Legge elettorale: Silvio 1 – Matteo 0

By | 20th January 2014

Silvio BerlusconiMi lancio in una considerazione un po’ politica, che è anche una previsione e quindi corro il rischio che un giorno qualcuno passi di qua e giustamente mi spernacchi. E vabbè.

Di analisi tecniche sul sistema elettorale uscito dalla direzione Pd di oggi ne leggerete tante, molte da studiosi che masticano la materia come fosse pane e salame. Dal mio punto di vista – pur restando in attesa di un testo scritto definitivo messo nero su  bianco – questa legge è per molti versi una schifezza (dalla presenza di un premio di maggioranza assoluta artificiale, un unicum mondiale o quasi, a quella di alleanze prestabilite che nell’UE a 27 hanno solo Svezia e Polonia) che però ha due virtù: in primo luogo, i proponenti si sono proposti un obiettivo nello scriverla, cioè quella di avere una maggioranza certa dopo le elezioni, e una legge elettorale di questo effettivamente tipo la dà. Non dovrebbe riproporre carrozzoni tipo l’Unione per via dell’innalzamento dello sbarramento (alla Camera, passa dal 10% al 12%, per le liste coalizzate passa dal 2% più la migliore esclusa al 5%, per le liste non coalizzate passa dal 4% all’8%) salvo listoni unici con posti garantiti o quasi, come, ad esempio, fecero i radicali candidati col Pd nel 2008 – cosa che i collegi uninominali avrebbero potuto facilitare con collegi sicuri e le preferenze invece disincentivare (l’unico pregio del sistema con le preferenze è questo).

La seconda virtù riguarda (o riguarderebbe) il fatto che la proposta sembra recepire le obiezioni della Corte Costituzionale al porcellum: al di là delle imprecisioni della vulgata sulla bocciatura della legge Calderoli, la Corte aveva eccepito non sulle liste bloccate in sé ma sulla loro lunghezza (e il modello Renzi-Berlusconi infatti propone liste corte in oltre un centinaio di collegi, benché poi la ripartizione totale dei seggi sia comunque nazionale) e non sul premio di maggioranza in sé ma sul fatto che non esistesse una soglia oltre la quale farlo scattare (e l’introduzione della soglia del 35% e dell’eventuale doppio turno sembrano aggirare questo problema).

Venendo ai punti deboli, questa proposta è inserita in un più ampio progetto di sistema che va a toccare sia il Titolo V della Costituzione (cioè il sistema delle autonomie, che per il ragionamento che sto svolgendo c’entra comunque limitatamente o nulla) sia il Senato. Com’è noto, l’articolo 57 della Costituzione oggi impone l’elezione del Senato su base regionale, per cui, a Costituzione vigente, la proposta Renzi-Berlusconi si troverebbe ad affrontare lo stesso problema che presentava il porcellum, cioè la possibilità di creare maggioranze difformi tra Camera e Senato – problema assente nel vecchio sistema proporzionale in vigore fino al 1992 e poi aggirato col sistema dei collegi uninominali usato fino alle elezioni del 2001. Nei piani di Matteo Renzi la legge elettorale (legge ordinaria) dovrà andare di pari passo con l’abolizione del Senato come organo elettivo (legge costituzionale) – simul stabunt, simul cadent – poiché Renzi probabilmente sa benissimo che il sistema applicato al Senato ci darebbe un nuovo porcellum, pur corretto dai difetti di incostituzionalità. Anche qualora la legge di riforma costituzionale non riuscisse a vedere la luce ma poi si volesse andare avanti sul fronte elettorale, il possibile stratagemma dell’introduzione di un eventuale premio di maggioranza nazionale a Palazzo Madama sarebbe fonte di un’altra dubbia costituzionalità (infatti, nel 2005, il presidente della Repubblica Ciampi intervenne presso l’allora maggioranza di centrodestra per spostare i premi a livello regionale proprio in virtù di questa lettura della Costituzione).

Com’è noto, le riforme di tipo costituzionale richiedono tempi più lunghi rispetto a quelle effettuate per mezzo di legge ordinaria, inoltre richiedono numeri diversi. Insomma, per farla breve, per ottenere questo pacchetto di riforme è necessario il consenso di Silvio Berlusconi. Sottolineerei inoltre che l’impianto di coalizione della proposta fa tornare tra le braccia dell’ex premier il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, e che in fondo a Forza Italia il porcellum, per vari motivi, piaceva assai, e allora uno scenario già si delinea: o il testo elettorale viene approvato prima di quello costituzionale, e allora deve contenere qualche disposizione per il Senato, o vanno di pari passo, o addirittura quella costituzionale è approvata prioritariamente rispetto a quella elettorale.

