Se fossi l’editore o il direttore di un giornale

By | 18th May 2013

NewspapersSe possedessi un giornale di tipo generalista – non importa se cartaceo oppure digitale – o se ne fossi il direttore, domattina entrerei in redazione e detterei, pena la messa alla porta dei contrari, le seguenti condizioni:

Stop ai cosiddetti “retroscena”. Sono spazzatura o pura invenzione a seconda dei casi, come ampiamente dimostrato ormai, utilizzando fonti non citate manco si trattasse di rivelazioni di una spia della CIA in missione a Pyongyang. Nel migliore dei casi si tratta di alti dirigenti, peones, fedelissimi, oppositori interni che vogliono rimanere allo scoperto, gole profonde raccontano scenari che si contraddicono da una testata all’altra, che molte volte non si avverano e che invece, spesso, vogliono solo essere messaggi in codice per chi sa leggere tra le righe. Insomma, un servizio per pochi di cui il lettore comune non sa cosa fare, poiché non è una notizia, è chiacchiericcio. Oppure, per andare al peggiore dei casi, una favoletta messa lì per raccontare cose a cavolo.

Stop a prodotti per addetti ai lavori. Spesso i giornali si parlano tra di loro, polemizzano tra di loro, riprendono concetti presi dallle colonne di un altro quotidiano, oppure si concentrano sulla micro-corrente del mini-partito che potrebbe borbottare un po’. Insomma, voglio che i giornali non si parlino addosso e non siano da un lato megafoni, da un lato influencer della politica. Se molti politici hanno già letto tutti gli editorialoni alle 8 di mattina mentre le persone normali leggono i quotidiani sempre meno, un motivo ci sarà, o no?

Virgolettare solo citazioni. Certe volte si virgolettano cose mai dette, si stravolge il senso di una dichiarazione per semplicità o per sciatteria. Non funziona così. Le virgolette esistono per riportare il discorso diretto, ma se quel discorso diretto non esiste, non si usano. Non è solo deontologia, è una regola della lingua italiana. Usatela.

Stop ai titoli che dicono una cosa mentre gli articoli dicono altro. Questo riguarda politica, cronaca nera, spettacoli, esteri, sport. Uno inizia a leggere un articolo perché attratto da un titolo interessante, poi arriva alla fine e si accorge che quel titolo è da ridimensionare oppure è totalmente fuorviante. Uno ci casca una volta, due volte, tre volte, poi smette di leggere certe cose. Smette di fidarsi, insomma.

Meno politica. La politica è importante, per carità, ma certe volte si dà spazio a mal di pancia di nani e nanerottoli, mentre le cose importanti della politica (la cronaca parlamentare, l’attività di governo, i problemi da affrontare) passano in secondo piano. Il convegno della corrente dei cristianodemocratici liberali moderati vicina al sindaco di Roccacannuccia, beh, che palle, sai che ci frega. E’ davvero rilevante? Poi gli stessi giornali si lamentano del correntismo e della frammentazione. Ecco, non dare spazio a correnti e frammenti magari può essere un buon disincentivo al fenomeno, un contributo alla chiarezza e, fidatevi, la chiarezza piace a chi legge.

Bisogna avere in redazione qualcuno con un robusto curriculum scientifico e comunque con una certa attitudine a controllare la plausibilità di certe presunte notizie. Certe volte si leggono sfondoni tali che anche un lettore non esperto capisce di star leggendo una castroneria. Può anche capitare che si tratti di castronerie meno faccili da individuare. Talvolta è per sensazionalismo come per i titoli, talvolta per ignoranza. L’informazione scientifica è una cosa seria e, se fatta bene, attrae lettori. Pensateci.

Dare spazio alla politica europea. L’eurocrisi sta portando a maggiore integrazione tra i paesi del continente, almeno tra quelli dell’eurozona. Le decisioni comunitarie influenzano sempre più sia la politica nazionale sia la nostra vita. Inoltre la conoscenza di quello che sono e che fanno le istituzioni europee sono davvero scarse. Ecco, gridare al lupo dell’euroscetticismo e non fare nulla per fermarlo sembra contraddittorio. Per di più, mostrare che l’Europa realmente tocca le nostre vite – bene o male che lo faccia – può generare interesse nel lettore.

Via i cialtroni. I giornali italiani sono pieni di presunti economisti o di gente che ripete sempre le stesse cose. Diceva un famoso economista che lui, quando i fatti cambiavano, allora cambiava idea. Non c’è bisogno di pubblica autocritica con fustigazione in piazza, ma di qualcuno che descriva e spieghi le cose, piuttosto che pontificare, magari sì. Essere seriosi non è una virtù, fingersi fuori dal mainstream per generare cagate sotto forma di articolo non è una virtù, trattare le materie socio-economiche in maniera seria sì.

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