Il colore dei professori

By | 16th April 2011

Premetto che io sono decisamente favorevole ad un sistema scolastico diverso da quello attuale, un sistema in cui esista una pluralità di progetti formativi, e non un’omogeneità dettata dalla preponderanza della scuola pubblica e dei programmi ministeriali. Preferirei un sistema in cui anche gli istituti privati abbiano la loro parte, a cui genitori ed allievi si possano rivolgere non per ottenere il famoso pezzo di carta da diplomificio, ma per via di una scelta formativa consapevole, nell’ambito di un sistema di concorrenza tra scuole che porti al miglioramento complessivo del sistema educativo in genere e ad una migliore ripartizione delle risorse.

Detto questo, quello che voglio dire è che il problema che ancora oggi Berlusconi ha sollevato (quello dei cosidetti “professori di sinistra”), io, per esperienza personale, non lo vedo così rilevante. Lascio da parte le elementari e le medie perché la memoria lì potrebbe ingannarmi (ma ricordo la mia maestra di italiano e religione del quinquennio elementare che era molto cattolica e tendenzialmente “conservatrice" – oltre a essere un’ottima insegnante, sicuramente una delle migliori che io abbia incontrato in tutta la mia carriera scolastica; ricordo inoltre la professoressa di matematica e scienze di terza media dalle tendenze decisamente progressiste, o almeno mi è rimasta questa impressione, comunque maturata col senno di poi). Per quel che riguarda le scuole superiori, faccio un elenco dei profili di alcuni insegnanti, che col tempo sono riuscito a ricostruire:
– ho avuto quattro docenti di italiano in cinque anni: per due anni una lettrice di Repubblica, per un paio di mesi un giovane insegnante di cui ricordo poco, poi due anni un altro giovane docente decisamente di sinistra (che tra l’altro una volta mi apostrofò scherzosamente come “fascista”, io non compresi l’ironia e me la presi un po’), di quelli che ti portano a vedere film tipo questo; infine, l’ultimo anno, una professoressa che veniva in classe con L’Unità e Micromega (e ricordo alcune lezioni che non mi piacquero tanto su D’Annunzio e sul futurismo, come se arte e letteratura si dovessero sempre affrontare con spirito politico);
– un professore di latino e greco, lettore di Panorama, che definirei “moderato” nella sua visione del mondo, e che però – ricordo – una volta ironizzò sulle tendenze “rivoluzionarie” di alcuni suoi colleghi;
– una professoressa di storia e filosofia consigliere comunale dei Ds (ricordo che tornò dal congresso 2001 di Pesaro con la cartella del partito, che usò per qualche settimana), oggi iscritta a SEL (e tra l’altro, mi capita di incontrarla ogni tanto d’estate al mare, e di questo ho sempre molto piacere);
– un professore di diritto ed economia (sì, facevo anche diritto ed economia) che in una delle prime lezioni si identificò chiaramente come persona di destra, e che una volta si candidò in una lista Udc per le elezioni comunali;
– per tre anni ho avuto un insegnante (per un anno di storia in lingua inglese, per due anni di geografia in lingua francese, vedi sopra perché) rigidissimo, cattolicissimo, conservatorissimo, direi anche troppo, quasi da causare repulsione – pur essendo per altri aspetti un ottimo e preparatissimo insegnante;
– professore di inglese nel biennio palesemente antiberlusconiano;
– professoressa di inglese per altri due anni; elettrice di Berlusconi;
– lettrice di lingua inglese per un anno, statunitense elettrice democratica (anche se in un suo colloquio con una collega, alle elezioni Bush-Gore, disse che era molto indecisa su chi scegliere – inciso: notare la possibilità che hanno da tempo gli americani di votare dall’estero, mentre noi abbiamo da pochissimo la buffonata dell’AIRE e delle circoscrizioni estero);
– lettrice di lingua inglese per tre anni, canadese, ce l’aveva con Berlusconi (l’unica cosa su cui si trovò d’accordo, per una volta, fu sull’iniziale decisione di non ospitare in Italia i terroristi palestinesi dell’assedio della Natività);
– lettrice di lingua francese, per cinque anni, moglie di esponente locale di Forza Italia e che, in occasione di elezioni francesi, disse che avrebbe votato Chirac al primo turno;
– insegnante di geografia, per un anno, superecologista elettrice dei Verdi dichiarata;
– insegnante di religione per tre anni, elettrice dichiarata di Forza Italia, con marito impegnato nel partito.

Scusate la noia dell’elenco, ma serve solo a mostrare la pluralità di approcci, insegnamenti, modelli che ho incontrato nella mia vita e che sì, forse qualche libro di testo farà anche girare le scatole ogni tanto, ma nella scuola che ho frequentato io questo conformismo non c’era. Soprattutto il conformismo non c’è quando si ha il coraggio delle proprie idee, e l’ulteriore coraggio di discuterne e di essere pronti ad accogliere le obiezioni. E poi la cosa della difesa dalla famiglia da parte di un bi-divorziato circondato da donne, beh, lasciamola stare…

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