La parziale illusione dell’ingegneria istituzionale

Le ultime novità che vengono dalla politica italiana riguardano l’accordo raggiunto dalle tre principali forze politiche (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Forza Italia) rispetto a una nuova legge elettorale ispirata a quella in vigore in Germania ma, in realtà, differente in numerosi e sostanziali dettagli. Le probabilità che questa venga approvata appaiono alte, ma pochi metterebbero la mano sul fuoco, visto che l’intoppo è dietro l’angolo.

La spinta all’accordo da parte dei vertici dei tre partiti (Renzi, Grillo, Berlusconi) sembra svelare un’attitudine secondo la quale gli interventi di carattere costituzionale e istituzionale siano le chiavi attraverso cui si può modellare il sistema politico e non solo politico. Detto in altri modi: questa è stata un’altra legislatura in cui si è dato molto peso alle riforme elettorali e costituzionali, anche giustamente, dove però la spinta verso cambiamenti economici e sociali ha trovato numerosi ostacoli e tentennamenti. Pensiamo, ad esempio, al Jobs Act del governo Renzi, che doveva essere il testo che avrebbe rilanciato il contratto a tempo indeterminato, con lo sfoltimento delle forme contrattuali e il rinnovo delle politiche attive per il lavoro e dei sussidi. Quelle novità positive riguardanti l’occupazione e la stabilizzazione avute nell’ultimo triennio sono state probabilmente causate soprattutto dalla decontribuzione temporanea dei nuovi contratti e dalla congiuntura economica internazionale. L’ennesima riforma del mercato del lavoro ha invece lasciato tanti e tali spazi alle eccezioni rispetto a quello che doveva essere il nuovo modello prevalente di rapporto di lavoro, cioè il contratto unico a tutele crescenti, da aumentare sì la stabilità del posto di lavoro, ma permettendo altresì parecchie zone grigie (vedi gli interventi fatti in materia di contratto a tempo determinato o l’uso come minimo improprio dei voucher, ad esempio), oltre a non intervenire in maniera efficace rispetto all’occupazione giovanile (ancora in forte crisi) e al rilancio delle politiche per l’impiego (non sembra migliorato molto nei centri per l’impiego e misure come Garanzia Giovani non sono sembrate un esempio di efficacia).

Continue reading “La parziale illusione dell’ingegneria istituzionale”

Tre giorni a Grisciano

A fine agosto, come volontario della Protezione Civile, ho avuto l’opportunità di passare tre giorni nel campo di Grisciano, frazione di Accumoli, in provincia di Rieti, a 3 km dall’epicentro del terremoto che il 26 agosto ha provocato 296 morti e causato numerosi danni a cavallo tra Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria. Non faccio da molto tempo parte del corpo dei volontari, ed è stata la prima mia esperienza in servizio di questo tipo. Devo dire che due cose mi hanno colpito.

Foto del campo dei volontari, poco distante da quello degli abitanti di Grisciano. Io, fortunato, non ho dormito in tenda, ma in roulotte.

La prima è il fatto che la vita nei campi per le persone colpite dal terremoto sia sì difficile per tutti (e fin qui è tutto scontato), ma lo sia in particolare per le donne. Faccio alcuni esempi. Nel campo di Grisciano, uno di quelli gestiti dalla Protezione Civile della regione Abruzzo, erano a disposizione dei moduli per i bagni che, nei primi giorni, non prevedevano distinzione nell’utilizzo tra uomini e donne. Considerando che si trattava di bagni turchi (mi hanno spiegato che questi sono più igienici dei bagni normali, visto che evitano contatto con superfici), capirete la difficoltà. Un altro aspetto problematico per le donne è quello che riguarda una serie di prodotti personali che le più timide o le più riservate evitavano di chiedere. Nel periodo in cui sono stato a Grisciano, c’era a gestire il magazzino e a effettuare l’inventario un ragazzo assai in gamba, che, se non ricordo male, si chiama Dante. Ciononostante, nel chiedere certi tipi di prodotti, alcune signore, specialmente le più anziane, preferivano rivolgersi a una presenza femminile, quando era presente, piuttosto che a un grosso e un po’ barbuto giovanotto. Inoltre, nel fare l’inventario dei prodotti, magari un uomo non coglie la differenza tra un assorbente e un salvaslip, mette tutto in un mucchio e rende la ricerca successiva più difficoltosa (quest’ultimo aspetto me l’ha fatto notare la bravissima Daniela, che era nella mia squadra). In generale, in quel contesto, non esiste praticamente la privacy e tenere un’igiene personale quotidiana e curata come nella vita normale non è affatto scontato. Continue reading “Tre giorni a Grisciano”

