Referendum sull’acqua: dove li prendiamo i soldi per la rete?

By | 3rd June 2011

Acqua libera tuttiQuesto post è un collage di alcuni miei commenti a questo post qua. Ne approfitto inoltre per segnalare due interessanti articoli sui due quesiti sull’acqua.

Io penso che un buon modo per decidere sia vedere cosa capita se vince il Sì. La cosa che sicuramente non capita, in questa giungla di leggi, commi e sentenze, è l’addio al privato, visto che si farebbe riferimento alla legislazione generale sui servizi pubblici (e questo significa lo stesso gare ad evidenza pubblica aperte ai privati) e alla direttiva europea in materia. La legge oggetto del referendum prevede parametri diversi (ma non contrari, altrimenti non potrebbe esserci), e se non ho capito male anche certi criteri ben definiti, rispetto alla direttiva europea. Fatevi il confronto prima e dopo, e vedete cosa è meglio. Il privato c’è e resta, è da vedere come c’è e resta. Questo per quanto riguarda il primo quesito.

Per il secondo quesito, che è quello cardine, io vorrei solo chiedere: dove li volete prendere i soldi per gli investimenti necessari alla rete? E soprattutto: volete vederli ben scritti in bolletta, oppure ficcati nell’enorme calderone della vecchia cara fiscalità generale, dove nessuno è responsabile di niente, né proprietari, né gestori né consumatori? Io la vedo così: noi dobbiamo considerare che la rete idrica italiana è da ampliare e ristrutturare, visto che perde molta acqua (e cosa ci sia di ecologico nello spreco d’acqua, onestamente mi sfugge) e che alcune zone d’Italia soffrono di problemi gravi di fornitura, nel senso che in alcuni periodi dell’anno non hanno acqua. Più in generale, voglio capire dove andiamo a prendere i soldi (soprattutto in un periodo di ristrettezza finanziaria come quello in cui viviamo e quello che ci aspetta): o aumentiamo l’efficienza, e soprattutto facciamo entrare nuovi capitali nella gestione e si trova il modo di coprire eventualmente prestiti e finanziamenti anche a favore di enti pubblici, oppure restituiamo tutto alla cara, vecchia fiscalità generale – fiscalità che finora ha coperto gli sprechi di chi non si cura di chiudere bene i rubinetti e di lasciar correre l’acqua, per non parlare di proprietari di piscine e vari, che non ha affatto premiato chi fa un uso responsabile dell’acqua, e che soprattutto non è riuscita ad occuparsi della ristrutturazione ed ampliamento delle reti idriche e degli acquedotti, coprendone anzi i costi per le inefficienze e per le perdite.

4 thoughts on “Referendum sull’acqua: dove li prendiamo i soldi per la rete?

  1. Antonio (huckleberry)

    Ci sono millemila modi da parte del pubblico per investire sul riammodernamento della rete idrica, uno su tutti, l’uso dei fondi europei. Ma quello che non si vuol fare in Italia è progettare, fare un piano nazionale che dica la situazione è questa ed io voglio migliorarla in questo modo (requisito essenziale per avere fondi)… altro punto non è accettabile commisurare il rientro economico in base all’investimento fatto, questo porta il gestore ad invogliare a consumare acqua!

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    1. Corrado

      Io mi limito a far notare che il rientro economico è necessario anche ad un’azienda pubblica: per fare investimenti di ammodernamento e ristrutturazione bisogna, ad esempio, prendere prestiti, e senza rientro il modo di trovare i soldi per pagare gli interessi è un mistero.

      Ah, già, ovviamente c’è la fiscalità generale, dove nessuno è responsabile – ripeto – né dei propri consumi, né della propria gestione della rete.

      Tra l’altro, per quel che riguarda il privato, la remunerazione sarebbe legata all’investimento, oltre che ai costi di gestione. Ma il punto è sempre quello: i soldi, dove li volete prendere?

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