Mezze verità urlate e distorte, ovvero della politica del Movimento 5 stelle

Mario Michele GiarrussoA tracciare le linee di massima che riguardano l’azione parlamentare e la comunicazione politica del Movimento 5 stelle si riscontrano due fattori ricorrenti: il primo è quello di concentrarsi su questioni o tematiche sacrosanti o comunque ragionevoli, ma assolutamente marginali se non addirittura irrilevanti, mentre il secondo è quello di raccontare o denuciare problemi in maniera assolutamente parziale nei fatti ed esagerata nei toni allarmistici. Per quest’ultimo caso, prendo ad esempio le polemiche riguardati le modifiche dell’articolo 416 ter del codice penale, che punisce lo scambio elettorale politico mafioso.

L’attuale articolo 416 ter punisce lo scambio elettorale politico mafioso («chi ottiene la promessa di voti») solo in cambio di erogazioni di denaro e con una pena dai sette ai dodici anni. La riforma in discussione in parlamento si trova attualmente alla quarta lettura (la seconda al Senato):
in prima lettura alla Camera (16 luglio 2013) si riformulava il reato («Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti»), si alleggeriva la pena (quattro-dieci anni) e si allargava l’area di punibilità dello scambio all’erogazione non solo di denaro ma anche di altra utilità, e anche a chi procaccia consapevolmente voti;
in prima lettura al Senato (28 gennaio 2014) si riformulava nuovamente il reato («Chiunque accetta la promessa di recuperare voti») ritornava alla pena di sette-dodici anni, si allargava ulteriormente il reato alla «disponibilità» a soddisfare interessi ed esigenze dell’associazione mafiosa e si sostituiva l’attività di procacciare voti con la promessa di procurare voti;
in seconda lettura alla Camera (3 aprile 2014) si ritornava alla formulazione originaria della pena, cioé quattro-dieci anni, e si eliminava la «disponibilità» a soddisfare interessi ed esigenze dell’associazione mafiosa.

Ora, se io fossi negli amici a 5 stelle ci andrei un po’ cauto nell’accusare, dopo la seconda lettura alla Camera, la maggioranza ed il centrodestra di essere «il governo delle larghe intese sulla mafia» che pratica «sconti di pena ai mafiosi».
Innanzitutto, per restare nel merito, perché a) esiste la proporzionalità delle pene, per cui, a confronto col reato di associazione mafiosa (pena di sette-dodici anni, su cui è al momento tarato il 416 ter) si potrebbe, in linea di principio, argomentare non in maniera irragionevole in favore o di un inasprimento della pena relativa al detto reato di associazione o di un alleggerimento della pena per il mero scambio elettorale politico-mafioso, e b) è tutto da dimostrare che sia l’asprezza di una pena a fornire efficacia concreta al perseguimento di un reato – anzi, legare la forza di una norma alla mera durata della pena che prevede è un po’ rozzo.
In secondo luogo, perché nei confronti del testo votato alla prima lettura alla Camera nel luglio 2013 e che già alleggeriva la pena, non solo l’associazione Libera, la scorsa estate, incitava alla definitiva approvazione in Senato, tutt’al più invitando a modifiche riguardanti la formulazione del reato ma non la pena (per poi, ad onor del vero, esprimere più recenti perplessità sull’alleggerimento della pena a seguito della seconda lettura alla Camera, pur comunque chiedendo un’approvazione definitiva del testo), ma i deputati stessi del Movimento 5 stelle votarono a favore della riduzione della pena per scambio elettorale politico-mafioso a quattro-dieci anni. Riduzione votata all’unanimità, 503 presenti, 503 votanti, 503 favorevoli, tra cui alcuni dei volti più noti del movimento come Alessandro Di Battista e Luigi De Maio, e comunque tutti i presenti in aula del movimento. Anche loro, all’epoca, nelle «larghe intese sulla mafia»?

Per quel che riguarda l’eliminazione, in seconda lettura a Montecitorio, della «disponibilità» a soddisfare interessi ed esigenze dell’associazione mafiosa, segnalerei le parole del procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, come riportate da RaiNews24:

"Una norma perfetta" quella approvata alla Camera sul voto di scambio politico mafioso. Così commenta Franco Roberti, Procuratore nazionale Antimafia. "Abbiamo una norma perfetta – dice- e veramente utile a contrastare lo scambio tra politica e mafia". Roberti spiega che il testo del Senato, ora corretto dalla Camera, presentava una norma "estensiva che è stata criticata da molti magistrati e giuristi." Limiti che  "sono stati riassunti nel concetto di ‘difetto di tipizzazione’, la norma cioè era troppo estesa e ampia e poteva non essere norma di garanzia per i cittadini proprio per tale ampiezza".

Da segnalare, per completezza, anche l’intervista rilasciata dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rodolfo Maria Sabelli, che chiede l’eliminazione di quella formulazione e che, sulla pena (si era ancora a marzo), alla domanda se sette-dodici anni fossero troppi, risponde che si tratta di un comportamento molto grave e altresì riconosce che una modulazione della pena da parte del giudice nella parte bassa della forbice è comunque possibile.

Cosa voglio dire? Che certe reazioni sono esagerate e certe ricostruzioni dei fatti sono assolutamente parziali, intellettualmente non totalmente oneste e talvolta anche fantasiose. A tirare le fila del ragionamento grillino su questo tema, dovremmo paradossalmente dire (e non lo voglio dire) che i deputati del M5s a luglio furono anch’essi parte delle «larghe intese mafiose» che «calpestano il lavoro di Falcone» (a tal proposito, la norma voluta nel 1992 prevedeva originariamente una pena dai cinque ai dieci anni, poi innalzata nel luglio 2008), così come lo sarebbero oggi giuristi, magistrati ed associazioni antimafia che, in realtà, al massimo esprimono qualche perplessità sulla durata della pena, ma invitano ad approvare definitivamente quello stesso provvedimento che i senatori a 5 stelle stanno, invece, cercando di fermare in tutti i modi al Senato.

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