A couple of weeks in Gelsenkirchen

Neumarkt, Gelsenkirchen
Neumarkt, Gelsenkirchen

I admit that the only thing I knew of Gelsenkirchen before being there was their football team. I can say, now, that, honestly and with no offence, there is not much else in the city.

I have spent two weeks in the city to visit my girlfriend (she currently works and lives there), one in May and one in June. What I can say of Gelsenkirchen is that I have not been much impressed (indeed, half of the pictures of my German weeks have been taken during the day I have spent in Cologne).

Nice flowerpot
A sign of the mining heritage,
in the Altstadt

Alright, I had some anticipation of what I had to expect after reading some stuff on the internet: a small village turned at one point into a large mining settlement and then suffering the decline of its core industry, well, what could it offer? There is no academic institution in Gelsenkirchen, and you notice that when you see that the only young people in their ’20s hanging around are in many cases young mothers with their children.

So, as soon as you leave the central station, what you find is Bahnhofstrasse, which is a sort of high street with shops, cafés, fast food restaurants and so on. At the end, you find Neumarkt and, next to it, Heinrich-Koenig Platz, which is, I guess, the city centre’s main square, and the Provost Church of St. Augustine, a gothic style church built in the XIX century and which I could visit only during my second trip to the city. I have been told that some interesting archaeological findings had just been found in the Platz, but I did not really investigate further on it.

Walk farther and you see the city council and library (nothing special) and the Musiktheater im Revier, which apparently is the most remarkable monument and cultural venue in Gelsenkirchen.

Musiktheater im Revier
Musiktheater im Revier

When it comes to dinner and nightlife, well, there is not much to mention either: some pubs, which serve good beer at a decent price, a lot of Italian restaurants, and if you do not have a car and want to stay in the centre there are not many options for you, I am afraid. Actually, even outside of the city centre you probably may need to be addressed by some local: once we have gone to Buer, a northern suburb, to play bowling, but we have been unlucky, as the venue we headed for was about to close (11 pm on Saturday night – I was a bit pissed off, I admit it). Consider that the city tram/metro stops a few kilometres away from Buer, and that we had to call a cab (€25 for a one-way trip back to the city centre, where I stayed), and you realise how unhappy my experience that night has been.

The Thousand Friends Wall, Veltins Arena
A wall with the names of Schalke 04 supporters
who have financially supported the club

If you are a bit into football, you should visit the Veltins Arena, which is located in the Schalke neighbourhood, which is the home, indeed, of Schalke 04, and named after the name of the local brewery, Veltins, the producer of an excellent lager beer. I was unlucky in my visit, though: both the stadium and the club museum were closed, but I took the chance to get some pictures. The (old) guard at the entry door could not speak English, I do not speak German, but when he started shouting “Fermé! Fermé!” in French, we found a common language and then I left. I have good memories of Schalke 04 in my youth: in 1997 they defeated Inter Milan in the UEFA Cup final, and, as an AC Milan supporter, I quite enjoyed it.

If you have ever happened to spend some time in the North East of England, the city which resembles Gelsenkirchen the most is Sunderland – at least to my eyes, those of a foreigner who does not know the place as a local would.
Heilige Familie, Gelsenkirchen
The Holy Family Catholic Church
Overall, I am under the impression that Gelsenkirchen is not a very lively place from the cultural point of view. I have checked on the internet and there are sometimes interesting electronic music events in the area (there was one in Dortmund with very popular and interesting names DJing, but I could not go; during my June trip, in Oberhausen they had Ruhr in Love, which, sadly, saw the death of a person last year – and I decided to not go either).
In general, as regards this area at least, life is (seems) not expensive at all, and, honestly, the reputation of German trains punctuality seemed quite excessive during my two stays.
If anyone from Gelsenkirchen, or from Germany, or any visitor of the city, wants to add a comment, to criticize or to expand on what I wrote, he or she is obviously welcome, firstly because there is not much on the internet (although I know I missed on visiting, for example, the Nordsternpark and the industrial heritage it has to show), and secondly (and mostly) because I will likely go back to Gelsenkirchen by October.

