Una nota sull’appello del Fatto Quotidiano contro il ddl di revisione costituzionale

L'appello del Fatto Quotidiano contro il ddl sulle procedure di revisione costituzionaleIl Fatto Quotidiano e alcuni intellettuali hanno lanciato un appello per fermare il ddl costituzionale che istituisce temporaneamente nuove procedure di approvazione di modifiche della seconda parte della Costituzione.

Mi pare di aver capito che i punti fondamentali dell’appello siano sostanzialmente tre:

– manca un adeguato coinvolgimento dell’opinione pubblica;

– le nuove procedure sarebbero in qualche modo anti-democratiche

– la maggioranza parlamentare dei 2/3 che garantirebbe l’approvazione del ddl costituzionale sarebbe frutto di una legge elettelorale enormemente distorsiva nonché incostituzionale.

Lasciando da parte il tema dell’incostituzionalità, vorrei trattare del terzo punto.

Che il porcellum sia una legge elettorale piena di difetti e che tra questi vi siano gli elementi distorsivi che produce è un dato di fatto. Dato, però, che la maggioranza parlamentare è diversa dalla maggioranza (assoluta alla Camera e relativa al Senato) uscita dalle urne, per giudicare la “democraticità” della maggioranza attuale a livello di riforme costituzionali è a mio avviso bene vedere:

a) quanto sono state normalmente distorsive nella formazione di maggioranze le leggi elettorali nelle ultime consultazioni tenute negli altri grandi paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna);

b) quanto effettivamente è distorta in Italia la rappresentanza sia un senso assoluto, sia in rapporto alla soglia del 66,7% dei seggi richiesta per l’approvazione del ddl costituzionale in parlamento.

a) Gli effetti distorsivi delle leggi elettorali nelle più recenti consultazioni in Germania, Francia, Regno Unito e Spagna.

In Germania si vota con una legge elettorale proporzionale con sbarramento e un voto di  collegio che, negli effetti pratici, produce un numero variabile di membri del Bundestag.

Germania 2009 Proporzionale Collegi % Seggi
CDU 27,3% 32,0% 31,2%
FDP 14,6% 9,4% 15,0%
CSU 6,5% 7,4% 7,2%
CDU+CSU+FDP 48,4% 48,8% 53,4%

In Germania, a livello di singoli partiti, la distorsione è stata più o meno rilevante a seconda se usiamo, per il confronto, i voti popolari sulle schede della ripartizione proporzionale o su quelle dei singoli collegi. Nel risultato complessivo, la maggioranza che sostiene il governo in Germania ha goduto di una sovrarappresentazione del 4,6-5%.

In Francia alle elezioni per l’Assemblea Nazionale si vota con un sistema uninominale a doppio turno: tutti i candidati che nel singolo collegio superano una certa soglia accedono al secondo turno in cui il primo vince.

Francia 2012 Primo turno Secondo turno % Seggi
PS 29,3% 40,9% 48,5%
PS+alleati 39,9% 49,9% 57,7%

Gli effetti largamente distorsivi di questo sistema elettorale rispetto al voto, più genuino, del primo turno, sono ben noti. Anche a livello di secondo turno, però, troviamo una distorsione che per quel che riguarda il Partito Socialista è del 7,6% e per la coalizione a suo sostengo (che include, tra gli altri, radicali ed ecologisti) del 7,8%.

Nel Regno Unito vige il cosiddetto sistema first-past-the-post: tutto il paese è diviso in collegi, il candidato (collegato a un partito o indipendente) che prende la maggioranza relativa dei voti vince.

UK 2010 Voti popolari % seggi
Conservative Party 36,1% 49,3%
Liberal Democrats 23,0% 9,1%
Coalition 59,1% 58,4%

