Il Milan che verrà farà felice solo Marina Berlusconi

Marina e Silvio BerlusconiSi profila essere un’estate malinconica per i tifosi milanisti quella che sta per iniziare. Molti grandi giocatori a fine carriera lasciano, Adriano Galliani sta portando avanti un mercato al risparmio fatto con i parametri zero, le grandi squadre europee hanno nel mirino gli unici grandi campioni rossoneri (Ibrahimovic e Thiago Silva), restano i dubbi sulla tenuta fisica sui giocatori che dovrebbero farci fare il salto di qualità (Pato, che andrà alle Olimpiadi, e Boateng su tutti), e nello stesso tempo le principali rivali italiane e continentali sembrano voler portare avanti una campagna di rafforzamento, con nuove e ricche e squadre che il prossimo anno parteciperanno alla Champions League (Paris-Saint Germain e Malaga) pronte ad unirsi al gotha del calcio europeo.

Poi, vedendo questo via vai di gene che va via e questa desolazione di gente che arriva, mi sono incuriositi e mi sono messo, quindi, a fare due conti sul Milan. Mi baso su dati sugli ingaggi netti della Serie A resi noti lo scorso settembre dalla Gazzetta dello Sport (click sull’immagine sotto).

Stipendi Serie A 2011-2012

Qua sotto ci sono i miei conti, un po’ spannometrici visto che riguardano ingaggi netti e non lordi. Considero partenze (ufficiali o molto probabili) e rinnovi al ribasso nella prima tabella, e gli arrivi già ufficiali o molto probabili nella seconda:

Giocatore in uscita Differenza con 2011/12 (mln € netti)
Aquilani +2
Flamini +4,5
Gattuso +4
Inzaghi +0,8
Maxi Lopez (6 mesi nel 2011/12) +0,4
Merkel (6 mesi 2011/12) +0,25
Nesta +2,5
Oddo +1,3
Roma +0,5
Seedorf +3
Taiwo (6 mesi nel 2011/12) +0,9
Van Bommel +3,5
Zambrotta +3,5
TOTALE +28,15
Giocatore in entrata Differenza con 2011/12 (mln € netti)
Mesbah (6 mesi nel 2011/12) -0,4*
Montolivo -2,5 (cresce negli anni seguenti)
Muntari (6 mesi nel 2011/12) -1
Strasser (6 mesi nel 2011/12) -0,1
Traoré -1
TOTALE -5

Sono più di 23 milioni netti. Al lordo, una quarantina di milioni di euro. Considerando che la linea di questo calciomercato sembra essere improntata all’austerità (in linea con lo spirito dei tempi, tra l’altro), che prima bisognerà vendere per comprare (da qui le voci su Robinho, Ibrahimovic, e il rammarico per non aver ceduto Pato in cambio di quei milioni necessari all’acquisto di Carlos Tevez dal Manchester City, con cui c’era già l’accordo), e che dei 60-70 milioni di perdite annue, una buona parte sono risparmi sulle tasse per la Fininvest, il Milan che si profila è tendenzialmente un club a costo zero. Per la gioia di Marina Berlusconi, un po’ meno per quella dei suoi tifosi. E a me, che sono tifoso, non va bene per nulla.

Post aggiornato il 3 giugno 2012.

Come buttare via un campionato e cercare di non farlo di nuovo

Massimiliano AllegriOggi s’è praticamente messa la parola fine sul campionato di quest’anno: con tre punti di vantaggio, lo scontro diretto a favore e un calendario piuttosto agevole nelle prossime cinque giornate, la Juventus può dire di aver messo le mani sul suo ventottesimo scudetto. Bravi.

La cosa che fa più male a un milanista, al netto delle polemiche sugli errori arbitrali, è la sensazione di averlo buttato, questo scudetto, da squadra favorita e più competitiva dell’intero lotto della Serie A.

