No ai referendum sull’acqua

By | 1st June 2011

Acqua libera tuttiSe c’è una cosa che da qui, a duemila km di distanza, mi fa rendere un minimo conto del significato delle parole “propaganda” e “diinformazione” è – scusate la banalità – vedere la mia pagina di Facebook invasa una sequela di inviti a votare Sì al referendum contro la paventatissima privatizzazione dell’acqua. A quel punto, a leggere la parola “privatizzazione” scatta in me una sorta di istinto sgarbiano: capre, capre, capre.

Il fatto è che il legge n. 133 del 6 agosto 2008 e le sue successive modificazioni, oggetto di uno dei quattro quesiti referendari della consultazione del 12 e 13 giugno, non privatizza proprio un bel niente: le risorse e le infrastrutture idriche rimangono di proprietà dello stato e nessuno si immagina o si impegna a toccare questo punto. Senza referendum, con il referendum, che vinca il Sì, che vinca il No oppure non si raggiunga nemmeno il quorum, in qualsiasi scenario insomma l’acqua è e resterà di proprietà pubblica. In realtà, il quesito numero 1 chiede di cancellare le nuova modalità di affidamento della gestione del servizio idrico, cioè il ricorso a gare ad evidenza pubblica, aperte ad aziende sia pubbliche, sia private.

Il quesito numero 2, invece, chiede di abrogare la parte della norma del 2006 che ritiene «l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito» uno dei parametri da seguire per determinare la tariffa (gli altri, non toccati dal referendum, tengono conto della «qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell’Autorità d’ambito»). Rispondendo sì a questo quesito, le spese di mantenimento ed adeguamento delle infrastrutture esistenti, e di costruzione delle nuove, rischiano di essere di nuovo a totale carico della fiscalità generale o del debito pubblico. Semplificando rozzamente: indipendentemente dal fatto che voi siate parsimoniosi utilizzatori d’acqua, i soldi delle vostre tasse finiranno ad essere usati nella stessa misura di quelli che l’acqua la scialacquano, o che, ancora peggio, hanno piscine e dieci bagni in villa – nel miglior scenario, questo. Nel peggiore, benché il sistema da pochi anni in vigore abbia comunque le sue pecche indiscutibili, si tornerà al vecchio sistema, quello che ha permesso che le infrastrutture idriche continuino sempre più a perdere acqua come capita ormai da anni. E cos’abbia lo spreco d’acqua di così ecologico e di attento alla natura e ai bisogni di tutti, ancora non si sa.

Tornerò su questi temi nei prossimi giorni.

One thought on “No ai referendum sull’acqua

  1. Pingback: Referendum 2011: perché essere contro il secondo quesito sull’acqua « Corrado's blog

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