E’ bene dirlo: #disperatimai

By | 28th April 2012

TristezzaUno dei vantaggi che dà l’insonnia è quello di potersi dedicare ad attività per le quali durante la giornata non si trova il tempo: riaprire quel libro interrotto a metà molti mesi fa, spulciare i profili altrui su Facebook, provare a cucinare schifezze ipocaloriche, oppure ascoltare podcast e repliche per radio.

Proprio grazie a quest’ultimo caso mi è capitato di ascoltare, durante i passati giorni e questo venerdì in particolare, alcune trasmissioni di Radio 24 dedicate all’iniziativa Disperati mai, ispirata da Oscar Giannino e Sebastiano Barisoni. Il direttore di Radio 24 Fabio Tamburini la spiega così:

La grande crisi sta cambiando la vita di tutti noi. E non è ancora finita. Sono destinate a cambiare abitudini consolidate, il modo di vivere la vita di ogni giorno e di fare impresa. Sono cambiamenti sempre difficili, a volte traumatici che, in molti casi, costringono a fronteggiare momenti drammatici, a fare scelte che lasciano il segno. A volte le difficoltà da affrontare portano alla disperazione per la paura di non farcela, di non essere all’altezza della situazione. La catena dei suicidi è impressionante, un lungo bollettino di una guerra mai dichiarata ma in corso, di cui le istituzioni non sembrano accorgersi. A nessun livello.

Per questo Radio 24 ha deciso di scendere in campo contro la disperazione, ha deciso di non lasciarvi soli.

Il primo passo è dare voce agli imprenditori in difficoltà

Scriveteci le vostre storie all’indirizzo mail disperatimai@radio24.it, raccontateci le difficoltà con cui dovete fare i conti. Ne parleremo nei nostri programmi

Radio 24 è al vostro fianco, non vi lascia soli.

E’ un’iniziativa che esula – giustamente, a mio avviso – da considerazioni ragionevolissime e condivisibili riguardanti la situazione dell’impresa italiana in generali e le scelte prese dai titolari di singole aziende. Si inquadra, piuttosto, in una situazione che ha visto salire alla triste ribalta della cronaca nera numerosi casi di suicidi in Italia – col pensiero anche un po’ rivolto alle migliaia di suicidi che hanno avuto luogo in Grecia dall’inizio della crisi dell’eurozona. Lo sfogo, spesso, è terapeutico, e può davvero bloccare decisioni a cui non può essere messo riparo, e mi sembra questo lo spirito di questa iniziativa.

Invitare persone che vedono in pochi mesi svanire i frutti del duro lavoro di una vita può sembrare davvero facile – soprattutto se penso che io, invece, mi lamento di mille cose pur giocando a fare l’intellettuale interessato alla politica ed emigrato in Albione, senza la necessità di dover alzarmi la mattina per tirar su la serranda per portare a casa la pagnotta per me e i miei dipendenti. Fatto sta, però, che sentire la lettura di alcune di quelle lettere fa stringere il cuore e venire voglia di abbracciare forte i loro autori.

L’idea del suicidio è un’idea suggestiva in sé: è una soluzione definitiva ai problemi, e soprattutto chi lo affronta lo percepisce (ma non è detto che lo sia in realtà) come un male minore rispetto a quelli che si lascia alle spalle – cosa, che, tra l’altro, lo rende pure una scelta eticamente giustificata dal punto di vista soggettivo, ma spesso (seppur non sempre, bisogna ammetterlo) oggettivamente sbagliata da un punto di visto più lucido e più razionale delle opzioni in campo (quella lucidità e quella razionalità che, ahimè, spesso comprensibilmente mancano nelle persone che si trovano in stato di estrema preoccupazione per l’avvenire economico proprio, dei propri cari e dei propri collaboratori). E’ sbagliata, in altre parole, se si pensa che ci siano solo la vergogna del fallimento, lo stigma sociale e la fatica quotidiana delle difficoltà economiche da un lato, e la scomparsa da questa terra dall’altro. Non è così.

E’ vero, la crisi sarà lunga, ma mollare non è una scelta senza alternativa: ci si può sempre reinventare, ripartire a qualsiasi età, darsi da fare  – mi viene da pensare: come parlo facile io! – alzare la voce perché chi ci governa si renda più pienamente conto che bisogna fare di più e di meglio rispetto al pur sacrosanto rigore di bilancio e a quelle riforme (discutibili o no che siano) che, però, dovrebbero mostrare i loro effetti benefici solo nel medio-lungo periodo. Iniziare a rispettare i propri impegni, ad esempio, sarebbe un buon inizio: la fredda inesorabilità e l’ingorda esosità con cui lo Stato pretende una quantità abnorme del reddito di imprenditori e lavoratori mentre è lui stesso debitore nei confronti dei cittadini di ben 70 miliardi di euro.

Rimandare la decisione, parlare e parlarne, ragionevolmente sfogarsi, tenere in conto le cose buone e belle rimaste, ripartire come si è sempre fatto in tutte le crisi, piccole e grandi, individuali e collettive. Mi sono venute in mente queste parole – più che i ragionamenti politici e sociali che di solito mi vengono in mente – a sentire per radio le lettere e le telefonate in diretta di quelle persone.

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