La Tav e le procedure della democrazia rappresentativa

By | 4th March 2012

Traforo del FrejusDa qualche giorno pensavo di scrivere su quello che sta succedendo in Val di Susa, ma per impegni e pigrizia non l’ho fatto. Volevo scrivere senza addentrarmi in argomenti tecnici di carattere economico, sociale e ambientale, ma semplicemente mettendo nero su bianco alcune cose che riguardano il funzionamento di una democrazia rappresentativa – che, fino a prova contraria, è la forma di governo che ci siamo dati dalla fine della guerra ed è quella in cui viviamo, pur con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni. Ora, piuttosto, mi sento di segnalare questo post, che mi sembra interessante e che coglie il punto che volevo trattare.

A prescindere da alcuni toni polemici e da alcuni riferimenti a fatti del passato, lo condivido sostanzialmente in pieno: il tema di fondo è quello delle modalità con cui si prendono decisioni in un paese retto da istituzioni democraticamente elette come il nostro. Una volta che il parlamento composto da rappresentanti dai cittadini in quanto eletti dai cittadini stessi, in accordo con le decisioni prese da un altro paese democratico (la Francia) e da un’entità sovranazionale composta e guidata da paesi democratici (l’Unione Europea), col consenso di vari livelli di governo locale quali la regione, la provincia e numerosi comuni (anche se facendo una breve ricerca ho trovato fonti imprecise sulla quantità esatta), anche questi regolarmente e democraticamente eletti. E finora abbiamo parlato del se fare la Tav. Sulla consultazione delle comunità locali sia su quest’ultimo punto, sia sulle modalità di costruzione del progetto, i No Tav lamentano di essere stati ignoranti; a me sembra, però, che la consultazione sul territorio, nelle forme in cui ha avuto luogo, abbia invece avuto dei frutti, essendo il progetto originario stato modificato più volte e, in definitiva, ridotto. Questo per dire che anche l’aspetto dell’ascolto delle comunità locali – che è un fatto assolutamente ragionevole, nel metodo e nel merito – a me sembra sia stato rispettato. Che questo però significhi diritto di veto è tutt’altro discorso: tra Sì e No assoluti non c’è punto di mediazione.

il punto è che le procedure democratiche esistono sì per rispettare opinioni, per dare voce alle minoranze, ma anche per dare, a un certo punto, nel rispetto di certe garanzie, potere decisionale alle maggioranze – perché, in democrazia, sono le maggioranze che decidono. Ignorare questo aspetto significa spostare il potere decisionale in mano alle minoranze (come qualcuno pare ammettere di essere), cosa a che a me sembra assolutamente inaccettabile. Fino a che punto ci si può spingere nella protesta nei confronti di decisioni che hanno i crismi della regolarità democratica senza divenire prepotente minoranza che si fa forte del proprio rumore, della propria organizzazione e della propria violenza?

Tralascio di parlare dei giornalisti picchiati, che è robaccia che si commenta con poche parole: rossi fuori, neri dentro.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *