Movimento 5 stelle, hai un problema

Stelle cadentiNon è che io sia un sostenitore del Movimento 5 stelle, anzi, ne sono fortemente critico per molti aspetti, sia dal punto di vista delle proposte politiche (poche mi vedono d’accordo), sia dal metodo democratico che teorizzano, praticano e propongono. Cerco, però, di ragionarne in maniera – come dire? – neutrale, o almeno intellettualmente onesto.

Ha ragione Beppe Grillo, con riferimento ai risultati delle ultime elezioni amministrative, quando sottolinea il fatto che paragonare i risultati di elezioni politiche con i risultati di elezioni locali non ha totalmente senso. Aggiungo che siamo in presenza di una differenza nell’affluenza alle urne che in realtà, a livello nazionale, lascia tutto aperto e non conferma né smentisce un granché. Detto ciò, secondo me il M5s ha un problema, ed è un problema che ha a che fare con la natura stessa del movimento, della sua genesi e della percezione che ne hanno i suoi stessi attivisti.

Il Movimento 5 stelle nasce da, si innesta su o si organizza attorno a problematiche locali già esistenti (vedi la TAV in Val di Susa, il MUOS in Sicilia, l’inceneritore a Parma, le discariche in Campania ecc.) e movimenti legati al territorio, o perlomeno è percepito così dai suoi attivisti e simpatizzanti (come mostrano bene ne Il partito di Grillo, curato da Piergiorgio Corbetta ed Elisabetta Gualmini e pubblicato poco prima delle ultime elezioni poltiche ), però, allo stesso tempo, si è dimostrato più forte nazionalmente che localmente, come si era già visto a febbraio quando lo stesso giorno prendeva alle regionali di Lombardia, Lazio e Molise molti meno voti di quelli che nel frattempo otteneva nelle stesse regioni per le elezioni politiche. Il testo curato da Corbetta e Gualmini, tra l’altro, si interrogava anche sulla capacità del M5s di diventare grande nazionalmente. Paradossalmente, il M5s si deve interrogare sulla sua capacità di diventare o restare grande localmente.

Questi sono i risultati comparati in Lombardia, Lazio e Molise a febbraio:

Camera dei deputati (24 e 25 febbraio) Regionali (24 e 25 febbraio)
Lombardia 20,45% (Lombardia 1)
18,35% (Lombardia 2)
21,20% (Lombardia 3)
14,33%
Lazio 28,47% (Lazio 1)
26,92% (Lazio 2)
16,64%
Molise 27,67% 12,18%

Qui non c’è alcuna differenza cronologica né di affluenza (come, si potrebbe obiettare, alle regionali in Friuli-Venezia Giulia e alle amministrative della scorsa settimana), quindi la discrepanza tra la forza del movimento a livello nazionale e la forza a livello locale esiste. Uno può anche dire che non sia un problema, però questo va contro la natura del M5s stesso – cosa che invece, non accade, per il PdL, che da anni subisce il medesimo fenomeno.

Tra l’altro quello di focalizzarsi su una battaglia locale o presunta tale è un gioco che Beppe Grillo ha provato a fare anche a Siena ed è uscito fuori un risultato elettorale deludente o comunque non all’altezza di ciò che doveva essere “la madre di tutte le battaglie”. A me questa sembra una contraddizione evidente che almeno in parte, a mio avviso, costituisce un punto a favore delle considerazioni critiche – o alcune di esse – che vengono rivolte al M5s: candidati mediamente scadenti, forte dipendenza dalla personalità di Beppe Grillo, essere meramente un voto di protesta e non per il governo.

Aggiungo un altro fenomeno su cui invito a riflettere: non ho controllato in queste amministrative, ma nel 2012 per diventare consigliere a un candidato grillino bastavano molte meno preferenze rispetto a quelle che servivano a un candidato di un altro partito. Se si analizza il numero di preferenze, nel 2012 il M5s ne prendeva proporzionalmente molte, molte di meno rispetto a quasi qualsiasi altro partito o lista civica. Ci sarà il fenomeno del clientelismo o più banalmente di reti di relazione costruite nel tempo? Può essere, ma stiamo anche parlando di un livello di governo più vicino all’elettorato e quindi fatto sta che, secondo me, ciò conferma la tesi per cui le candidature grilline non riscuotono granché di consenso e tutto si concentra sul simbolo, sul partito, sull’istanza generale che rappresenta, sul suo leader (o garante, o fondatore, o quel che è). Tutto ciò, ripeto, è un problema ancor più grosso se si considera la genesi del movimento, legata a problematiche territoriali prima ancora che nazionali.

Leave a Reply