Carlo Sibilia sull’articolo 94 della Costituzione

By | 8th March 2013

[Questo post è stato inizialmente pubblicato su Mondo Grillino, un blog dalla vita molto breve nato dopo le elezioni politiche del 2013]

Carlo Sibilia, deputato, in un commento su Facebook pochissimi giorni dopo le elezioni del 24-25 febbraio 2013 ha scritto che:

(…) per governare non c’è bisogno della fiducia di nessuna delle 2 camere. Art. 94 della costituzione. E’ semplice e così faremo.

(Immagine da UrbanPost.it)

(Immagine tratta da UrbanPost.it)

Non si trova il commento originale su Facebook, ma ne esistono diverse immagini e citazioni che il deputato non ha mai smentito. Anzi, si è sentito in dovere di interpretarlo.

Innanzitutto, vediamo cosa dice l’art. 94 della Costituzione:

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Il 2 marzo 2013 Sibilia sul sito +Economia si giustifica dicendo che si riferiva all’attività di governo (cioé a quanto riportato dal quarto comma) e non alla formazione del governo che deriva dal voto di fiducia.

Il 28 febbraio 2013, però, su UrbanPost.it già era apparsa un’intervista sul tema della fiducia alle camere e del commento citato su Facebook. In tale intervista Sibilia ribadisce invece l’errata intepretazione dell’articolo 94:

Per quanto riguarda la fiducia l’art. 94 parla chiaro: non è scritto da nessuna parte che il Governo debba dimettersi se non ottiene la fiducia di una o entrambe le camere.

Uno dei punti del programma del Movimento 5 stelle è il seguente: “insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico”.

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