Addio larghe intese

By | 27th November 2013

28/04/2013 Roma, Quirinale, giuramento del governo Leta, nella foto Enrico Letta, presidente del Consiglio e Angelino Alfano, ministro degli InterniPiù del voto sulla proposta di decadenza di Silvio Berlusconi dal suo seggio da senatore, forse quello appena avvenuto sulla fiducia alla legge di stabilità del governo Letta può rappresentare il segno della nuova fase politica che aspetta l’Italia.

Su 307 presenti al Senato, infatti, 171 hanno votato la fiducia che il governo aveva posto sul provvedimento (+17 sulla maggioranza dei presenti) mentre 135 hanno votato contro, nonostante nei giorni scorsi giornalisti ed esperti di cose di palazzo dichiarassero che questo era un governo che si apprestava a vivere su una maggioranza risicata, aggrappata a pochi voti e ai senatori a vita.

Ora, innanzitutto non ho capito perché i senatori a vita non contino. Non vi piacciono? Lo capisco, ma, finché ci sono, votano anche loro. In secondo luogo, che in una situazione fluida il governo avesse, almeno numericamente (politicamente e programmaticamente è un altro paio di maniche) dei piedi un po’ più consistenti dell’argilla si aveva da un’analisi dei gruppi parlamentari a favore, contrari o incerti rispetto al sostegno all’esecutivo:

Senato novembre 2013

Insomma, vista così può sembrare una maggioranza effettivamente risicata, ma forse è un tantino diverso se andiamo a guardare alcuni precedenti (mi riferisco al numero di senatori a sostegno del governo in rapporto al plenum del Senato nel voto iniziale di fiducia dei primi governi di legislatura durante la cosiddetta seconda repubblica):

– Berlusconi I: 159/326 senatori
– Prodi I: 173/325
– Berlusconi II: 175/324
– Prodi II: 165/322
– Berlusconi IV: 173/322.

Aggiungiamo che stasera è spuntata una decina di senatori in più rispetto alla maggioranza attesa al Senato. Insomma, marginalmente nel mio calcolo di sopra e ancor più sostanzialmente se si guarda al voto di martedì sera, la situazione attuale del governo Letta mi sembra migliore rispetto a quella degli altri governi indicati. Dirò di più: il governo repubblicano più longevo, il Berlusconi II, aveva un margine di 12 voti rispetto alla maggioranza assoluta. Quello Letta, dopo stasera, pure e forse anche di più.

Voglio sostenere, insomma, che questa non è una maggioranza risicata e per giunta segna l’uscita dal governo delle larghe intese e la nascita di una maggioranza politica: è un governo del PD spostato un po’ più a destra di quello che si poteva immaginare fino a febbraio, cioè senza gli alleati più di sinistra e allargato, oltre che a Monti, anche a un pezzo di centrodestra.

Certo, se fossi un militante del PD non mi farei illusioni, se fossi un moderato liberale (di quei pochi che ce ne sono) nemmeno, poiché questo sarà un governo politico sostenuto da Formigoni, Giovanardi, Binetti, Casini, nonché dallo stesso Alfano che nella scora legislatura si rese protagonista di iniziative corporative a difesa dell’ordine professionale degli avvocati. Tralascio certi riflessi condizionati del PD per cui – ad esempio – si alzano gli scudi a modeste proposte di coinvolgere enti privati (con obiettivi stabiliti ex ante e finanziamenti pubblici legati ai risultati) in un’eventuale riforma del collocamento. Allo stesso tempo, però, senza i ricatti di Brunetta e dell’ala urlatrice del centrodestra forse – forse – i prossimi provvedimenti potranno finalmente andare in una direzione, una qualsiasi, cosa che sarebbe già un passo avanti rispetto al gioco delle tre carte e all’immobilismo della legge di stabilità firmata Letta e Saccomanni, con la speranza che l’esecutivo, almeno un po’, si liberi anche di quella coazione a ripetere che caratterizza i governi italiani da più di un decennio.

5 thoughts on “Addio larghe intese

  1. lapinsu

    Bel post. Come ti dicevo anche su twitter, secondo me il ridimensionamento della maggioranza (senza più FI) rischia di portare al voto in tempi brevi.
    Non credo sia probabile che il prossimo segretario del PD accetti di sostenere un governo che non ha creato, un governo (per ora) impopolare e che potrebbe logorare la sua leadership. Molto più conveniente sfruttare il treno di visibilità e popolarità fornito dalle primarie PD e andare subito al voto.
    Poi, per carità, se questa nuova maggioranza riesce a dare una propulsione più efficacie alle sue manovre allora il discorso può cambiare ma più ci penso e più credo che l’unica possibilità per scongiurare elezioni a breve è la nascita di un nuovo supercentro con:
    – alfaniani
    – montiani
    – casiniani
    – lettiani
    – renziani (dopo una nuova scissione all’interno del pd, che, effettivamente, fatica a tenere insieme le sue 2 anime)

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    1. Corrado

      Non credo in scissioni del Pd, anche perché se quadri, iscritti e simpatizzanti giocano la carta Renzi non è perché si sono “renzizzati” ma perché vogliono vincere le elezioni.

      Questo era un governo nato sull’emergenza di fare l’ammucchiata per dare una prospettiva a una legislatura nata morta e fare quattro cose basilari. Oggi è un normale governo con un partito grande e partitini piccoli che, se rischiassero di scomparire elettoralmente, mai staccherebbero la spina. Renzi dice che quando diventa segretario il governo fa quello che dice lui – e finora sto governo non ha fatto nulla, oggettivamente. Vediamo, è tutto fluidissimo, e comunque Giorgio conserva sempre l’arma di fine di mondo.

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      1. lapinsu

        Non so quando, ma l’idea che questo PD prima o poi si scinderà è per me una convinzione.
        E poi, tornando al governo, pensi che Letta si accontenterebbe di “fare quel che dice Renzi”? Io la vedo dura in questo senso.
        Ci sono troppi galli nel pollaio e, con questa legge elettorale, in molti (troppi) sperano di poter fare il colpaccio col voto.
        Non che io aneli elezioni eh, anche perchè non saprei proprio chi votare. Fossero domani, mi toccherebbe annullare la scheda come faccio sistematicamente da 12 anni… (che tristezza…)

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  2. lapinsu

    rileggendo il mio commento mi è venuto da ridere alla parola “casiniani”
    spero di non esser il primo ad aver coniato tale schifoso appellativo

    gianni

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