In questo caso l’effetto distorsivo a livello di coalizione sembra essere pressoché nullo, addirittura leggermente negativo. Una considerazione del genere, però, è parziale se non si tengono in conto i seguenti dati:
– innanzitutto, a livello di partiti l’effetto è enormemente distorsivo com’è sempre stato (+13,2% per i Tory, –13,9% per i liberaldemocratici);
– un governo di coalizione nel Regno Unito è stato finora un caso estremamente raro, basti considerare le tre precedenti tornate elettorale in cui il Labour vinse la maggioranza assoluta dei seggi con il 43,2% (1997), 40,7% (2001) e 35,2% (2005 – in questo caso lo scarto con la percentuale di seggi fu del 20% circa) dei voti. Tra l’altro, con tali maggioranze parlamentari assolutamente non corrispondenti alla maggioranza popolare, il Labour fu comunque totalmente legittimato a portare avanti importanti riforme istituzionali come la devolution e la creazione di assemblee nazionali in Scozia, Galles e Irlanda del Nord;
– infine, nel Regno Unito non esistono né le coalizioni, implicite o esplicite che siano (come in Italia e in Francia) né i cosiddetti patti di desistenza (come in Italia, Francia e Germania).

In Spagna è tutto molto più semplice da considerare, poiché la legge elettorale è un sistema proporzionale che si applica su collegi di grandezza provinciale/regionale.

Spagna 2011 Voti popolari % seggi
PP 44,6% 53,1%
PP+alleati 44,8% 53,4%

Qui si vede chiaramente come la maggioranza che attualmente sostiene il governo Rajoy abbia goduto di un vantaggio dell’8-9% nell’assegnazione dei seggi.

b) La distorsione della rappresentanza parlamentare oggi in Italia rispetto alle elezioni del febbraio 2013

Ora veniamo all’Italia del porcellum. Considero, ovviamente, la coalizione che sostiene il governo Letta che si presentò separatamente alle elezioni dello scorso febbraio.

Italia 2013 Voti popolari % seggi
coalizione governo Letta / Camera 59,0% 71,9%
coalizione governo Letta / Senato 60,4% 73,5%

Per comodità non ho utilizzato i voti della circoscrizione Estero e  per determinare i seggi a disposizione della maggioranza ho considerato i voti ottenuti alla fiducia successiva alla nomina del governo da parte del presidente della Repubblica.  In questo caso notiamo come lo scostamento sia dell’ordine del 12-13%. Effettivamente, è un numero più alto di quello che incontriamo in Spagna, Germania e Francia ma in linea con quello che di solito avviene nel Regno Unito, quindi è ragionevole dire che questa maggioranza è grosso modo sovrarappresentata a confronto con molti (ma non tutti) grandi paesi europei. In particolare, è il Partito Democratico ad essere sovrarappresentato. Detto ciò, nel contesto del nostro discorso quel che è rilevante non è il concetto di maggioranza tout court e quello di rappresentanza rispetto al voto popolare, bensì quello di maggioranza qualificata dell 66,67% necessario per modificare la Costituzione o, nella fattispecie, approvare il ddl riguardante le procedure straordinarie di revisione costituzionale.

Il punto è che lo scarto tra l’effettiva rappresentanza popolare e la soglia di maggioranza qualificata è perfettamente in linea con gli scarti prodotti da tutti i sistemi elettorali nei casi presi in esame. La grave distorsione – come si dice nell’appello del Fatto Quotidiano – nella rappresentanza popolare sì, forse esiste (pur assolutamente in linea con i numeri tradizionali di un paese dalla solida storia di democrazia rappresentativa come il Regno Unito), ma invece diventa una distorsione assolutamente ragionevole e ordinaria (infatti tutti i sistemi elettorali contengono elementi distorsivi, altrimenti non potrebbe affatto essere) nella considerazione della soglia del 66,67% necessaria alle modifiche costituzionali – cioè del 6,5-7%.

Conclusioni

Sappiamo che i risultati elettorali dipendono, oltre che dai voti e dalle leggi elettorali, dal modo in cui avviene l’offerta elettorale, cioé dal numero di partiti presenti, dall’esistenza o meno di coalizioni esplicite o implicite e così via; è però ragionevole pensare che un voto popolare di circa il 60% possa in gran parte dei casi garantire una maggioranza di due terzi in tutti i grandi paesi europei. Per questo motivo uno dei tre motivi di preoccupazione democratica dell’appello mi pare largamente infondato, a meno che qualcuno non voglia assurdamente arrivare a sostenere che tutti i metodi di ripartizione dei seggi in vigore nei grandi paesi europei siano fondamentalmente antidemocratici.

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