Auguri

champagne_toast Agli amici che mi leggono, ai pochissimi lettori che mi sono rimasti a causa dei miei letarghi bloggherecci, a chi non mi legge più e anche a chi nemmeno sa della mia esistenza, auguro un felice e prospero anno nuovo!

Dovrebbe essere la volta buona

windows-live-writer Ci avevo già provato in passato, ma credo che con il passaggio a WordPress ora ci possa riuscire.

Se tutto va bene, questo è il primo post scritto utilizzando Windows Live Writer, e trovo che, effettivamente, sia molto più intuitivo dell’editor della piattaforma (al quale, comunque, non ho abitudine).

Nel frattempo, se vi servono, ho otto inviti per il test di Google Wave, che non ho ben capito cos’è, nè come si utilizza.

L’idea che ho in questi giorni

charles-schulz-peanuts-think-bigHo un blog da tanti anni, su un’altra piattaforma, ma voglio abbandonarlo. Sento che molte cose che ho scritto là, ormai, non mi appartengono più, anche se credo che nessuno si metterà a spulciare gli archivi dei miei post che risalgono, addirittura, alla primavera del 2003. E’ un blog che proprio per questo motivo ho trascurato, aggiornandolo più o meno frequentemente – in base alla voglia, al tempo libero e ai periodi – di pensieri estemporanei, video di YouTube, cose futili e riflessioni sportive. Vorrei ricominciare, poichè credo che la scrittura, soprattutto se resa pubblica, svolga una funzione educativa di sè, se non anche psicanalitica.

Sono Corrado, vivo in provincia di Teramo, tra un mese termino i miei studi universitari con una laurea specialistica in Filosofia e storia della filosofia presso la Sapienza di Roma, nel corso della mia vita ho desiderato essere, di volta in volta, astronauta, veterinario, chirurgo plastico, ambasciatore, giornalista, politico, professore universitario. Al momento, l’unica prospettiva che ho, nella migliore e più ottimistica delle ipotesi, è quella di un impiego pubblico a Roma. Altrimenti, disoccupato a casa di mammà.

Tutto questo non mi esalta.

Blogopedia / Dopo la casta

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 19 settembre 2007.