Il problema grosso di questa stagione è stato quello degli infortuni: più volte nelle ultime settimane la Gazzetta dello Sport ha pubblicato le statistiche che mostravano come il Milan fosse la squadra col maggior numero di infortuni in questa stagione (e la Juve quella col minor numero, per giunta). Essendo un problema già presentatosi la scorsa stagione, è evidente che c’è un grosso problema a livello di preparazione atletica e soprattutto di efficienza dello staff medico-sanitario da risolvere per il futuro, e questa cosa dovrebbe interessare molto la proprietà. Già, perché se ogni anno metti in piedi una rosa di 31-32 giocatori ripianando 60-70 milioni di euro di debiti (in realtà di meno per ragioni fiscali, essendo il Milan una società del gruppo Fininvest) e poi ti ritrovi spesso – e non solo nei momenti clou della stagione, cosa già grave di per sé – con le formazioni obbligate e con le stelle indisponibili o fuori condizione, è evidente che tu, proprietà, così stai buttando soldi nella spazzatura.

Chiaramente, uno dei fattori che influenzano lo stato di salute della rosa è il campo da gioco, e da questo punto di vista pare si interverrà con l’introduzione del sintetico a San Siro, in modo da renderlo meno simile a quel campo di patate che è ormai da un ventennio.

A proposito di soldi, inoltre, uno spreco si valuta sulla qualità della spesa effettuata: se gran parte dei giocatori sono rincalzi, onesti pedalatori, o vecchie glorie a fine carriera ormai più dannose che inutili, un problema c’è.

Inoltre, a mio avviso, c’è un problema anche tattico alla base della composizione della rosa di questa stagione: cioè di mettere in pratica l’idea fortunata della scorsa stagione (che, ricordiamolo, fu messa in pratica a seguito di un infortunio di Andrea Pirlo), quella del centrocampo di mediani a coprire la difesa, con lo schema Ibra-pensaci-tu, con le varianti degli inserimenti di Boateng e dei ghirigori di Robinho. Di quest’idea, le colpe di Massimiliano Allegri si valutano in proporzione alle sue responsabilità nel portare avanti questo progetto rispetto a quelle della società e delle contingenti e relative opportunità e condizioni del mercato. Di quest’idea, però, si può dichiarare il fallimento visti i risultati di questa stagione.

In tal senso, questo è un Milan che somiglia tremendamente all’Inter di Roberto Mancini: buona difesa, centrocampo atletico con qualche buona individualità, palla a Ibra e qualcuno a fargli da spalla ed assecondarlo. Il punto è che vuoi gli infortuni, vuoi la minor caratura tecnica e/o atletica di alcuni interpreti, quest’anno il giochetto non è riuscito – per giunta, mantenendone il difetto dell’inutilità in campo europeo.

E’ da questa analogia che penso il Milan debba ripartire per la prossima stagione: dopo la prima stagione di José Mourinho (ancora sul modello di quella manciniana), l’Inter si sbarazzò di titolari più o meno rilevanti (Ibrahimovic, Maxwell), importanti riserve (Burdisso), vecchie glorie (Figo, Crespo, Cruz), per poi mettere a punto una formazione concettualmente nuova con acquisti mirati (Lucio dietro, Thiago Motta e Sneijder in mezzo, l’intero reparto d’attacco) che poi vinse quello che, ahimé, tutti sappiamo. Io penso che il Milan, nei limiti del possibile, debba procedere allo stesso modo: fare importanti cessioni (Robinho per via delle sue deludenti prestazioni, Ibrahimovic perché superati i trenta è bene monetizzare la sua cessione nel migliore dei modi e il prima possibile, Pato e Boateng per inaffidibilità fisica e atletica), dare via qualche giocatore di medio livello da rifilare a qualche russo spendaccione (un russo spendaccione si trova sempre, suvvia!), effettuare pochissimi rinnovi dei dieci in ballo (si dice che restino Ambrosini, Gattuso, Nesta), raccattare moneta qua e là da tutte le situazioni di comproprietà e prestito in ballo e col gruzzolo puntare, oltre ai soliti parametri zero a cui ormai siamo rassegnati, a quei due, tre, quattro giocatori di qualità e livello internazionale – sani! – che possano permetterci continuità in Italia e competitività in Europa pur riducendo la rosa di qualche unità.

