Renzi è un paraculo, quindi fidatevi di lui

By | 5th April 2013

Matteo RenziQualche giorno fa sul sito del Corriere della Sera è uscito un articolo che mette in relazione l’apparizione di Matteo Renzi ad Amici che, contiene, tra l’altro un passaggio interessante sulla collocazione geografica degli spettatori della tramissione:

Gli share più alti sono raggiunti nell’Italia meridionale, e in particolare in regioni come Calabria, Sardegna, Basilicata, Sicilia e Puglia. Queste ultime non sono due Regioni a caso. Se solo le avesse vinte, il centrosinistra avrebbe numeri decisamente più solidi, al Senato (16 senatori in più: quanto quelli della Lega, tanto per dire): e ora potrebbe tentare la formazione di un governo con l’appoggio dei montiani. Le ha perse (la Puglia, in particolare, a sorpresa): e la situazione è quella che conosciamo. Non solo: Renzi, al Sud, era andato male, alle Primarie. E parlare a chi non lo ha votato sembra ora la sua missione.

Se questi numeri sono noti anche a Renzi e al suo staff (e penso di sì), ne deduco alcune cose (al netto dell’importanza dell’influenza della televisione generalista nella formazione delle intenzioni di voto):

– innanzitutto, che Renzi è tornato in guerra – seppur non direttamente – contro una classe dirigente locale che a febbraio si è mostrata assolutamente capace nel mobilitare consenso;

– che Renzi pensa di continuare la sua battaglia pescando elettorato nel bacino cosiddetto moderato;

– che Renzi è pronto per tornare al voto col porcellum.

Come già segnalò pochi giorni dopo il voto Roberto D’Alimonte, una sostanziale tenuta del centrosinistra e di Scelta Civica alle elezioni avrebbero garantito una maggioranza di governo anche al Senato. Anche andando a vedere le regioni più in bilico, si può vedere come l’attuale situazione di stallo sia anche stato frutto di stretti margini tra le tre principali forze politiche e di una leggera sottoperformance del centro:

– in Calabria il centrosinistra ha perso di meno del 2%, in Abruzzo per meno dell’1,6%, cosa che gli è costata 7 seggi al Senato;

– nel Lazio Scelta civica è rimasta sotto il quorum di meno dello 0,5%, mentre in Sicilia (tradizionalmente serbatoio di voti delle forze centriste) di meno del 2,2%. Secondo i calcoli di D’Alimonte, ciò è costato 4 seggi alla lista montiana.

Piccoli spostamenti di voto, cioè, hanno determinato la perdita di ben 11 seggi; oggi il centrosinistra più Monti ha 144 seggi, con quegli 11 seggi sarebbe arrivato a 155, cioé a un passo da quella quota 160 necessaria per far “partire la legislatura”, come dice Pierluigi Bersani, il cui piano evidentemente è, ormai, quello di arrivare a Palazzo Chigi, farsi votare la fiducia e, una volta lì, ingrossare le fila della maggioranza per presentasi alle elezioni tra un anno o due con alcuni provvedimenti graditi al suo popolo nonché agli elettori delusi che si sono rifugiati nel Movimento 5 stelle (il piano, almeno nella parte di farsi votare inizialmente la fiducia, secondo me sarebbe riuscito, ma poi è arrivato Giorgio Napolitano a mettere i bastoni tra le ruote, motivo per cui il Quirinale ora è doppiamente importante, non solo perché delle cariche in ballo queste settimane è l’unica che ha la quasi certezza di durare a lungo, ma anche perché un presidente “amico” darebbe una chance a Pierluigi).

Questo ragionamento sembra un po’ da alchimista con tutti questi numeri e tutte queste ipotesi, ma il punto è che, anche in presenza di una performance deludente del centrosinistra e di Scelta Civica, un minimo spostamento di voti avrebbe garantito a Bersani – ex post – una base più solida per il suo progetto di avvio di legislatura.

L’altro lato di questo discorso è che il segretario del Pd è forte nel suo partito nei territori laddove il suo partito, nel complesso, si è invece dimostrato elettoralmente debole. Il piano di Renzi, almeno implicitamente, credo che riguardi anche la necessità, da parte sua, di rendersi forte laddove è debole, in modo da rinforzare anche il partito. Al di là delle strambe formule del porcellum, la realtà si impone – si deve imporre – al Partito Democratico: per un mero fatto generazionale il blocco tradizionale di elettori sta svanendo, i vecchi comunisti muoiono, i giovani non hanno idea del vecchio quadro politico, ed entrambi si aggiungono ai delusi che finalmente hanno trovato un’alternativa in cabina elettorale.

Stavi per vincere le elezioni chiedendo i voti solo a quelli che già te li danno, ma non ci sei riuscito. Bastava fare anche meno del minimo sindacale per andare a Palazzo Chigi, ma neanche quell’obiettivo è stato raggiunto. Ciò significa che il piano ha fallito. Berlusconi sarà inaffidabile, ma i suoi elettori, date retta a me, non hanno la rogna. E tanto, se vi votano, non saranno loro che andranno al governo, ma sarete comunque voi. E fatelo sto sforzo, tocca fidarsi di quella faccia da cazzo di Renzi.

2 thoughts on “Renzi è un paraculo, quindi fidatevi di lui

  1. lapinsu

    Ho sempre stimato Bersani, ma purtroppo gli ultimi 3 mesi sono stati il suo de-profundis politico: prima una campagna elettorale da circolo dei letterati snob, senza un bagno di folla, senza un guizzo, senza una proposta concreta. Poi un’ostinata ricerca di arrivare a palazzochigi senza averne i numeri e la possibilità, additando (tra le righe) il pres. della Rep che (a mio avviso giustamente) si è limitato a seguire i dettami della costituzione e quindi si è rifiutato di mandare al voto delle camere un governo senza maggioranza.
    La questua dei voti al M5S è stata patetica, delirante, umiliante per lui e il suo partito. E a tal proposito ha ragionissima Ricolfi sulla Stampa di oggi (http://www.lastampa.it/2013/04/05/cultura/opinioni/editoriali/la-sfida-sull-onore-del-pd-XWA4yscG422fZ5hOgXFKkM/pagina.html).
    La cosa più assurda è che Bersani (e il suo direttivo) sono ormai del tutto simili a Berlusconi: non vogliono mollare l’osso benchè ormai già del tutto spolpato perchè sono consapevoli che dopo (con altre elezioni) un altro osso per loro non ci sarà più.
    Francamente da un politico sempre retto come Bersani un comportamento così squallido, arrivista ed ottuso proprio non me lo sarei mai aspettato.

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    1. Corrado

      Io non sarei così severo con Bersani, che pure ha fatto tanti errori ma non è né squallido né ottuso: lui ha vinto le primarie da segretario e poi candidato premier. Che doveva fare, mettersi da parte? Tra l’altro lo stesso PdL ha riconosciuto che il capo del governo lo può fare proprio Bersani. Non sono neanche d’accordo che Napolitano si sia comportato in maniera correttisima: sono molteplici i casi di governi mandati alle Camere senza fiducia, la decisione di richiedere una pre-fiducia è una scelta assolutamente legittima ma politica.

      Ricolfi ha tante ragioni, ma ignora una cosa: fare il governo con Berlusconi – giusto o sbagliato che sia – significa la morte elettorale del Pd. Con chi doveva parlare, Bersani (fermo il fatto che io, alla Lombardi, in quella riunione, avrei mollato due ceffoni in faccia alla velocità della luce)?

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