Tentativi

virus corpo umano Se ultimamente scrivo poco in questo mio nuovo blog, i motivi sono essenzialmente tre:
– la disperazione a cui mi porta la burocrazia, che mi porta a improvvisi viaggi a L’Aquila e a Roma;
– la ricerca di un modo per fuggire all’estero (ma ancora nisba);
– la lotta contro un virus che tiene in ostaggio il mio stomaco da domenica e mi condanna alla debolezza.

Scusatemi per il disagio, e forza Milan.

Quando dico no è no

i say no Ho appena scoperto che su Google Earth i segnaposto che metti sulla Terra rimangono anche sulla Luna, per cui visitandola scopro di abitare a meno di venti chilometri da un cratere che porta il nome del figlio di Matusalemme, nono nella classifica della longevità dai tempi della creazione (777 anni, oppure 753 secondo la versione dei Settanta) e che mio fratello lo scorso anno ha vissuto alcuni mesi ad una quarantina di chilometri dal monte lunare Piton.

Tutto ciò che avete letto finora non c’entra nulla con quello che avevo intenzione di scrivere. Vorrei, invece, sottolineare una cosa: se dico no, e spiego perché no, e non obietti al fatto che sia no, sono legittimato a pretendere da te che il tuo comportamento sia conseguente al mio no, e non che tu invece dica sì. Esempio: come sapete (ma potete anche non saperlo), sono entrato nella categoria dei disoccupati. In attesa di alcune cose che vorrei/dovrei fare dopo l’estate per iniziare a vedere un modo che possa approssimativamente tendere ad una mia appena decente e desiderabile sistemazione di qualche vago ed indefinito tipo, e meditando sull’opportunità di un lavoretto finesettimanale già propostomi e che non mi piace tanto, pensavo di fare quello che mi è già capitato per alcuni mesi durante i miei studi universitari: ripetizioni. Preparo il foglietto con scritto “Laureato in bla bla offre ripetizioni e aiuto allo studio nelle seguenti materie: bla bla e bla per studenti di scuole medie e superiori”. La sottolineatura non serve ad agevolare l’eventuale ricerca su Google, serve piuttosto a chiarire un concetto. Un concetto si chiarisce anche specificandone i termini, ripetendolo e addirittura chiedendo un’attenzione solenne mentre lo si espone: è ciò che ho fatto con mia madre. Nel momento in cui le chiedo di appendere l’annuncio appena preparato in giro per i negozi che lei frequenta (alimentari, macellerie, insomma roba da femmine di una volta)  le chiarisco il suddetto concetto: “i bimbi delle elementari no”. Perché no? Non ho voglia di star dietro i bimbi, e soprattutto prendono troppo tempo, ché devi star loro dietro quando fanno i compitini. Sono sicuro di aver ripetuto nei giorni successivi le stesse cose almeno un’altra volta.

Non è che io voglia necessariamente del tempo a disposizione, ma – come mia madre anche sa – probabilmente sarò impegnato 5-6 settimane tra marzo e maggio all’Aquila, per seguire dei corsi per ottenere quei pochi crediti formativi mancanti al fine di accedere a quei tirocini di abilitazione che la Gelmini si è inventata nel pieno mese di agosto – che poi uno dice la precarietà, la flessibilità, i giovani: quanto da me letto e constatato sul sito del Miur vale fino a nuovo decreto del ministero, perché valgono ancora quelli vecchi che fanno riferimento alla famigerata Ssis, che mi risulta sia anche discretamente costosa considerando che è dedicata a chi un lavoro più o meno sicuro ancora non ce l’ha; io il posto fisso pubblico non lo voglio, e non penso nemmeno che il problema dell’Italia sia quell’insieme di contrattini scemi da tre mesi, sei mesi, a da sigle da verso di gallina; tante volte basterebbe eliminare quell’ostacolo che consiste nel non sapere cosa fare per sapere cosa bisogna fare (no, non mi sono ripetuto, è come Toto che deve sapere dove andare per sapere dove deve andare, o come il centrosinistra di qualche anno fa che si riuniva per decidere se decidere di decidere, o cose del genere. Giuro che c’era veramente un comunicato di Piero Fassino di questo tenere e forse mi metto a cercarlo). E’ la burocrazia, bellezza, associata alla sfrenata voglia di legiferare sempre e comunque, e tu non puoi farci niente.