Dopo la Casta, il liberismo. Saranno due settimane che Sua Santità il Corriere della Sera ha stabilito e soprattutto pubblicizzato la verità a proposito della teoria economica liberale, così come pubblicato in Il liberismo è di sinistra, libro edito dal Saggiatore (euri dodici) e scritto a quattro mani dagli economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, note firme, rispettivamente, del Sole 24 Ore e del già citato Corriere.
Il tema – il lettore lo capirà – avrà sicuramente fatto infuriare (o sbellicare dalle risate, dipende dai casi) chi liberista è (o si definisce) senza pur considerarsi di sinistra.
C’è il giornalista ed economista Nicola Porro (che lavora per Il Giornale), che sul suo Zuppa di Porro scrive a proposito: «per le mani mi è capitato un libello di due liberisti doc, Alesina e Giavazzi. Il titolo: Il liberismo è di sinistra. Chiaro no? Non solo Einaudi (come aveva affermato Walter Veltroni pochi giorni prima, ndr): ma da Smith ad Hayek, a Friedman a Nozick, e mettiamoci pure chi più ci piace della nostra banda, sarebbero di sinistra. Ho letto il libro. È pessimo. Le tesi sono sacrosante, e sono la rimasticatura dei pezzi fatti dai due prof su Corsera e Sole. Ma il punto è che i due sostengono che siano tesi di sinistra. A me delle etichette frega poco, come penso a molti liberali», lanciando l’accusa perchè «il timore è che dietro ci sia una sfacciata operazione elettorale: una minestrina calda per rassicurare i moderati che a sinistra possono trovare del liberisti doc. Da non comprare. Anzi da non subire».
Dell’etichetta, però, c’è chi si preoccupa, perché in fondo anche i contenitori hanno la loro importanza: Alesina e Giavazzi «cercano di spacciare idee di destra per idee di sinistra, citando perfino Margaret Thatcher: ma se il Labour si è spostato sulle posizioni dei Tories ciò non significa che la Thatcher fosse di sinistra, semmai che il socialismo inglese ha riconosciuto di avere sbagliato per decenni e che l’asse delle dottrine economiche dominanti si è spostato negli ultimi venti anni del XX secolo a destra», argomenta Harry, e soprattutto si ripropone «questo cliché, che sopravvive solo in Italia e che stupisce in bocca a due professori universitari: l’idea cioè che “sinistra” significhi bello e buono e “destra” brutto e cattivo. E’ così dunque che, per far passare come positiva una cosa tradizionalmente “di destra” qual è il liberalismo economico, i due debbano definirla “di sinistra”».
Ovviamente, qualcuno si impegna di combattere più precisamente la tesi della coppia. «La sinistra “moderna” (gargarismi) sarà anche bisnipote della gauche française di 218 anni fa, ma i suoi genitori più prossimi sono i filosofi (gargarismi) della lotta di classe e dell’egualitarismo sociale (…).
«Non solo, ha pure contratto matrimonio ideale con la parte più populista – e pauperista – dello schieramento cattolico, quello che adora la povertà altrui consapevole che si tratti di una risorsa di consenso formidabile nonché l’unico target sensibile al prodotto commercializzato, cioè una vita migliore a patto di dilazionarne la consegna al giorno del trapasso nell’aldilà. Certo, oggi le posizioni sono ulteriormente sfumate e, ragionevolmente, è difficile dare del marxista anche a Giavazzi, ma il cuore dell’elettorato mancino non mi sembra che batta appassionatamente per le libertà economiche e il premier che hanno votato tutto sembra fuorché un reaganiano convinto. (…)
«Non a caso, i cosiddetti poteri forti prediligono le cene con lui e con Veltroni a quelle organizzate dalla parte avversa, a meno che non si voglia sostenere che Montezuma indossi la corazza lucente di Paladino della Concorrenza Leale».
Così è scritto su La voce del padrone, secondo cui è parecchio discutibile che l’eroe del liberismo, oggi, in Italia, sia addirittura Pierluigi Bersani; non manca nemmeno la sferzata al campo destrorso, perché «in sintesi, il liberismo se non è di sinistra dovrebbe essere di destra, ma anche questa è un’affermazione discutibile. Il liberismo non è un’idea politica, ma un modello economico», e alla fine «chi crede nel liberismo, oggi, è costretto a barcamenarsi alla meno peggio e, se si colloca preferibilmente a destra, è solo perché da quella parte c’è almeno chi finge di starti a sentire mentre dillà ti prendono direttamente per malato».
Tesi sostenuta anche su Camelot Destra ideale, aggiungendo anche la difesa di alcuni provvedimenti del governo Berlusoni e la continua ripetizione della qualifica del prof. Giavazzi: non economista, ma ingegnere elettronico.
Non troppo carino, ed elude il merito della problematica, che alcuni affrontano con un excursus storico e quasi dottrinale (come Ismael), altri (Xamax) titolando con ironia: «E il socialismo è di destra?».
Sulla stessa lunghezza d’onda, scrivono anche altri blogger (per citarne alcuni, si vedano The Mote in God’s Eye, The Right Nation).
Rimangono comunque in piedi le bontà delle tesi liberiste di Alesina e Giavazzi, quindi, se Prodi vorrà fare il liberista, ben venga (così commenta La Favilla, ricordando comunque che gli ispiratori del centrosinistra italiano variano da Marx a Keynes…).
A difesa dei due economisti anche sulla questione della collocazione à la Gaber (di destra o di sinistra?) interviene il radicale JimMomo, che come il suo partito vuole portare la bandiera delle libertà economiche nella coalizione di centrosinistra (chiunque legga abitualmente questo blog, sa che assume spesso posizioni economiche e di politica estera più simili a quelle di Forza Italia che a quelle dei Ds, tanto per far comprendere): «più libertà vuol dire più equità, che le uniche politiche "di sinistra" sono quelle liberali, che le disuguaglianze provocate dalle politiche liberali sono le uniche tollerabili».
E inoltre, sull’etichetta di cui sopra: « Giavazzi e Alesina usano il termine "sinistra" in modo provocatorio, perché la battaglia si svolge in quel campo. Si rivolgono proprio a coloro che per riflesso gli attribuiscono valore innatamente positivo, per cercare di comunicare il fatto che il liberismo risponde ai loro principi, è politica di governo efficace a centrare i loro obiettivi».
A tutto ciò, una critica forte e sarcastica viene anche da sinistra. Ecco Titollo, giovane economista, che non se la sente affatto di far proprie le visioni di Alesina e Giavazzi, ottimi studiosi, sì, ma di destra: «In un Paese Normale (citazione dalemiana, ndr) una tesi così bislacca, oltre a ricoprire di ridicolo chi l’ha partorita, passerebbe totalmente inosservata nella galassia dei partiti di sinistra, troppo occupati a fare quella che si chiama "elaborazione politica seria". Invece sono convinto che in Italia, il libercolo dei due ayatollah RCS diventerà il piatto forte di seminari, convegni, meeting e forse pure di qualche documento programmatico. “Sinistra: dopo Marx & Engels, Alesina & Giavazzi”».