Nel primo scenario, Forza Italia e un probabilmente addolcito Nuovo Centrodestra avrebbero vita facile ad incassare un simil-porcellum e poi bloccare il resto con qualche pretesto (governo che cade e di corsa al voto). Nel secondo scenario e nel terzo scenario, qualsiasi ghiribizzo potrebbe bloccare la riforma e consegnarci così al voto con questo sistema elettorale ed istituzionale che, salvo stravolgimenti nelle urne (sempre possibili, per carità, soprattutto con un elettorato che sta diventando col tempo sempre più fluido) consegnerebbe il paese alle larghe intese perenni tra un recalcitrante Pd e Silvio Berlusconi.

Ed in ogni scenario di questo tipo ci sarebbe chiaramente un grande perdente nella nostra scena politica: Matteo Renzi.

3 thoughts on “Legge elettorale: Silvio 1 – Matteo 0

  1. lapinsu

    Sul fatto che la costituzione andrebbe riformata PRIMA della legge elettorale sono d’accordissimo: le nostre istituzioni sono vecchie e farraginose, inadatte a gestire il governo di un paese nel XXI secolo. Una volta delineati bene i nuovi organi istituzionali sarebbe sicuramente più facile creare il “vestito elettorale” da mettergli addosso. Ma in pratica è più facile fare il contrario a causa – ironia della sorte – dalla farraginosità delle nostre istituzioni.

    Che Berlusconi e Alfano possano fare spallucce dopo aver incassato il simil porcellum senza riforma della costituzione è una eventualità possibilissima (per altro tu hai il merito di averla evidenziata, perchè fino ad ora non ne ho trovato traccia in nessun articolo, complimenti) e le opzioni sono 2: o Renzi è un perfetto idiota e non ha previsto questa possibilità o ha qualche tipo di garanzia che lo tuteli da un giochino di questi tipo.

    Per ora non so esprimermi: Renzi è agli inizi e il suo operato da segretario ancora troppo vergine per essere giudicabile. Gli va comunque dato atto di 2 meriti:
    1. tiene in pugno il suo partito e la larga maggioranza ottenuta ieri ne è la riprova
    2. ha un decisionismo assolutamente alieno a qualunque suo predecessore piddinopidiessino, il partito tentacolare per eccellenza, il vero erede in questo senso della fu Democrazia Cristiana

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    1. Corrado

      Ho sentito il discorso integrale di Renzi e il percorso prevede l’approvazione finale della legge elettorale prima di quella della legge costituzionale (la cui prima lettura dovrebbe concludersi entro le elezioni europee, sempre a sentire Renzi). Lo scenario, quindi, è quello per cui la legge elettorale va in porto e poi quella costituzionale vediamo.

      Inoltre, Renzi ha parlato di una clausola di salvaguardia per il Senato (proprio per non lasciarlo privo di un’analoga riforma elettorale) i cui dettagli ho trovato in un video esplicativo su YouDem (http://www.youdem.tv/doc/264246/il-sistema-italicum-premio-di-maggioranza-e-secondo-turno-eventuale.htm), dove si precisa (cosa che Renzi nel suo discorso alla direzione del Pd non ha fatto) che questa clausola prevede un sistema analogo a quella della Camera, salvo il fatto che i premi di maggioranza sono distribuiti regionalmente e non su base nazionale. Superfluo – mi pare – come questa clausola, se in vigore alle prossime elezioni – ci riconsegni pari pari uno dei vizi del Porcellum (il rischio di due camere con maggioranze diverse) e quindi significhi che l’obiettivo della certa (e per molti versi apparente, a mio avviso) governabilità perseguito da Renzi sarebbe palesemente mancato.

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      1. lapinsu

        Situazione molto ingarbugliata.
        Renzi c’ha messo la faccia su questa riforma elettorale e ci ha scommesso molto, probabilmente troppo.
        Di sicuro però il pantano è tale che anche SB ha pochi margini per i suoi magheggi.
        Alla fine, perchè tutto vada in porto secondo il piano iniziale, Renzi dovrà guardarsi più dai franchi tiratori interni che esprimono le molte anime del PD: se il correntino di Cuperlo diventasse correntONE sarebbe difficile già approvare la legge in sè, figuriamoci la riforma costituzionale

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