Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveare, 2013

By | 1st June 2013

Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveare, Bompiani, Milano 2013.

Vincenzo Latronico, La mentalità dell'alvearePremessa: il libro l’ho letto tutto di colpo, o quasi. Comprato una mattina, l’ho letto quasi tutto la sera stessa per poi finirlo il giorno successivo durante il pranzo. Il motivo in parte è, ovviamente, la non eccessiva lunghezza del testo, dall’altro perché si legge tutto d’un botto se seguite la politica italiana e se vi interessate dei meccanismi della rete e della comunicazione in generale. Tra l’altro, oltre che di lettura veloce, è un libro di scrittura veloce: come rivela l’autore nella prefazione, nasce da una discussione relativa alle elezioni politiche dello scorso febbraio. Quattro giorni dopo questa discussione, era già pronta una bozza. Era la bozza non di un saggio politico, bensì di un romanzo.

La storia è quella di una coppia di attivisti della cosiddetta Rete dei Volenterosi, Leonardo e Camilla, che, dovendo acquistare una casa, si trovano in difficoltà per via della recente legge sull’impignorabilità della prima casa che ha fatto schizzare gli interessi dei mutui alle stelle. Con uno stratagemma legale, riescono a risolvere il problema, raccontano della loro soluzione ad altri. Una moderatrice dell’Alveare (la piattaforma del blog del comico ed attivista Pino Calabrò su cui i “calabroni” volenterosi discutono e si consultano) suggerisce lor di tenere comunque l’iniziativa distaccata da quelle della RdV, ma per il resto va bene, insomma tutto sembra andare nel migliore dei modi.

In realtà questo fatto sarà solo l’elemento scatenante di una serie di conseguenze che porterà allo stritolamento sentimentale della coppia – uso stritolamento perché questa è la sensazione che ho avuto, i personaggi del romanzo si ritrovano stritolati da marchingegni che poco a poco stringono i muri attorno alla loro vita: la stampa critica e forse pregiudizialmente ostile, certo, ma anche l’impatto con la complessità della realtà nonché le pratiche di consultazione continua della base che ruba tempo ed energie a Camilla (consigliere comunale a Milano), per non parlare dell’inadeguatezza del mezzo – l’Alveare– utilizzato per questa consultazione e per le critiche, un fiume in piena di commenti senza controllo (spesso poco informati, dettati dal pregiudizio, dall’astio o addirittura dalla paranoia e dal moralismo) e soggetto a problemi tecnici che, alla fine della storia, sferza e colpisce Leonardo e Camilla distruggendo la loro relazione. Oppure, se preferite usare un’altra metafora, è come una palla di neve che diventa valanga.

E’ chiaro che Latronico intende problematizzare, se non addirittura criticare, la pratica deliberativa e decisionale del Movimento 5 stelle, o più in generale quella di una supposta democrazia della rete. L’aspetto interessante è che lo sguardo è interno, nel senso che ci racconta la storia di personaggi, pur fittizi, che questo approccio alle pratiche democratiche coniugate alle nuove tecnologie lo vivono convintamente. Un tocco di realismo c’è in tutto questo, a mio avviso: gli sguardi e le azioni stanche di Camilla, nella lettura, mi ricordavano alcuni di quei commenti dei parlamentari grillini che, talvolta, a tarda sera, su Facebook, hanno raccontato la loro fatica, la loro stanchezza, le loro infinite ore di studio e di lavoro. Da un lato c’è l’idea dell’eliminazione dei livelli intermedi e rappresentativi della politica, del resoconto continuo, della spada di Damocle della volontà popolare che può colpire il cittadino-eletto in ogni momento, dall’altro molti altri aspetti, tra cui quelli raccontati e descritti nel libro di Lacronico, che fanno tanto sembrare la democrazia della rete a una oclocrazia.

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