Blogopedia / InterNet, il web in neroblu e altre storie

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 10 settembre 2007.


Due giornate di campionato, goleade strepitose, due trofei già assegnati e la nazionale che stenta. A proposito di nazionale, sono davvero tanti i blog che si vergognano per i fischi alla Marsigliese, uno su tutti Mister X – «Cari francesi, perdonateci per gli incivili» – che altri non è che il famoso giornalista sportivo dagli occhi spiritati Xavier Jacobelli.
Grazie a Dio, ad ogni modo, è tornata la partita di pallone, e con essa il campionato che una volta era il più bello, ma è rimasto comunque il più difficile: portate il Real Madrid in trasferta a Cagliari o a Reggio Calabria, e capirete perché.

C’è l’Inter da battere, la squadra campione d’Italia che lo scorso anno ha macinato record a valanga. E gli intersti hanno anche il loro curatissimo blog, intitolato non a caso Bauscia, come vengono chiamati i nerazzurri. Nessuna immagine messa a casaccio, rubriche precise, aggiornamento regolare: Bauscia è un blog che è diventato un punto di incontro interista in rete, ma ha anche le sue fissazioni.

Fissazione numero uno: il TgCom, centro di potere dell’impero berlusconian-milanista che trasforma i campionissimi interisti in brocchi, e i cessi milanisti in fenomeni (che poi il Milan sia campione d’Europa e sempre nelle prime posizioni nei ranking internazionali, è un’altra storia). Specializzato negli attacchi a TgCom è il sardo Watergate: l’ultima sua tirata è contro la gestione del caso-Ronaldo ("Morto un Fenomeno se ne fa un altro"), ma ultimamente ha rispolverato lo sfogo del settembre 2006 di Hernan Crespo a Controcampo («Se l’Inter è prima ci sarà un motivo, o no?»).

Fissazione numero due: Roberto Mancini è un grande allenatore. Emblematico è il link al sito Io sto con Mancini.
Fissazione numero tre: questa più che altro è una rubrica, cioè le lettere a Massimo Moratti. Nel tempo, hanno scritto del presunto acquisto dell’Unità, della coppia Adriano-Martins come quella titolare per i prossimi dieci anni (parole passate del presidente, grave errore per i blogger bauscia), e soprattutto il tormentone estivo Cristian Chivu.
Fissazione numero quattro: la Juve che torna ina A con tutto il suo potere e gattopardescamente diviene tutto come prima. Si è visto in Cagliari-Juventus, col suo arbitro, infatti.

Anche l’altra sponda di Milano, quella più forte e vincente, ha il suo blog, anzi, ha un club, il Milan Blog Club, in cui, a differenza del blog interista (curato da quattro persone), ogni iscritto può pubblicare un post e dire la propria urbi et orbi. Sul blog, per rimanere ai post più recenti, si fa dell’ironia («Ma questi sono proprio convinti») sulle posizioni del Romanista (secondo cui solo Kakà è all’altezza di Totti per il Pallone d’oro), e si presentano e commentano di volta in volta le partite della squadra rossonera.