Voi ricorderete che quell’Inter finì dopo un anno, grazie soprattutto alla sciagurata gestione societaria in sede di assetto dirigenziale, di motivazioni, di scelte tecniche e di mercato. Chiaramente questo Milan che sa un po’ di fantacalcio avrà invece bisogno di continuità tecnica. Se a Berlusconi non va bene Allegri, che lo dica subito: arrividerci e grazie, è stato bello mister, e dentro uno a cui affidare la squadra per un triennio. In caso contrario, sia chiara una cosa: al netto di suoi tipici errori (Seedorf troppe volte in campo, Emanuelson costantemente fuori ruolo, cambi un po’ troppo in ritardo) Allegri non si tocca, né si dovrà toccare per molto tempo. Ricordando che le casse di una società incassano denari coi campioni e le vittorie, non con gli stipendi milionari di Antonini, Mesbah e Muntari che portano alle figuracce come quelle viste a San Siro contro il Bologna.

La settimana di Milan-Barcellona

Lionel Messi e Gianluca Zambrotta in Milan-Barcellona del 23 novembre 2011C’è un elenco che a scriverlo tutto fa una certa impressione: tra infortunati, squalificati e non schierabili sono almeno una dozzina i giocatori – alcuni di spessore, come Pato, Thiago Silva, Cassano, Gattuso, Van Bommel – che il Milan non può avere a disposizione per quella che è la partita che può segnare la svolta o la fine della stagione europea.

A inizio stagione la società era stata chiara: gli obiettivi (a mio avviso ragionevoli) erano il bis scudetto e migliorare in Europa. Mentre per il primo siamo sulla buona strada (tocco ferro), il secondo è già stato centrato: se l’anno scorso il Milan fu eliminato (immeritatamente) agli ottavi di finale da un Tottenham quadrato capace di sfruttare l’unica occasione avuta in 180’, quest’anno sono arrivati i quarti di finale da giocare contro una delle squadre più forti di tutti i tempi.

Io non è che ci creda tanto nel passaggio del turno, in realtà mi sarebbe sufficiente un’uscita di scena dignitosa, magari con una vittoria risicata ma ben giocata a Milano per poi venire spazzati via (ma bando alle goleade!) in Catalogna. Anche questo obiettivo, però, non è scontato.

Il problema più grande ce l’abbiamo dietro, dove una difesa già poco brillante in questa stagione (41 gol subiti finora in 42 partite, l’anno scorso furono 37 in 50) perde il suo miglior elemento (Thiago Silva) e, salvo miracoli improbabili, il suo unico terzino presentabile (Abate). Accanto a Mexès, quindi, giocherà uno tra Nesta (appena tornato da un infortunio e comunque in là con l’età) o Bonera (recentemente autore di buone prestazioni, ma comunque un giocatore di una categoria inferiore rispetto al trio Mexès-Thiago Silva-Nesta). Sulle fasce c’è il punto debole: è sembrato di capire dalle parole di Massimiliano Allegri dopo l’ultima partita di campionato che sarà utilizzato Zambrotta – male contro la Roma, lento da anni ormai – e in base alla sua posizione l’altro posto sarà occupato da Antonini (favorito secondo me), Mesbah (disastroso negli ottavi a Londra) o sempre Bonera (bloccato a destra, ad aspettare Leo Messi). Sarebbe una difesa rimaneggiata, segnata dall’alta età media per alcuni, e dall’inesperienza (o inadeguatezza) a certi livelli per altri che, nei disegni di Allegri e della società, dovrebbero invece solo essere affidabili rincalzi da utilizzare in momenti della stagione diversi da questo, e non altro.

