La custodia cautelare di Papa e le critiche infondate ai radicali

Radicali ItalianiTra ieri e oggi ho letto alcune critiche al voto dei radicali in parlamento riguardo all’arresto di Alfonso Papa, chiesto come misura preventiva dalla magistratura. In particolare, ho letto le critiche di Filippo Facci, Christian Rocca, Pierluigi Battista e Dimitri Buffa, che – se è lecito semplificare – si riducono a due argomenti: le carte non mostrano l’inesistenza del fumus persecutionis, e inoltre il voto favorevole all’arresto è contraddittorio con le tradizionali battaglie di garantismo degli avvocati.

Il primo punto ha una sua qualche ragionevolezza: se viene ammesso che la misura cautelare è sproporzionata, non si prova il fumus persecutionis ma non si elimina la possibilità che ci sia; però, che  l’attività persecutoria sia di carattere politico, cioè collegata alla particolare funzione da parlamentare e all’appartenenza partitica di Papa è tutto da dimostrare. Ripeto: ammesso che la misura sia sproporzionata.

Il secondo punto, invece, è tutto sballato. Mettiamo da parte per un attimo la comica presa di posizione di Rocca sull’inesistenza dei presupposti per la custodia cautelare di Papa, di cui, afferma, nulla sa e nulla gli interessa (e come fa, quindi, a giudicare del provvedimento giudiziario?). Il punto è che il voto del parlamento deve essere solo sulla persecuzione politica del parlamentare coinvolto, non nel merito delle decisioni del giudice. Che queste decisioni siano sbagliate, o che siano la giusta e logica conseguenza di leggi sbagliate, è un discorso a parte. Il punto è che i radicali hanno fatto tante delle loro battaglie per il rispetto della legge, che è il presupposto necessario del rispetto dei diritti individuali, civili, politici.

Faccio degli esempi, rimanendo agli ultimi dieci anni. Quando Pannella faceva lo sciopero della fame per ripristinare il plenum del parlamento due legislature fa, lo faceva perché la lettera della Costituzione prevede 630 deputati, non uno di più, non uno di meno. Quando faceva la sua battaglia per la grazia a Sofri o a Bompressi,  non lo faceva (come invece accadeva, ad esempio, dalle parti del Foglio) per lo specchiato comportamento dei due detenuti, per simpatia personale o per via della propria opinione sulle sentenze dell’omicidio Calabresi, ma perché il potere di grazia nella lettera e nello spirito della costituzione è un potere presidenziale: il capo dello Stato – per usare una formula pannelliana – può, e se vuole, deve dare la grazia. Com’è finita, lo sappiamo: una sentenza della Corte Costituzionale del maggio 2006 ha dato ragione all’interpretazione per cui la grazia è frutto della liberà volontà presidenziale, e il Guardasigilli ha il dovere di collaborare nel procedimento e nella chiusura dell’istruttoria. Quando, oggi, ci si batte per un’amnistia, non lo si fa solo per un buon spirito umanitario nei confronti dei detenuti, ma, anzi, soprattutto per il rispetto della stesse prescrizioni che legge italiana (oltre alla normativa europea e internazionale sui diritti umani) che le carceri italiane violano costantemente ogni secondo da ormai molti anni.

Lo stesso discorso vale per il caso Papa: si spingono quasi ossessivamente individui ed istituzioni ad osservare il proprio dovere dettato delle leggi e allo stesso tempo, laddove le leggi siano ingiuste, ci si batte per cambiarle. No sotterfugi, no doppie misure, no scorciatoie. E’ questo il senso per cui il voto radicale dell’altro giorno è pienamente coerente con la storia garantista del movimento.

One Reply to “La custodia cautelare di Papa e le critiche infondate ai radicali”

  1. I radicali hanno fatto il loro tempo. Dietro questo si all’arresto di Papa leggo la voglia matta della signorina Bonino di tenersi buoni quelli del PD, che l’hanno voluta vice presidente del senato ed, in tempi più recenti, candidata del centro sinistra alla presidenza della Regione Lazio. Un traffichetto degno delle peggiori consuetudini partitiche di questo paese, vittima dei papisti ma tutto sommato comodo. Arraffate, arraffate, signori radicali, siete come tutti gli altri. Se possibile, ancora peggio.

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