Roberta Lombardi sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione

By | 26th March 2013

[Questo post è stato inizialmente pubblicato su Mondo Grillino, un blog dalla vita molto breve nato dopo le elezioni politiche del 2013]

Roberta Lombardi, deputata, capogruppo del Movimento 5 stelle alla Camera, il 25 marzo 2013 ha pubblicato un video di resoconto dell’attività parlamentare, in cui parla, tra le altre cose, del provvedimento per lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, facendo riferimento al seguente passaggio nella relazione del 21 marzo 2013 firmata dal presidente del Consiglio Mario Monti e dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli:

Nel valutare gli effetti sull’economia reale di un simile provvedimento si è tenuto conto che un parte dei pagamenti alle imprese confluirà immediatamente al settore creditizio, in quanto una quota del portafoglio crediti risulta già ceduto (pro solvendo o pro soluto) alle banche. Se da un lato questo aspetto diminuisce l’impatto diretto sul sistema economico, dall’altro contribuisce a ridurre le tensioni all’interno del sistema creditizio e quindi indirettamente si favorisce l’economia; si attende, infatti, una riduzione dei tassi di interesse alla clientela e un’attenuazione delle tensioni sull’offerta di credito.

La Lombardi commenta così questo passaggio:

Io sto prendendo come cittadino un impegno per 40 mld di debito pubblico, quota parte  – e non mi dici quanta! – andrà direttamente nelle tasche delle banche ancora una volta, e tu da questa generosa ennesima regalia ti aspetti che crei un circolo virtuoso per cui le banche da domani erogherranno prestiti e finanziamenti alla piccola e media impresa italiana. Ora, penso che l’esperienza di questi anni ci abbia un po’ resi – come dire? – cauti su quelli che sono gli effetti dei finanziamenti erogati con tanta liberalità alle banche e quali siano gli effetti poi nell’economia reale.

Questo il video della dichiarazione:

La Lombardi qui, in realtà, valuta in maniera errata il significato delle considerazioni di Monti e Grilli, poiché si tratta di un riferimento ai casi di cessione alle banche del credito vantato da molte imprese nei confronti della pubblica amministrazione (nota: la cessione del credito  è un istituto regolato principalmente dagli articoli 1260-1267 del Codice Civile). In altri termini: nel corso del tempo, alla ricerca di capitali e probabilmente in una situazione di sofferenza, un certo numero di imprese ha ceduto i propri crediti (attesi ma non ancora riscossi) nei confronti dello Stato alle banche, le quali hanno girato un importo corrispondente al credito alle imprese stesse (che a loro volta, ovviamente, si trovano pagare degli interessi al pagamento del dovuto da parte della pubblica amministrazione). Non è affatto, come la Lombardi ha inteso (e con lei anche Vito Crimi, capogruppo M5s al Senato) un pagamento, o una regalia nel linguaggio della deputata grillina, alle banche, bensì l’effetto che, a cascata, il pagamento alle imprese avrà sul sistema sia economico, sia finanziario: nel momento in cui l’ente debitore pagherà, ad esempio, dei lavori effettuati, la banca incasserà gli anticipi da essa già effettuati in precedenza all’impresa, gli interessi che nel frattempo saranno maturati, quindi verserà la differenza all’impresa creditrice. Non è quindi un pagamento discrezionale né una concessione agli istituti di credito, bensì il saldo di debiti che le aziende hanno maturato nei loro confronti o, in altri termini, di soldi che le imprese hanno già ricevuto al netto degli interessi. La Lombardi, quindi, o non ha capito, oppure ha fatto un discorso che implicitamente presuppone il mancato pagamento dei debiti delle imprese nei confronti delle banche, con tutto quello che ne consegue in termini legali.

A margine, c’è da aggiungere che se per assurdo questo denaro potesse essere in qualche modo essere dirottato dal legislatore solo alle imprese che non hanno ceduto credito alle banche, ciò avrebbe come effetto proprio un colpo per quelle piccole e medie imprese in difficoltà che il Movimento 5 stelle afferma di voler aiutare nei propri 20 punti (punto 2: “Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa”) – se non fossero in difficoltà, assai difficilmente avrebbero ceduto il proprio credito agli istituti di credito, infatti. Continuando a essere in difficoltà e senza l’intervento previsto dal governo che ridurrebbe la quota del loro debito e dei loro interessi nei confronti della banca, tali imprese avrebbero ancora problemi nel trovare altro credito, e via così in un circolo vizioso che porterebbe molto probabilmente alla loro chiusura.

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