A proposito del Romanista: è sul sito del quotidiano giallorosso che vengono ospitati alcuni blog di tifosi; c’è Sbloggo per la Roma di Marinuzza, che in vista della ripresa del campionato lancia segnali ostili verso la Calabria («non dovranno esserci distrazioni come la scorsa stagione, affinchè la Reggina non si monti la corona in testa laddove la volta precedente, fummo costretti ad inchinarci») e che un mese fa presentava incazzature agostane, quelle precoci che poi nuociono alla salute per il resto della stagione («Va bene, possiamo perdere tutte le amichevoli che volete, ma con la Juve no! Con loro non è mai stata nè un’amichevole nè una partita come le altre, ma è ogni volta una sfida; una sfida al potere e alla sudditanza psicologica totale: arbitri, radio giornali e tv», scrive Marinuzza in occasione della vittoria bianconera su rimonta per 5 a 2 di questa estate).
Il Romanista ospita anche altri blog: Il Museo della Roma, Vivo di Roma, Il Raglio, Rosso e Giallo, ad esempio.

E gli juventini? Gli juventini meditano vendetta, è ovvio. Sul blog juventino della community di Libero ci sono vari banner: "Noi non leggiamo la Gazzetta dello Sport", "Io vinco sul campo", "Giù le mani dalla Juve", contro la Milano nerazzurra, ma anche "Dr. Cobolli e Mr. Gigli", in aperta polemica con l’attuale dirigenza, considerata dai tifosi più duri e puri troppo rinunciataria nella vicenda Calciopoli.
E c’è anche lo Juventus Blogger’s Corner, in cui, ad esempio e per rimanere ai fatti recentissimi, si elogia l’ultima prestazione della squadra: «Il pregio più grande, come già avete detto tutti voi, è la grinta, il carattere, la determinazione e la ferocia che i nostri ragazzi hanno tirato fuori per portare a casa i tre punti». A dimostrazione che questo è un campionato da giocare, come scrivono tutti, seppur con favorite, sfidanti ed outsider d’obbligo.

E tuttavia, in ogni caso, e alla faccia dell’imparzialità, cari lettori, sempre forza Milan.

Blogopedia / La “cosa” di Storace

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 5 luglio 2007.


Se anche voi, come Maurizio Gasparri, alla domanda sulle dimissioni di Francesco Storace rispondereste: «Non so, non ho seguito la vicenda», come riporta Anxae sul suo blog, be’, eccovi informati: l’uomo che un anno fa poté «tornare a fare il saluto Adduce senza fare incazzare Fini» (gioco di parole dello stesso Storace, con il cognome del senatore diessino Salvatore Adduce ed «al Duce») si è dimesso da Alleanza Nazionale, per fondare una costituente di destra, per un nuovo soggetto, in aperta e durissima polemica col leader del proprio partito.

E se qualcuno lo sbeffeggia – Rita, palesemente di sinistra, sul suo blog R-Esistenza infinita – per via del pensiero storaciano sul tempo del politeismo in cui dannatamente viviamo (vedi intervista dell’ex governatore ed ex ministro martedì sera a Otto e mezzo) e lo prende in giro (fonderà il partito del caciocavallo, con l’1% dei voti, tra la destra-destra della nipote della buonanima e la destra-centro di An, secondo Ouverture24), altri, aperti simpatizzanti del partito nato a Fiuggi si dividono.

Una parte dei blogger di destra accolgono si schierano dalla parte dell’ex ministro: Francidog ritiene che Storace abbia ragione, perché «in effetti chi è di destra vera pura e semplice, senza complicazioni "letterali" come centro-destra, ormai da qualche tempo non sa più su che simbolo fare la X sulla scheda elettorale. Infatti A.N. è ormai diventata "Forza Italia 2", non si notano differenze significative, e chi si identificava in posizioni più nette ed in qualche caso poco popolari ora vede le proprie idee sparire dai dibattiti, dai programmi di partito, dalla politica in generale insomma.eppure credo che non siano poi così poche le persone che la pensano in una certa maniera».

Ma c’è pure, ad esempio, il rispetto diffidente del Pizzino, che invita Storace a prendere contatto con la Fiamma Tricolore, ma non gli si accoda, rimproverandogli la "prostituzione" al ministero della Salute. O chi si accoda, come il blogger Verdier, a Storace nella critica a Gianfranco Fini: «Un partito comandato da un uomo che ha distrutto la base ed un elettorato che all’inizio aveva creduto in lui e poi è stato abbandonato, come una cosa vecchia, desueta, una zavorra (.). Io capisco che il signor Fini voglia frequentare i salotti buoni della politica, voglia far parte del PPE europeo e di tutte quelle cose che anela da chissà quanto. Ma quando un uomo si fa lasciare dai suoi amici più cari e poi dalla moglie, significa che qualche cosa non va (.). Se AN fosse un partito di centro e Fini non fosse stato il delfino di Almirante, direi: questo uomo è veramente in gamba. Ma per uno col suo passato, che passa il suo tempo a cercare l’applauso di Violante e Bartinotti invece che dei suoi elettori, non posso dire la stessa cosa».

