Breve, provvisoria e non esauriente guida al socialcoso chiamato Twitter e alle persone che lo frequentano

By | 6th July 2014

twitter Dopo un periodo di uso intensivo di Twitter – diciamo circa tre anni – mi sono fatto un’idea di certe sue dinamiche e del numero e tipo di schiantati che lo popolano. Alcune sono caratteristiche di Twitter in sé, altre invece riguardano in generale il mondo dei social network e dei rapporti via internet in genere. Degli esempi fatti sotto, alcuni sono veri, altri verosimili e ispirati alla realtà, altri inventati.

1) Nulla, anzi, nessuno è reale: a meno che non vi capiti di scambiare chiacchiere con amici che conoscete nella vita reale, nulla di quello che viene scritto è reale, né lo soni le persone che lo frequentano. Innanzitutto perché nessuno, in realtà, né parlando né nel testo scritto si limita a 140 caratteri spazi inclusi, motivo per cui quello che viene fuori è necessariamente distorto, e lo è in misura maggiore di quanto avvenga normalmente su internet, mezzo che già di per sè disinibisce, permette comportamenti che mai si avrebbero nella vita reale e per giunta talvolta crea proiezioni e complessi psicologici – insomma, ci si inventano storie. In secondo luogo perché people show off: c’è chi ostenta una vita sociale impegnatissima, chi si deprime pubblicamente magari non avendone tutti i motivi, chi finge un carattere che non ha (o si descrive come non è), chi fa il fenomeno senza poterselo permettere, eccetera. Bah.

2) Ti insegnano tutti come vivere: questa è una sottocategoria interessante. Non parlate di questo, avete rotto con questo argomento, questo non si fa, questa musica fa schifo (io ho smesso di rompere l’anima agli altri per i loro gusti musicali poco dopo uscito dal liceo, per dire), c’è chi addirittura ti dà consigli personali avendo letto solo il tuo profilo Twitter. Di vivere e lascia vivere non hanno sentito parlare, sembra, o magari pensano a un solo possibile stile di vita accettabile, cioè il proprio. Tanto cinismo sempre, tanta noia alla lunga.

3) Occhio ai gruppi che confabulano: questa è una cosa che ti crea un sentimento di esclusione come neanche la piccola fiammiferaia. Lasciamo la categoria a parte dei giornalisti, in particolare dei giornalisti politici, che l’attività di parlarsi tra loro la praticano anche sui giornali o in tv. Parliamo dei giuristi o aspiranti tali, o degli appassionati di fotografia o di chi segue un particolare account e ne scimmiotta il linguaggio. Sia chiaro, non è mica tanto colpa loro, anzi, è normale che coloro hanno argomenti in comune ne parlino – una delle poche cose in comune con la realtà – però, ecco, se loro scrivono in pubblico, urbi et orbi, e tu leggi e contemporaneamente non sai con chi discutere dell’influenza del positivismo francese sull’utilitarismo inglese, beh, non sentirti in colpa e lascia perdere. Chiudi Twitter, metti il telefono in tasca e va’ da quella biondina che in biblioteca sta leggendo Sartre.

4) Mai fidarsi né affezionarsi: questo è un errore esiziale, tipico di tutti i rapporti via web, ma soprattutto di Twitter, in virtù del punto 1 e delle distorsioni che implica. Va bene, quindi, discutere più con alcuni account che altri, va bene anche usare la messaggistica diretta, ma no Skype, no telefono, no Facebook, no Whatsapp prima di essersi almeno presi un caffè insieme (oppure allo scopo di organizzarsi per prendere un caffè insieme, al massimo). E comunque resta il fatto che così si costruiscono rapporti intepersonali, addirittura di presunta amicizia, con persone che in realtà non conosci, o che potrebbero in teoria inventare storie (vedi punto 1), o su cui la fiducia potrebbe essere, forse (ma non è detto) mal riposta, o che soprattutto non conoscono te e fai la fine del muro del pianto di fronte a un ebreo. Già gestire la realtà con tutti i suoi rapporti non è facile, gestire un doppio livello di realtà è Matrix.

5) Lontano da chi ama avere groupie: che si tratti di cosiddette twitstar o di ragazzini che si occupano di sport o musica o di personaggi socievoli e carini, c’è chi ama circondarsi di un gruppo di fan. Il titolare di un blog sportivo che lancia le sue fatwa o la ragazza carina che se la tira e si circonda di adulatori o il sedicente esperto in questo o quel campo che si crea un’autorità dal nulla – ecco, non finite nei loro circoli perché poi fate la figura dei polli o dei tifosi da curva mentre siete dentro, ed uscirne può comportare qualche scazzo sgradevole per sé e per gli altri. E, in generale, never take Twitter seriously.

6) Ferma in tempo i retwittatori pazzi: una categoria di twittatori è quella che ritwitta molti pezzi delle sue discussioni. Se poi avete parecchi contatti in comune, vi accorgerete che di discussioni ne ha tante, tante, tante. Dispiace perché magari sembrano brave persone e fanno ridere, però è bene starne alla larga: vi si intasa la twitline e non ci capite più nulla (a meno che non siate anche voi socialcazzeggiatori seriali, in quel caso forse potreste tollerare la faccenda).

7) E’ come essere al bar: lo sapevo da tempo, ma recentemente l’ho realizzato più compiutamente, ed è una regola generale che probabilmente include tutte le precedente ed anche altre. Essere su Twitter è un po’ come essere al bar: tutti dicono la propria e pochi dicono la verità. Il problema è che chi va al bar sa come comportarsi e cosa dire, su Twitter no. Perciò, direi, come regola generale, di non scrivere cose che non diresti ad alta voce al bancone del bar (sto iniziando ad adottarla anche io, seppur lentamente), tra l’altro la cosa potrebbe avere risvolti professionali sgradevoli, poiché può davvero leggerti chiunque, a meno che tu non abbia un profilo protetto (ma anche così le tue cose possono circolare facilmente, basta uno screen shot). Non sei in famiglia, non sei col compagno o con la compagna, non sei tra amici. Anche usare un nickname ed essere irriconoscibili conta fino a un certo punto: sei in pubblico, e mi pare che ci sia qualche teoria psicologica o psicanalistica che descriva molto bene perché non mostriamo totalmente i nostri sentimenti agli altri.

POST SCRIPTUM: può anche darsi che abbia scritto cavolate, siete liberissimi di farmelo notare.

One thought on “Breve, provvisoria e non esauriente guida al socialcoso chiamato Twitter e alle persone che lo frequentano

  1. lapinsu

    Uso tw da circa due anni e condivido (più o meno) quel che hai scritto. In genere si commette l’errore di dare ai SN un valore, un’autorevolezza e un ruolo che, per fortuna, non avranno mai.

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