Signor Alessio Rampini da Pavia, se passa da qui sappia che lei è un mito

By | 8th June 2011

Giulio TremontiMi prendo una pausa dai temi referendari sul servizio idrico. Segnalato su Twitter, mi sono ritrovato a leggere un post di Claudio Cerasa che mi era sfuggito e che cita un articolo di Marco Fortis sul Messaggero che ricordava come l’Italia, grazie alla politica economica di Giulio Tremonti, sia stato l’unico grande paese industrializzato a ridurre il debito pubblico: stando ai dati della Banca di Francia, dal 2009 al 2010 saremmo passati dal 120,2% al 119,3% debito/Pil. Bene direi, e meritorio. Il fatto è che non è questo risultato che si contesta a Tremonti, ma il modo in cui lo ha raggiunto, cioè oppressione fiscale e nessun intervento per la crescita. A questo punto, entra in scena il signor Rampini del titolo. E’ suo il primo commento pubblicato sul blog di Cerasa, e lo copio ed incollo (con maiuscole, trattini e tutto il resto, compreso il sentimento) qui sotto perché sintetizza incredibilmente qual è il vero problema della politica economica tremontiana:

BASTA, mi sono rotto le BALLE di questi ragionamenti. Stiamo scivolando in una stagnazione/crisi economica permanente ed il mantra è sempre "però abbiamo tenuto i conti a posto", ora mi avete rotto! – L’Agenzia delle entrate è un killer vergognoso e prepotente oltre misura – La burocrazia aumenta e non decresce – Gli aiuti alle imprese sono prosciugati e annullati – Le banche non finanziano più nulla – Liberalizzazioni e privatizzazioni non se ne parla – Tagli ai costi della politica men che meno Una riforma per i giovani, sui contratti di lavoro assurdi, sulle pensioni, sulla politica energetica, sulla semplificazione burocratica, sulle tasse, sulle imprese, sul futuro insomma NON ESISTE. Scusi lo sfogo. Alessio (piccolo imprenditore e padre di 3 figli).

Mito, punto.

One thought on “Signor Alessio Rampini da Pavia, se passa da qui sappia che lei è un mito

  1. Marco

    Ha ragione.Vogliamo politici che pensino al futuro, non a farci annaspare in un presente sfiancante e soprattutto in balia del “caso” (o è la loro incompetenza gestionale?) e che non si nascondano dietro slogan sul tono “Stringete i denti, la vita è dura e dovete essere all’altezza…delle nostre pretese”, scuse per imporre condizioni inaccettabili e sentirsi anche dire da qualcuno che sono concreti e moderni. Di questa modernità si fa volentieri a meno

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