Margaret Thatcher: discussa, rispettata, forse amata

By | 8th April 2013

Una delle copertine del Time dedicate a Margaret ThatcherDa uno dei miei contatti su Facebook, stamattina, è apparso un aggiornamento di status piuttosto rivelatore: “Il gala dei minatori di quest’anno sarà molto interessante”. Faceva riferimento, oltre che alla morte di Margaret Thatcher, alla festa dei minatori che dalla fine dell’800 ha luogo ogni anno qui a Durham, nel nord-est inglese, zona di sinistra da decenni oltre che, almeno fino a un po’ di tempo fa, terra di operai e minatori. Sono parole rivelatrici perché sintomatiche dell’opposizione, talvolta di vero e proprio odio, che ha lasciato la Thatcher nel Regno Unito. Eppure, si sentono tante altre voci, in patria e all’estero che, invece, si spendono in elogi per la figura di Margaret Thatcher, scomparsa oggi.

La Thatcher è stata la prima e unica donna, finora, a ricoprire la carica di primo ministro di Sua Maestà, ed inoltre è stata la persona per più tempo in tale ruolo nel XX secolo, undici anni e mezzo di fila, prima di venire rimossa nel 1990 da una rivolta nel suo stesso partito dopo l’ondata di impopolarità dovuta all’intenzione di introdurre la poll tax.

Laureata in chimica, figlia di un droghiere, un liberale classico, quasi ottocentesco, che a un certo punto vide nel partito conservatore il movimento che meglio difendeva i propri valori, e afflitta negli ultimi anni della sua vita da demenza senile, la Thatcher è stata una figura controversa in casa e in Europa, amata e odiata, tenace, in parte carente dello humour tipico degli inglesi, rappresentate del cosiddetto neoliberismo, dalla parte del libero mercato, dello small government, contro gli eccessi di regolazione e di spesa pubblica. Famose furono le sue dichiarazioni secondo cui esistono gli individui, esistono le famiglie, ma la società non esiste. Altrettanto famosi i suoi attacchi ad alcuni socialisti che, a suo dire, nella pretesa di diminuire le diseguaglianze avrebbero portato i poveri ad essere più poveri nel tentativo di rendere i ricchi meno ricchi, con l’effetto di diminuire la ricchezza generale della nazione. Eppure, fu sotto il suo governo che il numero di cittadini sotto il 60% del reddito mediano passò dal 13% al 22%, mentre allo stesso tempo il coefficiente di Gini (l’indice solitamente utilizzato dagli economisti per misurare l’ineguaglianza in una società) aumentò dallo 0,253 allo 0,339 – dato su cui ancora oggi il Regno Unito più o meno si attesta. Se la teoria della Thatcher era vera, allora bisogna riconoscere che la Lady di ferro non fu capace di metterla in pratica, come invece fece per l’inflazione, che il governo conservatore da lei guidato riuscì a tenere sotto controllo con successo, portando a una certa riduzione del costo della vita.

Buona parte del mandato di Lady Thatcher fu contrassegnato dalla sua lotta contro i sindacati, in particolare quello dei minatori, che in precedenza aveva addirittura la capacità di portare alla caduta di un governo: un anno di tensioni sindacali e, talvolta, di violenze tra il 1984 e il 1985, seguito alla decisione di chiudere gran parte delle ormai inefficienti miniere del paese, in perdita e tenute aperte solo per via dei dei sussidi statali, assieme ad un ampio piano di privatizzazioni e di deregolamentazioni, segnarono questo periodo e la nascita dell’astio che gran parte della working class britannica provava e ancora prova nei suoi confronti. Senza andare indietro a ricordare la filmografia di Ken Loach o i numerosi artisti che hanno mostrato la loro opposizione nei confronti del primo ministro in diverse canzoni di successo (roba che mi fa lo stesso effetto di un appello di intellettuali o presunti tali su Repubblica), nella giornata odierna si possono notare alcune dichiarazioni non prive di disprezzo tra cui quelle dell’attuale sindaco di Liverpool (città colpita in maniera particolare dalle politiche thatcheriane), del capo di un’importante associazione di minatori o dell’estrema sinistra. E’ controversa la valutazione degli effetti di questa politica: se da un lato c’è chi sostiene, non con tutti i torti probabilmente, che hanno portato effetti positivi nell’economia britannica, eliminando una certa dose di sprechi ed inefficienze e lasciando spazio allo sviluppo di nuovi e più dinamici settori dell’economia, è pur vero che, nel nome del rilancio economico dell’intero paese, in numerose zone del Regno Unito (ad esempio, il Nord dell’Inghilterra, il Galles) la deindustrializzazione e la contestuale carenza di qualificazione professionale di certi settori della società hanno portato un largo numero di persone alla disoccupazione e, praticamente, al calo del tenore di vita se non addirittura alla povertà, nonché alla dismissione di fabbriche ed edifici e quindi ad un paesaggio urbano talvolta desolante.

