Il bravo italiano

Filippo Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma-Bari 2013.

Il modo in cui ognuno di noi si descrive informa, tutto sommato, il modo in cui poi si agisce. Lo stesso discorso si può, credo, applicare alla memoria collettiva. Un mio interesse nel capire come noi italiani ci dipingiamo, e perché ci dipingiamo così – un interesse che nasce da quando mi sono trasferito per la prima volta all’estero, ormai nove anni fa, e ho quindi subito il distacco dal mio paese – mi ha portato a leggere con estremo interesse questo libro di Filippo Focardi, professore di Storia Contemporanea presso l’Università di Padova.

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On Merit

Robert H. Frank, Success and Luck. Good Fortune and the Myth of Meritocracy. Princeton University Press, 2016

This morning I came across the comments section of an Italian online newspaper, under an article discussing Italy’s system of taxation and criteria of fiscal progression. One comment has struck me, one in which the author argued that he feels that a high rate of income tax is profoundly unjust.

As evidence, he mentioned his own experience: last year he spent 20 weeks travelling abroad for his company and worked hard, and at the end of the year he received a substantial (though unexpected) bonus. He ended up in a higher tax bracket and almost half of his bonus went to the tax office, despite his hard work and, allegedly, his good professional results. I suspect his disappointment is not unique.

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La Cianciulli

Barbara Bracco, La saponificatrice di Correggio. Una favola nera, Il Mulino, Bologna 2018.

Uno dei libri più interessanti che mi è capitato di leggere lo scorso anno è stato un breve saggio di Barbara Bracco, storica dell’Università di Milano Bicocca, che ricostruisce le indagini, la detenzione in manicomio e il processo a Leonarda Cianciulli, nota giornalisticamente come la saponificatrice di Correggio, località in provincia di Reggio Emilia.

I fatti attorno ai tre omicidi per cui la Cianciulli fu condannata sono, in linea di massima, abbastanza noti: la carnefice, moglie di un funzionario pubblico e con antichi precedenti penali per furto e truffa, tra il 1939 e il 1940 attirò a casa sua con false promesse di matrimonio o di lavoro tre donne. Ognuna di loro fu uccisa e, stando a quanto raccontò la Cianciulli nel suo memoriale, i loro cadaveri furono saponificati oppure mangiati (ad esempio, trasformati in farina per biscotti o finiti in marmellate). Quanto ci fosse di vero nel racconto che la Cianciulli fa nel processo e, soprattutto, nel suo lungo scritto redatto durante la sua permanenza pre-processuale a guerra in corso ad Aversa, è stato da sempre oggetto di dibattito. La perizia scientifica dell’epoca, infatti, concludeva che la quantità di soda caustica utilizzata dall’assassina era insufficiente per concludere il processo di saponificazione di un corpo di un essere umano.

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Modern Greece, or the struggle for modernity

Stathis N. Kalyvas, Modern Greece. What Everyone Needs to Know, Oxford University Press, 2015

I bought Modern Greece. What Everyone Needs to Know not much time after its publication. I was curious about modern Greek history, which I did not know much about, as Greece used to be mentioned frequently in newspapers headlines during that period – but I found time to read it much later (and time to write about it only now).

I am no historian, while Stathis Kalyvas is a political scientist at Yale University: this means that I am neither willing nor able to properly judge his attempt to provide a useful resource for those approaching to Greece’s recent history. I only have a few comments or remarks, along with a short summary.

First of all, the book seems pretty convincing in expounding a trajectory made of boom-bust-bailout cycles over the last two centuries: on several occasions, Greek élites have set out ambitious goals, which then turned out to be risky or simply unaffordable in the short term. These efforts generated crisis which generally ended up with some form of foreign intervention. At the end of each cycle, Greece had found itself struggling for a while, but, at the very end, it used to find itself better than it used to be at the beginning of the same cycle – and actually, Greece has not been a late modernizer, but one of the first countries to catch up with Western Europe. If you go through the book, starting from the fight for national independence and finishing with the Eurozone crisis, you will be quite convinced – as I have been – that this recurring pattern has effectively taken place in Greek history.

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Daniele Giglioli, Critica della vittima, 2014

Daniele Giglioli, Critica della vittima. Un esperimento con l’etica, Nottetempo, 2014.

