La grande sciocchezza: le primarie per la segreteria di un partito

By | 8th December 2013

Trova l'intrusoC’è questo mistero tutto italiano, anzi, nel caso specifico tutto piddino, per cui la scelta del segretario di un partito politico debba essere fatta dal popolo – uno dei grossi errori della segreteria di Bersani è stato, tra gli altri, proprio non aver dato seguito l’intenzione di abolire le primarie per la segreteria.

Se andiamo a vedere cosa accade nella patria delle primarie, cioè gli Stati Uniti, vediamo che sì, i candidati alle elezioni (ad esempio alla Casa Bianca o alla guida di uno Stato) vengono scelti tramite primarie, ma i capi dei partiti invece no. Al ruolo di chairman del Partito Repubblicano, ad esempio, c’è tale Reince Priebus, eletto da un comitato di 168 (centosessantotto, altro che partecipazione popolare) delegati. Idem per il medesimo ruolo nel Partito Democratico americano, coperto da tale Debbie Wasserman Schultz, candidata appoggiata da Obama e confermata da un organo interno al partito.

Un altro paese dove le primarie sono state recentemente adottate è la Francia. Lì il Partito Socialista da ormai due tornate elettorali sceglie il candidato all’Eliseo con elezioni primarie, mentre il segretario (carica al momento occupata da tale Harlem Désir) è stato eletto dagli iscritti al partito. Nota: se andiamo indietro nel tempo notiamo che, ad esempio, così come Hollande, né Sarkozy, né Chirac, né Mitterrand sono stati alla guida del loro partito mentre coprivano la carica di presidenti della Repubblica. Altra nota: Stati Uniti e Francia sono entrambi sistemi presidenziali.

Se andiamo, invece, a vedere i sistemi parlamentari europei, notiamo un’altra cosa: i segretari li scelgono gli iscritti o i loro delegati e, in caso di vittoria elettorale, sono loro a guidare il governo, ergo c’è coincidenza tra carica di partito e di governo. Esempi:

– Germania: Angela Merkel è segretaria della CDU e cancelliera
– Spagna: Mariano Rajoy è presidente del PP (sin dal 2004, successore di Aznar, anche lui presidente di partito e capo del governo) e primo ministro
– Regno Unito: a guidare i due partiti di governo sono il primo ministro David Cameron e il vice primo ministro Nick Clegg
– Svezia: Fredrik Reinfeldt è presidente del Partito Moderato e primo ministro
– Canada: Stephen Harper è leader sin dal 2004 del Partito Conservatore e sin dal 2006 primo ministro.

In Italia, invece, a parte figure particolari (carismatiche, lideristiche o padronali che dir si voglia) come Berlusconi o di capi senza armate proprie (come Prodi) la coincidenza tra guida del partito e del governo è stato un fenomeno molto raro.

Riassumendo, quindi:
nei sistemi parlamentari di solito non si fanno primarie aperte: in Italia il PD fa primarie aperte per scegliere il candidato premier;
nei sistemi parlamentari di solito guida di partito e candidatura alla guida del governo coincidono: non solo l’Italia è sempre stata anomala in questo senso e anche ora lo è, ma un anno fa Renzi ha provato a rinnovare questa anomalia e oggi chi lo oppone chiede ancora di sdoppiare i ruoli in chiave anti-Renzi (la coerenza, eh?);
nei grandi paesi democratici di solito non esistono primarie aperte per cariche di partito: in Italia il PD fa primarie aperte per eleggere un segretario.

La mia tesi è che l’Italia è il paese delle anomalie che tutti si preoccupano di eliminare aggiungendo ulteriori anomalie (Grillo, ti fischiano le orecchie? Sì, pensavo anche a te, ma non solo a te, tranquillo) e per quanto riguarda i sistemi di partito e di governo noi amiamo prendere spizzichi e bocconi dei sistemi esteri e innestarli sul nostro senza nessun ripensamento complessivo, facendo funzionare male strumenti democratici, istituzionali e di governo che invece funzionano benissimo in sistemi disegnati in maniera organica e internamente coerente. Non c’è solo, però, uno studio di tipo comparativo a mostrare l’assurdità delle primarie di partito, poiché c’è n’è anche, direi, una di principio.

Se le primarie per la guida di una coalizione o per la candidatura alla premiership o a una carica monocratica hanno comunque senso perché quella candidatura poi si rivolge a tutto l’elettorato (e comunque anche negli USA non tutte le primarie sono “aperte”) e anche perché è un modo di testare l’utilità e la capacità di attrazione nei confronti non solo dei propri fedelissimi ma anche di elettori interssati ma solo potenziali ed elettori indecisi (insomma, una sorta di verifica preliminare sul campo), il ruolo di segretario di partito è un ruolo – appunto – di partito, è un ruolo espressione del partito, di quello che è, di quello che vuole essere, programmare e fare, è un ruolo che poi si dovrà occupare non per forza di guidare il paese, ma di dirigere politicamente e organizzare amministrativamente il partito. E’ come se ad eleggere il presidente della bocciofila intervenissero quelli del circolo bridge, non so se mi spiego: non ha senso che a capo di una specifica organizzazione venga messo uno scelto col voto influente di chi di quella organizzazione non fa parte, non intende affatto fare parte e non si interessa attivamente se non, forse, quando va bene, sotto campagna elettorale.

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