C’è anche, d’altra parte, chi saluta con gioia la fuoriuscita proprio perché antistoraciano: è il caso dell’autore del blog di Camelot – Destra Ideale, ex missino, che accostando Storace (in maniera decisamente impropria, ad avviso di chi scrive) a Marcello Veneziani, Giuliano Ferrara ed Antonio Socci come uomo dei valori da difendere in questo Occidente disgraziato e decadente e senza radici – cristiane, of course – lo accusa di curarsi poco dei problemi reali, di inseguire i valori, o quello presunti tali, a danno della soluzione concreta delle cose, di un approccio empirico e liberale ai problemi della gggente, fino ad invitare gli storaciani ad unirsi alla nuova socialdestra abbandonando le proprie posizioni di potere.

Sul Megafono, l’autore, Domenico Naso (tra l’altro, collaboratore della rivista Ideazione e del portale Emporion), suggerisce agli amici di An di accompagnare "porchetta nera" via dal partito tra ali festanti di folla: «E’ una buona notizia per chi ha a cuore le sorti del centrodestra italiano e vorrebbe una destra moderna, europea e liberale. Gli ultimi rimasugli di veterofascismo di sinistra, dunque, abbandonano la destra che conta: il nuovo partito subito annunciato da Storace è la prova evidente che i cosidetti "sociali" hanno rappresentato fino ad oggi un freno al progresso del blocco liberalconservatore».

Più dialogante è Mirko De Rosa, sul blog Destra delle libertà: è vero che c’è bisogno di un congresso dopo cinque anni dall’ultimo, ma quali sarebbero questi valori traditi? E perché Storace mantiene quel posto che solo la sua presenza nel partito gli ha garantito (per via della legge elettorale, aggiunge il sottoscritto)? E se Storace non avesse atteso altro che creare il suo nuovo, micro-partito politico (l’accusa ricorre in molti blog)?

Tempi duri, ad ogni modo, per Alleanza Nazionale: dopo la partenza di Fisichella e Fiori, dopo la figuraccia di Selva, dopo La Russa e Gasparri che danno del matto a Gianfranco Fini, il divorziando del Family Day, è arrivata quest’altra tegola. Sarà colpa dello spostamento al centro di tutti i principali partiti politici, come scrive Liborio Butera. Sarà come disse Cacciari, il sindaco di Venezia: in Italia sono tutti un po’ democristiani. Forse anche in via della Scrofa, ecco perché Storace se n’è andato sbattendo la porta. Chissà cos’avrebbe combinato se fossero stati pure froci.

Blogopedia / Ragionieri disperati

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 26 giugno 2007.


Ke qst maturandi vadano ttt all’inferno!!!!! E lo scrivo nel loro linguaggio, senza vocali (come fosse ebraico) e con le k in ogni dove, almeno capiranno bene il messaggio. Dovete sapere, infatti, che leggere i loro blog è una tortura tremenda, tra parole incomprensibili, caratteri enormi dai colori più assurdi, stelline di sottofondo, canzoni da Mtv che partono a palla, foto, fotone, fotine e via discorrendo, in blog enormi dove capire semplicemente cosa leggere diventa difficile.

Arriviamo, però, al punto: questi ragazzi stanno affrontando la maturità, (oppure i FEM, Famigerati Esami di Maturità, secondo Chiaretta, sul suo blog su Windows Live Spaces), hanno appena terminato le prove scritte, e vogliamo capire cosa diamine pensano. Gli studenti di ragioneria esprimono parecchio disappunto: reporting e scostamento nella seconda prova di economia aziendale, sono parole sconosciute per loro. Probabilmente, saranno di quegli argomenti presenti nei programmi ministeriali che però nessun professore riesce mai a trattare entro la fine dell’anno.

«Ma chi lo conosce, ma chi l’ha mai studiato?», racconta la Namy (che, da quel che scrive, pare essere comunque bravina), mentre la descrizione più brillante è di Illy the best «Traccia più impestata non esiste». E vabbè. I maturandi di liceo classico se la sono passata meglio: non si lamenta nessuno, o quasi, di Seneca.