“Perché lo dico io”: così si intitola uno dei paragrafi di Critica della vittima, un breve volumetto di Daniele Giglioli, docente di Letterature Comparate, pubblicato da Nottetempo nel 2014. E’ un frase che esemplifica sia l’atteggiamento dell’intellettuale escluso o che si presenta come tale, sia delle masse ai tempi del web 2.0. Non si possono mettere in discussione lo status di vittima, l’emarginazione sociale o culturale, il torto subito e l’assoluta rivendicazione che da questa ha origine.

Non è, questo, un libro che critica la vittima in sé o che si lancia solamente in una distinzione tra vittima reale e vittima presunta o immaginaria – come ricorda l’autore, «(d)alle vittime reali alle vittime immaginario il tragitto è lungo e accidentato» (p. 11). E’ piuttosto un testo che esamina un’antropologia e un’etica negative, che fondano su un’ingiustizia la propria potenza, la propria autorità, o semplicemente il proprio diritto a un’indiscutibile opinione, soddisfacendo così anche un certo desiderio di identità, di innocenza originaria (la vittima è innocente per definizione) e di una narrazione fondata sulla verità. Quest’etica negativa, così, richiede una riparazione dall’ingiustizia che non avverrà mai e che richiede uomini forti e soluzioni decise. Da qui, quindi, la crisi dell’analisi complessa, la ricerca di una soluzione semplice o semplicistica, del rifiuto della complessità in nome della parola incriticabile della vittima. Continue reading “Daniele Giglioli, Critica della vittima, 2014”

Anatomia di un istante, ovvero della fatica del cambiamento politico

Javier Cercas, Anatomia di un istante, Guanda, Parma, 2012 (ed. originale: Anatomía de un instante, 2009).

A un certo punto, ed erroneamente, si potrebbe essere superficialmente portati a pensare che questo libro sia il racconto del coinvolgimento collettivo in una delle più longeve dittature di estrema destra dello scorso secolo, quella franchista in Spagna, e delle sue appendici postume. Invece, arrivati alla fine, Anatomia di un istante di Javier Cercas, professore di letteratura spagnola all’Universitat de Girona, si rivela essere un tributo letterario al gradualismo politico e alla faticosa pratica riformatrice (opposta, questa, anche a un certo riformismo radicale forte nelle intenzioni piuttosto che negli esiti). Continue reading “Anatomia di un istante, ovvero della fatica del cambiamento politico”

Beerbohm’s ethics of democracy

I have not touched this blog for about five months. Meanwhile, I submitted my thesis, I sat for my viva and got a pass with major corrections, and I also visited some bits of Germany, spent some time in Italy, and started planning on my personal and professional future – but these are stories for another time.

Today, I am just writing for signalling my review of Eric Beerbohm’s In Our Name: The Ethics of Democracy, just published on Plurilogue, an online and open-access journal of political and philosophical review.
I quite enjoyed reading it, it is an interesting work on democratic theory, which tries to give some solutions in the field of political ethics and answering questions regarding the moral responsibilities of citizens in a democratic state.

Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveare, 2013

Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveare, Bompiani, Milano 2013.

Premessa: il libro l’ho letto tutto di colpo, o quasi. Comprato una mattina, l’ho letto quasi tutto la sera stessa per poi finirlo il giorno successivo durante il pranzo. Il motivo in parte è, ovviamente, la non eccessiva lunghezza del testo, dall’altro perché si legge tutto d’un botto se seguite la politica italiana e se vi interessate dei meccanismi della rete e della comunicazione in generale. Tra l’altro, oltre che di lettura veloce, è un libro di scrittura veloce: come rivela l’autore nella prefazione, nasce da una discussione relativa alle elezioni politiche dello scorso febbraio. Quattro giorni dopo questa discussione, era già pronta una bozza. Era la bozza non di un saggio politico, bensì di un romanzo.

La storia è quella di una coppia di attivisti della cosiddetta Rete dei Volenterosi, Leonardo e Camilla, che, dovendo acquistare una casa, si trovano in difficoltà per via della recente legge sull’impignorabilità della prima casa che ha fatto schizzare gli interessi dei mutui alle stelle. Con uno stratagemma legale, riescono a risolvere il problema, raccontano della loro soluzione ad altri. Una moderatrice dell’Alveare (la piattaforma del blog del comico ed attivista Pino Calabrò su cui i “calabroni” volenterosi discutono e si consultano) suggerisce lor di tenere comunque l’iniziativa distaccata da quelle della RdV, ma per il resto va bene, insomma tutto sembra andare nel migliore dei modi.

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