Una nota sulla proposta di riforma costituzionale ABC

By | 18th April 2012

L'Assemblea Costituente al lavoro a MontecitorioOggi nella Commissione Affari Costituzionali del Senato è stato approvato il testo base di quella che dovrà essere (se ci saranno tempo e volontà politica) la riforma costituzionale promossa da Alfano, Bersani e Casini.

Tra le varie cose (qui una guida ai contenuti scritta da Stefano Ceccanti) c’è il superamento del bicameralismo perfetto separando le funzioni e le competenze di Camera e Senato: in breve e a parte alcune eccezioni, la prima si occuperà di materie la cui competenza è statale mentre la seconda delle materie di legislazione concorrente ex art. 117 della Costituzione. Il testo però non separa i criteri di rappresentanza del Senato che, con tali funzioni, diventerebbe il punto di raccordo con le autonomie locali. Mi spiego con degli esempi.

Laddove esiste una camera alta di carattere federale i criteri di rappresentanza sono diversi da quelli del semplice suffragio universale, in cui ogni voto è uguale all’altro:
– in Austria e in Germania tutti i membri del Bundesrat sono scelti dai diversi parlamenti regionali;
– in Belgio e in Spagna una parte dei membri del Senato è scelta dalle comunità linguistiche nel primo caso, dalle comunità autonome (le nostre regioni) nel secondo caso;
– negli Stati Uniti, invece, i senatori sono sì eletti dai cittadini, ma ad ogni stato è assegnato lo stesso numero di senatori (due) a prescindere dalla propria popolazione o dalla propria dimensione territoriale.

Come capita, ad esempio, in Germania, un corollario di tale criterio “territoriale” di rappresentanza sarebbe quello di assegnare il potere di fiducia solo alla Camera, poiché il Senato potrebbe avere una maggioranza differente e perché si occuperebbe preminentemente di materie regionali e non nazionali, che sono quelle di cui maggiormente si interessa l’attività di governo.

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