Scusate la digressione laburista: insomma, ho spiegato bene che i bimbi delle elementari no, ma c’è sempre l’inghippo, e nella fattispecie si chiama signora del palazzo di fronte, che a malapena prima salutavo e nell’ultimo mese me la sono ritrovata almeno tre volte a casa mia. La scena è la seguente: io, mia madre e la vicina in soggiorno, col sottoscritto che aspettava una chiamata per scendere – mi passavano a prendere per andare a pranzo da un amico. Iniziano a parlare dei figli – immancabilmente, e se usassi gli emoticon ora metterei un sacco di faccine incavolate – si arriva a parlare dei cavoli miei – “Glo’, se conosci qualcuno a cui servono ripetizioni…” – “Oddio Rosse’, ma adesso l’ho incontrata” (con accento napoletaneggiante per giunta, la signora dovrebbe essere campana, credo di Benevento). Fine del mondo. Morale: si mettono d’accordo in mia presenza per contattare un’altra signora del palazzo di fronte che, per inciso, è filippina e quindi c’è pure l’ostacolo della lingua. Io non volevo fare la figura del guastafeste, né di quello che non vuole darsi da fare (se mi ci metto riesco a essere pigro con criterio e ad ottimizzare il riposo), ma quando le due donne hanno iniziato a fissarmi, ho storto la bocca, ho detto “Ma…, veramente, fa le elementari…” e cose del genere, e insomma dico che va bene. Arriva la telefonata, vado via e delego mia madre a parlare con sta signora. Torno il pomeriggio e dice tutto bene. Bene, pensavo tra me e me, tanto vive qua di fronte, forse il problema non sussisterà più di tanto. Invece, il problema sussisteva: non avevano parlato di ore e io non avevo controllato gli orari di quei corsi di cui sopra. Morale: per alcuni dei prossimi cinque mesi dovrò essere contemporaneamente a dare ripetizioni tutti i pomeriggi fino ad esaurimento compiti ad una bimba straniera (argh) e allo stesso tempo a sentire lezioni sull’editoria in epoca fascista in qualche aula provvisoria da terremotati (tipo capannoni industriali) all’Aquila. Impossible is nothing, diceva qualche pubblicità, col cazzo rispondo io, per giunta per qualche soldo, non per un 6 al superenalotto.

Mi tocca disdire un impegno, e questa cosa mi irrita profondamente: non è che posso seguire sta bimba fino a inizio marzo e poi dire “cucù me ne vado” perché sta signora chiede un rapporto continuativo per la figlia che, seppur nata in Italia, non vive in un ambiente che la aiuta ad apprendere con proprietà la lingua italiana. Ora ci mando mia madre a parlarci, tiè, perché quando dico no e ti spiego perché no e tu non obietti perché no, allora non c’è motivo per cui sia sì, e soprattutto mi sto scocciando del correttore di Windows Live Writer che mi costringe a trasformare gli accenti gravi in acuti quando scrivo “perché” per non vedere quella linea rossa a zig zag che è insopportabile. Passo e chiudo.

Scrivere post del genere forse è terapeutico ed aiuta ad ordinare le idee.

Cose che faccio

Nozioni di diritto costituzionale, regionale, amministrativo, di contabilità dello stato, dell’ordinamento finanziario e contabile regionale, sulla privatizzazione del rapporto di lavoro con la P.A., sul CCNL del comparto Regioni ed Autonomie locali.