Tratto comune di tutti è la rete informativa messa in piedi, roba da far invidia a Cia e Kgb. Giadina ha fatto latino e ringrazia gli amici («Grazie all’Oliverio, a didda e a marta è stata 1 passeggiata! Evviva la collaborazione ke funziona sempre!», nel solito italiano da ventunesimo secolo), mentre El Griso ha un futuro da portalettere, visto il modo in cui ha affrontato la seconda prova del liceo scientifico («la mia paura era oggi…la tanto annunciata prova di matematica…sn tutte kiakkiere cmq…si copia a nastro!!:P..ci siamo passati bigliettini, compiti sani dentro i pacchi dei fazzoletti…»), e altri e altri post di questo tono.

Facendo un passo indietro, di un giorno, ecco i commenti sulla prima prova: negativi, anzi, negativissimi. Illy the best, quella della traccia impestata di sopra, spara contro i temi di italiano, e si rifugia in quell’obosleto tema di carattere generale su villaggio globale, partecipazione, comunicazione, tv e robe simili (sempre al passo coi tempi, questi del ministero…). E poi c’è Dante.

Margherita dice che non è normale proporre Dante (questa almeno è l’interpretazione di chi scrive della frase: «C’è ma è una cosa normale?»). Oppure, c’è anche il pensiero di chi sta dall’altra parte della barricata: un docente di storia e filosofia in due licei (scientifico e linguistico) dell’Emilia Romagna, il quale scrive sul blog Far finta di essere sani che il giorno precedente la prima prova minacciava lo scandalo se fosse stata proposta una traccia sul bullismo, e che sulla traccia di analisi del testo dantesco rimanda ad una sua opinione di due anni prima, in cui racconta anche le reazioni dei suoi colleghi.
C’è da segnalare la rubrica che il professore tiene ogni anno, intitolata “Armageddon di stato”. E la frase che un collega, commissario d’esami, gli rivolse nel 2005, quando tra le tracce della maturità rispuntò Dante: finalmente il ministro «gliele ha cantate a quei senzadìo comunisti dei nostri colleghi che non fanno più Dante, veh». Con la differenza che prima c’era la Brichetti Arnaboldo in Moratti, mentre ora c’è un medico pacioccone e democristiano che coi senzadìo ci governa.

Ieri invece è andata in scena la terza prova, il quizzone, di solito una serie di domande a risposta breve – massimo dieci righe – per le classi più sgangherate banali test a risposta multipla. La Chiaretta di cui sopra, quella dei FEM, s’è cimentata nel suo liceo classico con filosofia, storia dell’arte (rassegnata a prendere 12/15), inglese e matematica.
MaltaDj, invece, giovanotto in crisi esistenziale dal quel che sembra leggendo i suoi post, s’è presentato in classe in estremo ritardo, col rischio di vedersi annullata la prova di maturità. Racconta che la secchiona della classe gli aveva dato, per telefono, un orario sbagliato, mentre lei ovviamente era al suo posto già per tempo. Gli va comunque bene, e anche lui ci racconta il quadro di un esame in cui i docenti tentano correzioni in corso d’opera delle prove d’esame. Ma nel caso segnalato da MaltaDj, è il prof di economia aziendale che è intervenuto per dare una mano col tedesco: ne avrà sapito più dei suoi allievi?
Ora, però, aspettano tutti le prove orali. E lì, i fanciulli tremano.

Blogopedia / Rudy Giuliani corre sul blog

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 30 marzo 2007.


Rudy Giuliani è stato sindaco di New York per otto anni, ha mostrato enorme carisma in occasione degli attentati alle Torri Gemelle, è andato a vivere con una coppia di amici gay dopo il divorzio da sua moglie, ed è anche uno dei possibili candidati del Gop (Grand Old Party, il partito Repubblicano) alla Casa Bianca nel 2008. In quanto candidato ha i suoi sostenitori. In quanto candidato del 2008, ha sostenitori anche sul web, e, ovviamente, visto che va di moda, sui blog.

