Destra e liberismo

By | 17th November 2009

Ho avuto modo di leggere un articolo di Roberto Tamborini, docente di Macroeconomia e di Mercati finanziari e attività economica presso l’Università di Trento, riguardante il rapporto tra il liberalismo/liberismo e la destra italiana degli ultimi quindici anni, così come plasmatasi sull’asse creatosi tra la Lega Nord, Silvio Berlusconi e la sua epopea finaziaria e politica, e lo sdoganamento del Msi. E’ una lettura utile: un po’ carente dal punto di vista della spiegazione dei fenomeni e dei comportamenti che illustra, certamente li descrive benissimo e fornisce un quadro impietoso dello stato del liberalismo in Italia, e del suo approccio a destra di cui ancora due o tre mesi fa trovava di che scrivere il Corriere della Sera.

Trovo esagerata la considerazione secondo cui l’Italia liberale «non ha storia, non ha tradizioni», anche perchè è da lì che nasce, tra l’altro, lo stato unitario. Non ha senso fare paragoni con l’Italia mussoliniana (ottant’anni difficilmente passano invano), e non è certo il ceto produttivo del nordest, pidiellino e reazionario, ad essere il primo problema di questo paese (o ad essere un problema tout court).

Sostanzialmente, però, quello dipinto da Tamborini è un quadro in cui emerge nettamente l’inadeguatezza della destra italiana di fronte a certe grandi questioni di modernità, di democrazia e di sviluppo economico: «Gli italiani amano il proprio “privato”, il proprio lavoro autonomo, ampi spazi di libertà economica propria. Alle parole concorrenza, mercato, associano maggiore efficienza, migliore qualità, maggiori opportunità. Ma la vittima illustre di questa indagine è la disponibilità concreta a giocarsi in una società aperta in cui queste virtù, estese a tutti, diventano minacce. Allora le privatizzazioni sono viste con scetticismo, se non insoddisfazione. La gestione pubblica dei servizi collettivi rimane un baluardo contro il timore di prezzi elevati, discriminazioni di accesso, e disuguaglianze tra ricchi e poveri. Gli ordini professionali mettono balzelli, ma pochi “rischierebbero” una prestazione da un professionista fuori dall’albo. Scorciatoie e protezioni dalle asperità della concorrenza sul posto di lavoro (pubblico o privato che sia) sono un male tollerabile in quanto necessario. La trasmissione ereditaria del posto di lavoro, del negozio, dell’azienda, del patrimonio è un valore associato a quello della famiglia. La competizione internazionale, la delocalizzazione, la globalizzazione sono minacce che richiedono protezioni attive da parte del governo».