Questo grosso problema difensivo si allarga se pensiamo che il nostro frangiflutti di centrocampo, Mark Van Bommel, è squalificato per una gara. In mezzo gradirei il trio Aquilani-Ambrosini-Nocerino, ma credo che giocherà Emanuelson (dite quello che volete, per me è e resta un terzino), mentre l’incubo è Seedorf, che in Coppa Italia ha mostrato limiti atletici ormai definitivamente più evidenti di quanto lo fossero già nelle ultime stagioni. Davanti Boateng a supporto di Ibrahimovic e di uno tra Robinho (se recupera) o El Shaarawy mi lascia invece fiducioso.

Sembra un’ovvietà dirlo, ma questa è davvero una partita in cui non bisogna sbagliare nulla – considerando che farlo potrebbe comunque non essere abbastanza. Io non caricherei nemmeno troppo le spalle di Ibrahimovic di responsabilità, perché l’esperienza ci dice che non ha mai funzionato con lui e perché se ci dev’essere una partita con undici giocatori con gli occhi di tigre, ebbene, dev’essere questa. Lascerei infine perdere il catenaccio, di cui avremo invece bisogno, nella sua versione più vergognosa, a Barcellona.

Per il resto, io sono gasatissimo. Giochiamocela. Pur senza vincere mai, nel girone autunnale abbiamo mostrato di poterli colpire. Sapere di essere inferiori è giusto, ma partire sconfitti mai.

Il Milan 2011/12

MilanOggi inizia un’altra stagione del Milan, e stavolta, a differenza degli ultimi cinque o sei anni, parte da favorito (alla faccia della scaramanzia) per la prossima stagione in Italia, e non tanto perché lo scudetto quest’anno ce l’abbiamo noi, quanto perché la squadra della scorsa stagione fino a febbraio o marzo è vissuta tra sperimentazioni tattiche, emergenze a centrocampo e guizzi dei singoli (in particolare Ibrahimovic). Dopo è nata una squadra vera, con una sua fisionomia, un suo stile di gioco, in cui non solo Ibra è stato decisivo nella vittoria delle partite (anzi, alla fine si sono vinte molte partite nonostante lo svedese, la sua fatica e i suoi cartellini rossi).

C’è da dire che il Milan tosto, solido, impenetrabile degli ultimi due mesi ha vissuto soprattutto sulle giocate e sulla fantasia di Clarence Seedorf, capace di creare gioco laddove molti altri garantivano grande copertura da un lato (Nesta, Thiago Silva, Van Bommel, Gattuso) e gol dall’altro (Pato e Robinho). Oltre a essere stato in carriera un giocatore sempre discontinuo però, l’olandese ha anche 35 primavere sulle spalle: si può fare vero affidamento su di lui per un periodo superiore ai due o tre mesi? Io credo di no, ed è questo l’unico grande problema della rosa del Milan.

In fondo, dobbiamo dircelo: quest’anno si parte alla grande rispetto agli ultimi raduni, in cui ci si lamentava della presenza dei soliti grandi vecchi e della mancanza di ricambio in alcuni ruoli. Dietro, trovata finalmente la gerarchia tra i pali (Abbiati e poi Amelia, senza più gli equivoci dell’era Dida), Nesta, Thiago Silva, Mexès e Yepes sono dei giocatori di assoluto valore, mentre sulle fasce, se Abate ripetesse le prestazioni dello scorso anno, solo Taiwo è l’unico che deve dimostrare di essere da Milan, e c’è sempre pronto il vecchio Zambrotta a coprire i buchi nel reparto. A centrocampo – perso Pirlo, svincolato e ingaggiato alla Juventus – l’unico coi piedi buoni è Seedorf, mentre gli altri sono un’ottima batteria di mastini e corridori, coi piedi più o meno buoni: con Clarence a sinistra, il reparto titolare dovrebbe vedere Gattuso e Van Bommel in mediana, con Boateng nel ruolo di trequartista atipico come visto nella scorsa stagione. Davanti c’è abbondanza: l’attacco titolare, almeno sulla carta, dovrebbe essere quello composto da Ibrahimovic e Pato, con Robinho pronto comunque a giocare tantissimi minuti come l’anno scorso, e la fantasia di Cassano in cerca di un posto al sole per gli Europei e del giovane El Shaarawy (classe ‘92, ottima serie B col Padova e trafila in tutte le nazionali minori) utili a innescare nuove soluzioni. Ci sono poi Pippo Inzaghi, in quella che dovrebbe essere la sua ultima stagione da professionista, e il suo erede designato Alberto Paloschi (classe ‘90), enfant prodige alla sua prima stagione al Milan, poi buona serie B col Parma, e  un anno e mezzo nella massima serie coi ducali costellato dagli infortuni, e infine gli ultimi sei mesi al Genoa utilizzato col contagocce, chiuso da Floro Flores e Palacio prima di essere riscattato e tornare – almeno per ora – a Milanello.