Ora, fatta la ricerca su Google, saltano subito all’occhio tre blog pro-Giuliani: il primo è GiulianiBlog, nato già nel maggio del 2006 (quindi, addirittura prima le recenti elezioni di mid term), e sostanzialmente si occupa di pubblicare sondaggi e ricerche demoscopiche, articoli sul candidato, raccontare cosa fa Giuliani, cosa propone Giuliani, cosa si dice di Giuliani.

Sembra essere più interessante, alla vista di un navigatore che si è limitato alla ricerchina veloce veloce su Google, il sito Blogs for Rudy, che sì, ci ripropone le solite cose (sondaggi, articoli, foto) tipiche di un blog – anzi, una raccolta di bloggers – che si occupa di sostenere una candidatura, ma offre anche qualche spunto polemico in più. Troviamo, ad esempio, un attacco frontale ad un altro candidato della destra, l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney. Il sito parte da una storia di finanziamenti – per la verità, di alcune centinaia di euro – che Romney avrebbe dalla fine degli anni 80 e per più di un decennio versato ad alcuni candidati democratici; ricorda che anche Giuliani appoggiò, seppur solo a livello politico, lo sfidante liberal del repubblicano George Pataki per la guida dello stato di New York. Il sito inoltre accusa Romney di avere nel tempo sostenuto battaglie troppo a sinistra (ecco il perché dei finanziamenti), e di avere momentaneamente posizioni conservative solo per accattivarsi l’elettorato repubblicano, mentre le posizioni contro Pataki di Giuliani erano proprio portati avanti con argomenti tipicamente conservatori (ad esempio, il controllo della spesa pubblica). Segue un elenco di posizioni decisamente poco vicine all’animo repubblicano sostenute nel tempo dallo stesso Romney.

Non vanno giù leggero, questi blogger per Giuliani, anche contro candidati (seppur minoritari) del proprio partito.

Abbiamo, infine, l’iniziativa di casa nostra, quella di Italian Bloggers for Giuliani, che ricalca l’esperienza del 2004 di Italian Blogs for Bush. Questi nostri connazionali (alcune decine) spiegano il loro appoggio dall’estero a Giuliani citando un articolo apparso a febbraio sulla National Review (rivista conservatirce americana) in cui si esaltano la capacità di leadership e di visione dell’ex sindaco della Grande Mela, e ricordando che queste elezioni «avranno un impatto decisivo non soltanto al di là dell’Atlantico»; continuano scrivendo: «E’ per questo motivo che un gruppo di blogger di TocqueVille ha deciso di rendere pubblico il proprio endorsement a favore di Rudolph Giuliani. In questo blog racconteremo la lunga campagna elettorale negli Stati Uniti, sostenendo il candidato repubblicano che ci sembra più adatto per riportare il GOP nel solco della rivoluzione reaganiana. Giuliani ha già dato prova delle proprie straordinarie capacità di leadership durante il doppio mandato come sindaco di New York e dopo la tragedia dell’11 settembre. E, last but not least, si è sempre mostrato fiero delle proprie origini italiane».

E dalle pagine di uno dei blog membri, Fenomeni non ce n’è, chiede attenzione: «Giuliani Rudolph, eh, mi raccomando. Carlo non c’entra un caz.zo!!!».

Blogopedia / Cosa dicono i blog: l’aborto di Firenze

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente su Novamag.it il 15 febbraio 2007.


Del caso del bimbo abortito a Firenze e poi sopravvissuto per qualche giorno hanno raccontato i telegiornali e le rubriche di approfondimento in televisione e hanno dibattuto i quotidiani. Le più grosse polemiche sono venute proprio dalle testate di destra: dal Foglio che ne ha tratto spunto per editoriali e articoli sulla linea pro life degli ultimi anni, a Libero che ha ricordato il caso del bimbo inglese nato alla venticinquesima settimana e oggi, tre anni dopo, in perfetta salute. Sui blog le posizioni si sono riproposte in maniera assai simile.

Il solito dissacrante Malvino (alias Luigi Castaldi, membro della direzione di Radicali Italiani) ha commentato: «Sarà stata la volontà di Dio», prendendosela il giorno stesso, e quelli seguenti, con l’antiabortismo spinto di Camillo Langone sul Foglio («Che il sangue bollente di 4 milioni di bambini non smetta mai di ustionare, nei secoli dei secoli, l’Erode di Pontebba», cioè Adele Faccio, storica esponente radicale morta poco più di un mese fa).

