L’ignoranza andrà di moda

By | 1st April 2013

Ma questa tua magia
Yu Creamy amica mia
un anno durerà
poi Creamy forse sparirà.

(dalla versione completa della sigla de “L’Incantevole Creamy”)

CapreUno degli argomenti forti che hanno portato alla crescita elettorale del Movimento 5 stelle si basa su una semplice considerazione: beh, non saranno competenti, ma almeno questi sono onesti. “L’onestà andrà di moda” di Beppe Grillo, in altri termini. A mio avviso, però, questo argomento è fallace, o, per dirla meglio, non pone i candidati e gli eletti a 5 stelle su un piano moralmente e/o politicamente superiore rispetto agli altri eletti.

L’onestà è una virtù di carattere generale, nel senso che è richiesta a tutti i cittadini, compresi quelli che si candidano alle elezioni e che occupano cariche pubbliche. Chiaramente, però non basta essere onesti per essere un buon politico: “di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno”, ci hanno detto in tanti. Più banalmente, ognuno di noi può pensare a persone buonissime, bravissime, gentilissime, che non farebbero del male a una mosca e che, anzi, si farebbero in quattro per aiutarla, ma che magari non sarebbero in grado (per capacità intellettuali, per abilità nelle relazioni personali, per difetti comunicativi, per competenze tecniche ecc.) di assumere un qualsiasi ruolo di responsabilità. Ergo, l’onestà è condizione necessaria ma non sufficiente per essere un buon politico.

Dall’altro lato, c’è la competenza*. Anche la competenza è una virtù – o un requisito – di carattere generale, nel senso che ognuno, nello svolgere un ruolo o un mestiere, deve sapere svolgere quel ruolo o quel mestiere. In altre parole, l’architetto non può fare l’avvocato. La competenza, talvolta, viene valutata in modo distorto: magari si pensa che un politico un poco birichino riesca, pensando ai fatti propri, a produrre inintenzionalmente conseguenze buone per gli altri per va di una sorta di eterogenesi dei fini. Questo è sbagliato perché viola la condizione necessaria e insufficiente dell’onestà appena stabilità sopra, inoltre è una eccezione che apre un varco che può, poi, ben essere varcato da ben altre cattive azioni male intenzionate e ben peggiori negli effetti (sembra un esempio di pendio scivoloso, ma non è esattamente così: pensate a una violazione, anche piuttosto grave, del dettato costituzionale fatta nel nome di un bene superiore. A quel punto, ottenuto il bene superiore, rimarrà una violazione del diritto che è per sempre). Inoltre, il politico competente ma birichino piuttosto procura guai, come l’esperienza ci insegna, mentre il lieto fine di un di una decisione presa con intenzione malevola è, piuttosto, l’eccezione. Quindi, anche la competenza è condizione necessaria ma non sufficiente per essere un buon politico.

Quello che intendo suggerire, quindi, è che sia nel caso dell’onestà sia in quello della competenza, ci troviamo di fronte a due condizioni che prese singolarmente sono necessarie ma insufficienti e che la mancanza di almeno una delle due inficia alla medesima maniera la qualità politica di un candidato nel momento in cui dobbiamo – o dovremmo – giudicarlo. Da qui, dal mio punto di vista, la sostanziale indifferenza politica che vedo tra uno Scilipoti, un vecchio socialista condannato per tangenti, un leghista semi-analfabeta e un parlamentare grillino onestissimo e integerrimo ma decisamente sprovveduto, poiché tutti sono sotto la soglia della sufficienza dei requisiti  per ricoprire un incarico di governo, parlamentare o, più genericamente, istituzionale.

Certo, è vero che comparativamente un politico onesto seppur incompetente è pur sempre migliore (pur restando sotto quella soglia di sufficienza appena stabilita) di un politico allo stesso tempo disonesto e incompetente. In questo modo, però, entriamo nella logica del meno peggio, che non mi sembra affatto quella che ha mosso e sta muovendo il Movimento 5 stelle e il suo elettorato più convinto, che anzi, mi pare essere proprio tutt’altro.

[*Qui devo precisare che quando parlo di competenza non mi riferisco esclusivamente a competenze tecniche o specifiche come quelle dell’economia, del diritto, della diplomazia eccetera. In questo senso la penso come Platone che nella Repubblica parlava di una techné politica che appartiene ai politici, così come la techné medica appartiene ai medici e la techné da falegnami appartiene ai falegnami e così via. Come conseguenza, la figura dei tecnici e dei tecnocrati è a mio avviso pura illusione mediatica o dovuta alla reputazione, a maggior ragione in regime di democrazia rappresentativa dove esistono fenomeni come quelli della comunicazione, del consenso, della mediazione e della rappresentanza dell’elettore da parte dell’eletto.]

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