La difficoltà del votare

By | 1st January 2018

Di Thern – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25208058

In questo blog raramente aggiornato la politica è l’argomento probabilmente trattato con maggiore frequenza, tra l’altro esponendo opinioni che, col tempo, sono anche andate cambiando. Quest’anno alcune di queste opinioni andranno finalmente soppesate in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo.

Cinque anni fa ero in Albione e suggerivo di votare Partito Democratico, pur non potendolo votare io stesso (non ero iscritto all’AIRE, mentre ora lo sono). Fu una scelta fatta un poco per esclusione, un poco per la volontà di non vedere altri personaggi avventurosi al governo. Cinque anni dopo noto che dalle parti dello stesso partito si cerchi di portare avanti l’immagine di “forza tranquilla” (alla François Mitterrand), nonostante nel frattempo i cosiddetti rottamatori abbiano preso in mano il partito e un pezzo della storica classe dirigente abbia deciso, per motivi non solo politici ma anche personali, di andarsene e fare la loro battaglia da fuori – extra ecclesiam nulla salus, a mio avviso, ma, come dicevo, qui alcune battaglie fatte sono state tutto fuorché politiche.

A differenza di cinque anni fa, il PD ha su di sé l’onere del governo, un onere che però non è derivato da una vittoria elettorale, bensì dalla necessità aritmetica prima ancora che politica di creare una grande coalizione nel 2013 e, successivamente, di cercarsi piccoli e liquidi alleati in parlamento.

Sono indeciso se confermare la mia preferenza per il PD a marzo, se indirizzarmi verso qualche forza politica minore più affine a me ideologicamente, se concentrarmi esclusivamente sul candidato da votare nel collegio estero, o se fare altre considerazioni di tipo tattico, o, addirittura, se astenermi. Non so, ma ho alcuni punti fermi (o quasi) che intendo utilizzare per scegliere, e li elenco qui sotto.

Di nuovo, come ormai da metà anni ’90, l’Italia che cresce è un’Italia che cresce molto meno del resto del continente. Allo stesso tempo, come cinque anni fa, penso che l’Italia di tutto abbia bisogno tranne che di avventurosi al potere. Per quel che mi riguarda, la promessa renziana (finora decisamente e fastidiosamente disattesa) di far sì che il contratto a tempo indeterminato sia il modello di contratto prevalente nelle nuove assunzioni è qualcosa a cui presterò attenzione. Non amo le sbragate in ambito economico (flat tax, super sussidi, soldi per tutti) ma continuo a pensare che il fisco in Italia sia un problema, così come lo è la qualità della spesa pubblica; diffido del senso comune che maschera superficialità, e le sparate securitarie e/o nazionaliste in tema di immigrazione poco mi appassionano, ma capisco che il mero invito alla solidarietà non basta. Ho sempre dato importanza alle riforme costituzionali, ma la battaglia del 4 dicembre 2016 è andata come è andata, quindi, forse, il tema deve essere temporaneamente tralasciato – bisogna sapere perdere, non sempre si può vincere. Per me i diritti civili sono importanti e guardo con estremo favore le proposte che agevolano l’acquisizione della cittadinanza per i giovani figli di stranieri in questo paese, inoltre sostengo la legalizzazione delle droghe leggere. Penso che si debba lavorare per una maggiore integrazione europea nel segno della rappresentatività democratica, reale e percepita, delle sue istituzioni, e che questa si debba ottenere con almeno un passaggio che contempli la consultazione popolare.

In generale (molto in generale), la vedo così. Ho scritto per chiarirmi le idee, soprattutto. Per quel che riguarda voi laggiù, vi vedo molto incavolati e assai lamentosi, ma ammetto che si tratta di un giudizio probabilmente superficiale distorto dalla distanza. Probabilmente mi sbaglio. Se, però, ho ragione, allora tengo solo a precisare che a essere incavolati, a mio avviso, ci si sfoga, ma nel momendo della decisione ci si lascia guidare dalla pancia e si giudica assai male.

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