Langone, tra l’altro, è stato preso successivamente di mira da Emanuele Macaluso sul Riformista e Federico Orlando su Europa (con maggior astio, e minore lucidità a parere di chi scrive, il secondo rispetto al primo). Chi, da sinistra, ha preso di petto la questione, è stata la blogger LameDuck con un post intitolato “Festeggerai con dolore”: «Oltre alla solita orgia consumistica, a noi donne la festa l’hanno fatta comunque, con un cupo messaggio di morte di rara violenza psicologica. Con un tempismo che ha dell’incredibile, è giunta, proprio l’8 marzo, la notizia del feto morto all’ospedale Careggi di Firenze a seguito dell’aborto terapeutico effettuato perché la madre credeva fosse malformato e invece non lo era. Una storia tristissima che, invece di ricordare come l’aborto sia sempre un dramma per tutti e che esistono i mezzi per prevenirlo se solo il potere clericale non vi si opponesse, è servita per preparare il terreno all’ennesimo articolo contro la legge 194 dell’Osservatore Romano. Data la solita bottarella al servizio sanitario pubblico, che non fa mai male, la notizia sui giornali e in tv è servita per l’ennesima volta per colpevolizzare, colpevolizzare e ancora colpevolizzare la donna che abortisce e insinuare che l’aborto andrebbe di nuovo proibito. Non a caso si è scelto un caso limite come questo, dove la donna, “se avesse fatto la risonanza magnetica, avrebbe potuto scoprire che il figlio era sano”. Visto che razza di criminale?», continuando oltre con altre polemiche anticlericali.

Ed è proprio sul terreno della 194 che si acuisce la critica nei confronti del caso fiorentino: Ernesto, autore del Buroggu (questo nome deriva da una semplice traslitterazione in italiano della pronuncia giapponese della parola “blog”), insegnante di italiano vicino Tokyo, sostiene, sul fronte opposto, che «è incredibile come la legge 194 si pieghi ad ogni interpretazione, e sia permesso a una donna scema di uccidere suo figlio quando si sa, e lo si dice anche a lei, che non c’è alcuna certezza di malformazioni. La legge dice chiaramente "quando siano accertati processi patologici" e inoltre dice che "quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto" l’aborto può essere effettuato solo se c’è pericolo di vita per la madre. Con le moderne tecnologie i bambini possono sopravvivere fuori dalla madre già alla 21esima settimana».

Sulla stessa linea si schiera Luca Ponticelli, noto come LucaP, studente universitario del nord Italia, che però si limita a copiare e incollare un articolo di Eugenia Roccella apparso su Avvenire: «Se il bambino di Careggi fosse morto subito, come era previsto, il caso non sarebbe approdato sulle prime pagine; e altrettanto sarebbe accaduto se la malformazione ipotizzata ci fosse stata davvero. Dunque è stato un incidente: perché è normale eliminare un feto di cinque mesi, ed è normale farlo soprattutto se ha un problema di salute, anche curabile. Ma la legge sull’interruzione di gravidanza non legittima l’aborto terapeutico, e vieta con chiarezza di abortire nel caso "sussista possibilità di vita autonoma" del nascituro, a meno che non vi sia "grave pericolo" per la vita della madre. Non si tratta di mettere in discussione la libera scelta della donna. In questo caso, per esempio, ogni responsabilità è stata velocemente addossata alla giovane madre, che immaginiamo frastornata e terrorizzata – come può esserlo una ventiduenne – da una diagnosi che le è apparsa come una condanna (…) Non è solo la donna, a dover scegliere, siamo noi tutti: di fronte a casi come questo dobbiamo sapere che non si tratta solo di malasanità, ma che è urgente decidere se costruire una società dell’accoglienza e della cura, o una società del rifiuto e dell’indifferenza».

Che è poi un generico, ma nemmeno tanto, richiamo ad un’etica della responsabilità che, al di là delle soluzioni legislative e giuridiche, possa davvero far sì che la tremenda scelta dell’aborto – legalmente permessa col fine di ridurla il più possibile – diventi sempre più consapevole. Consapevolezza che forse – costa dirlo, e il giudizio seguente è per molti probabilmente pacifico al di là della propria posizione sulla legislazione attuale – per certi versi è mancata nel caso di Careggi. E non è piacevole cercare di capire da parte di chi.