neoacquisti milanSe è vero che dietro le punte possono giocare sia Robinho sia El Shaarawy, c’è però da sottolineare di nuovo la mancanza di qualità a centrocampo, di un nome che possa davvero far fare a questa squadra il salto necessario a competere anche in Europa ai massimi livelli. Ci sono tanti nomi, io amerei l’impossibile Fabregas (promesso sposo del Barcellona da almeno due anni), ma Schweinsteiger sarebbe probabilmente il giocatore preferito, dal punto di vista tattico, da mister Allegri. Hamsik mi piace ma lo vedo come un doppione di Boateng, su Pastore ho molti dubbi, Ganso bravo ma lento (ammetto però di averlo visto solo nelle ultime due partite col Brasile). Questo però è un discorso che lascia il tempo che trova, visti i chiari di luna dalle parti della holding Fininvest per via del maxirisarcimento da pagare a breve, e dell’ennesimo buco del Milan (60 milioni nell’ultimo bilancio). Ci sono inoltre alcune probabili operazioni in uscita (forse Strasser, forse Paloschi, si mormora Cassano) e forse in entrata (a centrocampo, via il giovane sierraleonese, la coperta rischia di essere corta, l’età dei titolari è elevata e inoltre quasi tutti gli elementi del reparto sono in scadenza a giugno, e il rischio di arrivare impreparati tra un anno è troppo alto).

Sono molto fiducioso per il campionato, lo ammetto, per la prima volta dopo tanto tempo. La principale avversaria sarà l’Inter ancora una volta, anche se potrebbe scontare un certo ritardo di programmazione per capire quali sono i giocatori utili al 3-4-3 di Gasperini, se i vari big sempre sul piede di partenza rimarranno o no, e come saranno sostituiti. Il Milan invece mi sembra una macchina ben oliata per il Gp d’Italia. Per quello d’Europa, forse riusciremo ad essere più fortunati col Tottenham di turno, ma per arrivare a tagliare primi il traguardo continentale credo che non sia ancora arrivato l’anno giusto.

MILAN 2011/12 (so far):

Portieri – Abbiati, Amelia, Roma

Difensori – Abate, Antonini, Bonera, Mexès, Nesta, Oddo, Taiwo, Thiago Silva, Zambrotta

Centrocampisti – Ambrosini, Boateng, Emanuelson, Flamini, Gattuso, Seedorf, Strasser, Van Bommel

Attaccanti Cassano, El Shaarawy, Ibrahimovic, Inzaghi, Pato, Robinho, Zigoni

Il metodo Boffo applicato al calcio

Franco Ordine Avete presente la pratica giornalistica battezzata “metodo Boffo” da uno dei suoi teorizzatori, e consistente nel trattare a pesci in faccia e palate di merda quelli che erano i compari di ieri e che oggi, per caso o per scelta (propria o altrui) si ritrovano a calcare altre strade? Bene, oltre che alla politica, trova applicazione anche nel calcio.

Dopo l’intervista rilasciata da Leonardo alla Gazzetta dello Sport, quella del «A Narciso tutto quello che non è specchio non piace» e del «Mai dire mai» all’Inter, i giornalisti di casa si sono schierati come – forse – mai prima.

