Lo stragista e il tirannicida: sui morti di Newtown e sulla libertà di possedere armi

By | 15th December 2012

Ma se questi atti illegali hanno colpito la maggioranza del popolo, o il danno e l’oppressione hanno toccato solo alcuni, ma in cose tali che precedenti e conseguenze sembrano minacciare tutti; e se si è persuasi in coscienza che le proprie leggi e con esse i propri beni, la propria libertà e vita sono in pericolo, e così pure forse la propria religione, io non saprei come si possa impedire al popolo di resistere alla forza illegale che viene usata contro di esso. (Da John Locke, Secondo trattato sul governo, cap. XVIII – Della tirannide, 1689, trad. it. di Anna Gialluca)

L’esperienza mostra che l’umanità è disposta a soffrire, finché i mali sono tollerabili, più che a farsi giustizia abolendo le forme di governo a cui è avvezza; ma quando una lunga serie di abusi e di arbitrii, perseguendo invariabilmente lo stesso scopo, mostra un disegno volto a ridurla in uno stato di assoluto dispotismo è suo diritto, è suo dovere liberarsi di un simile governo e garantirsi in altro modo protezione per il futuro. (Dalla Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, 1776)

Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto. (Secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, 1791)

Costituzione degli Stati Uniti d'America

Molto probabilmente sbaglio nel fare questa previsione, ma non mi meraviglierei nei prossimi giorni di leggere dotte analisi che, tra le righe, si ritrovino a suggerire che la legge costituzionale alla base della libertà di commercio e possesso di armi negli Stati Uniti sia per qualche motivo dovuta a – o ispirata da – una larga massa di persone spinte dall’avido e sciocco desiderio di difendere il proprio pezzo di terra fucile in mano dal figlio del vicino di casa che per sbaglio lancia il pallone dall’altra parte dello steccato. Non è così, dirlo è assolutamente fuorviante, d’altra parte il pregiudizio nei confronti degli USA è pur sempre un sentimento forte in Italia ed in Europa. In realtà, il diritto costituzionale a possedere e portare armi è figlio dell’illuminismo e del suo razionalismo, cioé di quel movimento di pensiero che in Europa ha portato alla lotta alle monarchie assolute, ai diritti divini del sovrano, ai privilegi delle chiese e alle superstizioni. Il pensiero illuminista è uno dei principali, se non addirittura il principale, dispositivo di lettura della Dichiarazione d’indipendenza e della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Come scrive Tito Magri in una nota al testo nell’edizione italiana del Secondo trattato sul governo di John Locke pubblicata da Rizzoli (prima edizione 1998), s’è tradizionalmente creduto che il testo del filosofo inglese avesse largamente influenzato la Gloriosa Rivoluzione del 1688, poiché Locke redasse i due Trattati già un decennio prima (ma furono pubblicati, anonimi, solo nel 1689). Quello che è sicuro è la comunanza di principi ispiratori e di argomentazione sia del filosofo inglese sia del principale esito della Rivoluzione del 1688, cioè il Bill of Rights che, tra le altre cose, limitava le prerogative del sovrano riguardo alle libertà dei cittadini di portare armi. Nella redazione del secondo emendamento della Costituzione americana l’influenza dello stesso Bill of Rights fu notevole; aggiungiamo la chiara e dichiarata ispirazione illuministica dei padri fondatori degli Stati Uniti e l’evidente somiglianza di argomentazioni a favore della ribellione nel testo lockiano e nella Dichiarazione d’indipendenza, ed ecco che troviamo chiarezza nel quadro: la libertà di possedere armi è un principio illuministico e razionale ed un presidio fondamentale nella prevenzione e, nel caso, nella lotta a un governo tirannico – a prescindere dalla forma di governo in questione.

Per quel che riguarda la strage avvenuta in Connecticut, e la strage prima, e quella prima ancora, ci sono alcune cose da dire: il possesso e il commercio d’armi non sono in maniera ovvia la causa di tali stragi, poiché in altri paesi fino a poco tempo fa c’era larga disponibilità legale di armi da fuoco (Israele e Svizzera, ad esempio) ed il livello di violenza in generale e di frequenza di stragi in particolare non era assolutamente paragonabile. Inoltre, è altresì vero che da quando sono stati aboliti negli Stati Uniti i limiti al commercio alle assault weapons il tasso di crimini violenti è diminuito (non sto stabilendo né una correlazione né una qualche forma di causalità, ma noto solo una co-occorenza che smentisce quello della causalità più armi=più violenza e che conferma il fatto che le cose sono un po’ più complesse), mentre solo l’anno scorso nella pacifica e disarmata Norvegia abbiamo avuto i terribili omicidi di Utoya. Nel caso specifico, infine, pare che l’assassino non abbia comprato le armi, ma rubate alla madre (resta comunque il fatto che è facilissimo e comunissimo avere armi in casa). Perché, dunque, così tanti stragi negli USA? Sarà colpa della società, della cultura del paese, o altro? Non so dirlo e lascio ad altri questa risposta. Ripeto che le armi non sono la causa di tali episodi ma certamente regolarne in maniera restrittiva la vendita alzerebbe un ostacolo, darebbe maggiore difficoltà a qualsiasi fuori di testa con l’intenzione di sparare a raffica in una scuola o in un campus universitario. All’obiezione che comunque esisterebbe lo sbocco del mercato nero, farei notare che già esiste una criminalità organizzata che si occupa di armi non registrate o identificabili – è un problema che già esiste, quindi. Voglio lasciar perdere queste argomentazioni, però. Voglio tornare alla Dichiarazione del 1776 e alla Costituzione americana, al loro illuminismo e al loro ottimismo progressista.

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità (Dalla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, 1776)

Noi, il popolo degli Stati Uniti, al fine di perfezionare la nostra Unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all’interno, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale, salvaguardare per noi e per i nostri posteri il bene della libertà, poniamo in essere questa Costituzione quale ordinamento per gli Stati Uniti d’America. (Preambolo alla Costituzione degli Stati Uniti d’America)

Il diritto di resistenza armata porta al ritorno ad uno stato di natura, cioè di guerra, né più né meno di quanto faccia un governo dispotico. Come il libero commercio di armi e il loro libero possesso nella misura di centinaia di milioni e come, cioè, il presupposto del ritorno ad uno stato di guerra esattamente speculare a quello di un potere dispotico possano garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all’interno e tutelare i diritti inalienabili, è qualcosa che è tutto da dimostrare, di cui anzi, almeno intuitivamente, traspare l’indimostrabilità; forse, di fronte all’ennesima, triste strage, gli amici americani farebbero bene a iniziare a portare avanti qualche approfondita riflessione su questo tema.

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