Mai, mai e poi mai avrei pensato che il primo concorso pubblico cui partecipo (e credo l’unico, visto l’entusiasmo che la cosa mi provoca*) avesse potuto mettermi in agitazione tanto da non farmi dormire. E’ come con gli esami universitari, che mi constringevano a 20-30 ore di veglia consecutive sia per motivi di studio, sia per l’impossibilità della mente di abbandonare lo stato di allerta e di lavoro intellettuale. C’è da considerare che: a) non so ancora quale posto sto contentendo ad altre sessanta persone circa; b) che partecipo solo perchè mi cadde sotto gli occhi quest’articolo, poichè spulciare gazzette e bandi non è proprio il mio hobby preferito; c) il lavoro impiegatizio pubblico mi tedia e lo trovo, ideologicamente parlando, detestabile.

Sabato mi laureo e devo organizzare ancora la festa (o meglio, il pranzo è già organizzato, manca da organizzare l’aperitivo, ma il Momart non mi pare l’ideale per l’ammucchiata parenti-amici che sto organizzando – anche per questioni di money che scarseggia).

Dopo arriva il Natale. Viva il Natale, ma che stress il Natale!**

* Profondo tedio, of course.
**Non vedo l’ora che arrivi il 26 dicembre, s’è capito?

Programma della settimana

november 2009

I miei impegni di questa settimana prevedono: sbrigare alcune pratiche burocratiche che riguardano il trasloco della nonna; seguire la mia paurosissima madre che si sottopone ad un’operazione alla schiena che una volta sarebbe stata rischiosa e ora – pare – sia invece una bazzecola laser da pochi minuti; tentare di capire come ottenere attenzione e vanataggio da Sky per via del mese e mezzo al buio (nota: il servizio clienti Sky è pessimo); completare la tesi (addolcire la prosa, controllare ortografia, punteggiatura, note e refusi di vario genere, stringere i margini, migliorare quelle conclusioni un po’ insipide, aggiungere citazioni se serve e q.b.); iniziare a leggere quel libro di Pierre Hadot preso in biblioteca ormai da dieci giorni e ancora non iniziato; prepararmi al superderby psicologico del fantacalcio tra amici, perchè perdere e finire a -11 dal primo posto e soprattutto a -8 dall’acerrimo rivale di sempre sarebbe oltraggioso per me e deleterio per la mia autostima fantacalcistica. Sveglia presto tutte le mattine, ricarica di un buon numero di euro al cellulare, due computer sempre accesi piazzati su word, chiavetta Usb sempre in mano, pazienza, Maicon e Thiago Silva in difesa e il trio dei giovani pupilli Pato-Paloschi-Bojinov in attacco (oppure Rocchi se Albertino resta ancora fermo causa problemi muscolari): mi sembrano buoni rimedi a questa settimana un po’ così che sta per iniziare.

Ah, dimenticavo: devo dare verve a questo blog.

L’idea che ho in questi giorni

charles-schulz-peanuts-think-bigHo un blog da tanti anni, su un’altra piattaforma, ma voglio abbandonarlo. Sento che molte cose che ho scritto là, ormai, non mi appartengono più, anche se credo che nessuno si metterà a spulciare gli archivi dei miei post che risalgono, addirittura, alla primavera del 2003. E’ un blog che proprio per questo motivo ho trascurato, aggiornandolo più o meno frequentemente – in base alla voglia, al tempo libero e ai periodi – di pensieri estemporanei, video di YouTube, cose futili e riflessioni sportive. Vorrei ricominciare, poichè credo che la scrittura, soprattutto se resa pubblica, svolga una funzione educativa di sè, se non anche psicanalitica.

Sono Corrado, vivo in provincia di Teramo, tra un mese termino i miei studi universitari con una laurea specialistica in Filosofia e storia della filosofia presso la Sapienza di Roma, nel corso della mia vita ho desiderato essere, di volta in volta, astronauta, veterinario, chirurgo plastico, ambasciatore, giornalista, politico, professore universitario. Al momento, l’unica prospettiva che ho, nella migliore e più ottimistica delle ipotesi, è quella di un impiego pubblico a Roma. Altrimenti, disoccupato a casa di mammà.

Tutto questo non mi esalta.