Prendete Mauro Suma, che ieri sera in televisione faceva dell’ironia, dicendo che Leo potrebbe allenare la Roma perché là «non c’è un presidente», e non il Liverpool perché lì, invece, il presidente c’è. Oppure, leggete quell’articolo di cattivo gusto scritto da Franco Ordine e pubblicato sabato scorso dal Giornale, una difesa d’ufficio dell’intoccabile proprietà che sempre ragione ha. E dall’alto della sua ragione, la proprietà assume l’allenatore emergente della Serie A, che schiera prima Ibrahimovic poi Inzaghi ala destra, come faceva l’irriconoscente brasiliano con Huntelaar: il primo, però, segue i dettami della proprietà, mentre il secondo la faceva “disamorare” della squadra. Per non parlare di Pato, che là era e là e rimasto, di Leonardo che ha recuperato Ronaldinho e Antonini, e che ha cercato di mettere a sedere io-sono-Gattuso, mentre l’uomo che non si presenta ai matrimoni non trova ancora il bandolo della matassa, mette insieme Seedorf, Pirlo e il bravo Boateng che però non rientra mai, mentre dietro è un continuo due contro due per Nesta e Thiago Silva.

Stia attento, Allegri a lamentare una mentalità da grande che forse manca solo a lui, poichè la luna di miele potrebbe finire presto, e allora le colpe saranno tutte sue, cattivo sarto di buona stoffa (cit.) col peccato di non aver saputo evitare l’appalto del suo lavoro alle manie calcistiche del Cavaliere.

Meno male che il Palermo c’è

Leonardo con il pollice alto Il Milan è arrivato terzo, ed è tutto merito di Leo. Di più non si poteva ottenere, anche perché il Milan ha dimostrato di essere una squadra da scudetto solo per 20-25 giornate sulle 37 giocate: a questo filotto finale da retrocessione, ci sono da aggiungere anche i tonfi e i pareggini in serie che hanno preceduto Milan-Roma. Questi sono numeri che dimostrano la pochezza della rosa, alla faccia di un altro numero, quello dei «ventinove campioni ineguagliabili» che Silvio Berlusconi sventolava lo scorso luglio.

La tristezza di questo pomeriggio è la stessa di questi ultimi mesi: così come contro Napoli e Parma non siamo riusciti con le nostre gambe a raggiungere la vetta, così oggi contro il Genoa non siamo riusciti a raggiungere da solo il terzo posto, e solo il pareggio del Palermo ce l’ha consentito.

Abbiamo bisogno di due terzini (Abate è un’ala, e anche riciclata forma assieme ad Antonini una coppia di discreti terzini di riserva), un regista, una punta più forte di Borriello perché poi se incontri Samuel e Lucio è normale non metterla dentro anche se ti sbatti fino alla morte lì in attacco. Forse anche un mediano (ma ne abbiamo tre in rosa), e sicuramente da riposizionare quale titolare fisso in porta Abbiati, cercando di riprenderci Storari.

Ovviamente, non si può prescindere dalle conferme di Thiago Silva e Pato, a dispetto delle richieste del Chelsea, così come dalle motivazioni di Ronaldinho e dallo stato di salute di Nesta. A questo proposito, io non sono tra i critici dell’ingaggio di Yepes: sarà riserva, da 34enne andrà a sostituire il 38enne Favalli, e già solo anagraficamente ci si guadagna. Una coppa centrale Nesta-Thiago Silva con dietro Bonera e Yepes mi tranquillizza. Il problema è il centrocampo, troppo lento e troppo facile da infilare, che chiede continue prestazioni monstre a chi sta dietro.

A un certo punto ho pensato allo scudetto, ma col senno di poi credo che più di così non si potesse fare. Il terzo posto è un miracolo, il migliore dei risultati possibili per chiunque abbia un po’ di raziocinio calcistico. Certo, l’aria che tira è quella di un’altra estate al risparmio, e la squadra che ne uscirà fuori assai difficilmente sarà più forte di quella attuale.

Dovremmo, sostanzialmente, smetterla di snobbare la Coppa Italia per non rimanere un’altra volta a szeru tituli, e ho detto tutto.

Ciao Leo, e grazie: i milanisti ti stimano.