunt si mettono d’accordo, la vera Lotus risulterebbe l’auto gialloverde Lotus Racing (quella di Trulli), ma solo quella di quest’anno, mentre quella dell’anno scorso no, laddove la Lotus-Renault – pur vestendo giallo-oro e sventolando la Union Jack – sarebbe erede illegittima della vera Lotus, ma forse titolare di quei milioni di dollari di cui sopra. Se ho capito male, ditemelo. Io nel frattempo tifo Ferrari.

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