La tenacia, la nettezza nelle posizioni e allo stesso tempo la capacità di dividere della Thatcher si sono mostrate altrettanto ampiamente in politica estera: se da un lato fu tra i campioni della libertà e del mercato che combatterono, fino alla sua caduta, il sistemo sovietico in Europa orientale, dall’altro lato non esitò a bollare il movimento anti-apartheid sudafricano come un’organizzazione terroristica. Il suo momento di splendore fu la guerra delle Falklands nel 1982 contro quella banda di fascisti alla guida della dittatura argentina, questo è assolutamente fuor di ogni di dubbio, così come un suo grande successo diplomatico fu nel 1984 il rebate ottenuto dall’allora Comunità Economica Europea, che da allora ogni anno fa tornare nelle casse britanniche un sostanzioso contributo economico: la Thatcher, infatti, fu sempre coerentemente favorevole ad un’Europa come un libero mercato di merci e servizi, ma contraria ad un superstato europeo, all’”impero belga”, nel solco di una tradizione più europragmatica che euroscettica che in Gran Bretagna e nel partito conservatore ha sempre trovato terreno fertile. Punto dolente fu, invece, la questione nordirlandese, trattata sempre col pugno forte in un’escalation di violenza che a Brighton stava per costarle la vita, in mezzo a trattative non riuscite sottobanco fino alla firma, nel 1985, del trattato anglo-irlandese, che comunque non riuscì a portare la pace come invece avvenne 13 anni dopo con gli accordi del Venerdì Santo.

Infine, dalla Thatcher si sono avute anche prese di posizioni eterodosse, se si guarda alla parte politica di provenienza: nel 1989 – come oggi ha ricordato il portavoce del programma ambientale delle Nazioni Unite – fu una dei primi capi di governo di un certo livello a lanciare un allarme nei confronti dei cambiamenti climatici in corso sul pianeta.

Tra successi (tra cui vale la pena di ricordare i provvedimenti che dopo il 1985 portarono a debellare la piaga degli hooligans negli stadi britannici, mentre da noi ancora oggi vanno di moda coltellate e ambulanze) ed insuccessi, il thatcherismo ha avuto conseguenze per altri due decenni dopo la sua fine, effetti che però, spesso, vengono distorti o sovrastimati. Fu anche la lunga stagione dei Tory al governo (dopo la Thatcher, fu John Major primo ministro), tra le altre cose, a portare alla nascita del cosiddetto New Labour, una sorta di spostamento mercatista a destra del partito laburista sotto Tony Blair – ad esempio, dal manifesto del partito scomparve l’obiettivo, un po’ marxista, della nazionalizzazione di tutti i mezzi di produzione – e il New Labour, a sua volta, fu scopiazzato in Europa continentale, ad esempio dall’esperienza dell’Ulivo in Italia. La distorsione trova qui la sua radice, cioé nel fatto che in Europa la brutta copia di quella che era a sua volta la mutazione genetica di sinistra dovuta al thatcherismo sia comunque ascritta al neoliberismo tout court da parte dei critici di quest’ultimo: in realtà, la trasformazione, in certi casi, di monopoli pubblici in monopoli privati, o la creazione di una moneta unica che certo simboleggia un grande progetto continentale di ampio respiro che però non piaceva né piace ai conservatori inglesi di allora e di oggi, e che alla nascita già, a molti esperti, sembrava zoppicante, non possono certo essere considerate come politiche nelle corde di Lady Thatcher. In Italia, tra l’altro, la Thatcher è stata seguita o idolatrata solo da piccole minoranze di destra che però, spesso, si sono ritrovate ad affiancare se non addirittura appoggiare esperienze politiche che di liberista avevano solo il nome ma che in realtà, spesso, sono state le più degni eredi delle politiche craxiane e pentapartitiche degli anni ‘80 italiani.

Diciamo, quindi, che il thatcherismo, tra i suoi anni di governo, le influenze che ha saputo portare nella sinistra britannica e gli scimmiotamenti (spesso di scarsa efficacia) da parte dei Tory odierni, ha dispiegato i suoi effetti sì nell’arco di un trentennio, ma limitatamente ai territori del regno. Tra l’altro, benché la sua azione di governo sia stata controversa perché anche, dal punto di vista delle conseguenze pratiche, possibile oggetto di discussione, è anche vero che la sua figura, le sue idee e le sue decisioni hanno lasciato un tale impatto nella società britannica che appare molto verosimile ciò che ha scritto oggi il Daily Mash, un giornale satirico britannico: molte persone che non hanno idea di chi la Thatcher fosse sono in estasi all’idea della sua morte.

One thought on “Margaret Thatcher: discussa, rispettata, forse amata

  1. lapinsu

    Non conoscevo bene la storia della Thatcher: grazie per il breve, chiaro e illuminante riassunto!

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