Milanello: work in progress

MilanelloTorna finalmente ad allenarsi il Milan in vista della prossima stagione, anche se mancheranno molti elementi: quelli che hanno partecipato all’europeo (i quattro azzurri più Ibrahimovic e Mexés), gli infortunati (Muntari su tutti, fresco di ginocchio rotto giocando in spiaggia) e i convocati per le Olimpiadi (Pato e Thiago Silva). In compenso, si vedranno alcune facce nuove: oltre a Riccardo Montolivo, infatti, il mercato del Milan finora ha visto arrivare Acerbi (difensore centrale, proviene dal Chievo, ma è in comproprietà col Genoa), Constant (centrocampista in prestito dal Genoa), Traoré (mediano svincolato dal Nancy), Gabriel (portierino brasiliano, dal Cruzeiro) e Pazzagli (altro portiere, in questo caso figlio d’arte, arriva svincolato dalla Fiorentina, dove faceva il terzo nella scorsa stagione). Di tutta la valanga di prestiti di ritorno dall’Italia e dall’Europa, l’unico con possibilità di rimanere è lo spagnolo Didac Vilà. Ma vediamo in dettaglio i reparti.

Difesa – Abbiati; Abate, Mexès, Thiago Silva, Antonini (Emanuelson, Vilà)
Salvo clamorosi arrivi (leggi: Julio Cesar) le gerarchie in porta vedono Abbiati chiaramente davanti ad Amelia. La difesa è per tre quarti già scritta: Abate, Mexès e Thiago Silva, col punto interrogativo sulla fascia sinistra, dove le alternative sono molte. Si partirà sicuramente con Antonini titolare, Emanuelson potrebbe essere provato più constantemente in quel ruolo (e prenderselo, in caso positivo), Didac Vilà viene da una stagione da titolare inamovibile nell’Espanyol, è stato cercato dal Valencia per sostituire Jordi Alba, ma è rimasto escluso dalla selezione olimpica spagnola. Potendo probabilmente partire solo in caso di offerte definitive, può giocarsi il posto. In mezzo Acerbi sarà il rincalzo da far crescere per il futuro, Bonera e Yepes garantiranno l’esperienza. De Sciglio viene aggregato in prima squadra in maniera definitiva, sarà la riserva di Abate, ma anche lui è un candidato per la sinistra, dove può adattarsi (come visto nel derby di ritorno dello scorso campionato). Mesbah partirà, sembra chiaro. Il reparto comunque sembra chiuso: salvo blitz presidenziali o mosse improvvise, le voci sui vari Balzaretti sono tutte balle. Senza lilleri ‘un si lallera.

Centrocampo – Montolivo, Ambrosini, Nocerino; Boateng
Questo è davvero l’unico reparto a cui manca ancora un tassello, e anche se arrivasse continuerebbe ad essere uno o più gradini sotto i principali avversari italiani ed europei. Per iniziare, Montolivo giocherà mezzala destra come annunciato da Galliani, anche perché sarebbe strano che Allegri dopo un anno e mezzo rinnegasse l’idea del mediano in mezzo. Quindi, confermatissimo a sinistra Nocerino, mentre in mezzo c’è solo Ambrosini, fermo restando il fatto che Strasser e Traoré, che pure potrebbero in teoria giocare in quel ruolo, sono solo dei rincalzi e nulla più ad inizio stagione. Questo è l’unico ruolo per cui vale la pena dare un minimo di credibilità alle voci di calciomercato. Constant, Flamini, e al suo ritorno Muntari, daranno il cambio ai titolari. Se invece, incredibilmente, Allegri rinnegasse il suo credo tattico, avremmo un Montolivo centrale (ma senza riserve!) con i tre appena citati a giocarsi il posto da titolare a destra, e Adrianone a recitare il solito “siamo a posto così”. Boateng chiaramente trequartista salvo infortuni, possibili sostituti il solito Emanuelson (che potrebbe anche giocare mezzala sinistra, da jolly qual é) oppure Constant, o un arretrato Robinho. Un errore la cessione di Merkel, secondo me, essendo uno dei pochi a non essere un randellatore ma ad avere capacità di costruzione di gioco e di finalizzazione. Lo rimpiangeremo tra qualche anno. Centrocampo a una dimensione.

Attacco – Ibrahimovic, Cassano (Robinho, Pato)
Il nostro miglior reparto, obiettivamente, il migliore d’Italia e tra i migliori in Europa. Ibrahimovic insostitubile, ovviamente. Lui preferisce giocare con Robinho o Cassano, ma il primo manca di freddezza sotto porta, il secondo spesso e volentieri 90 minuti non li fa. In teoria la coppia più forte sarebbe quella con Pato ma i due non si intendono e il brasiliano è, dal punto di vista dell’integrità fisica, un punto interrogativo. El Shaarawy sarà l’unico sicuro di essere rincalzo: giovane, sbarazzino, già batte cassa ed è costato tanto (15 mln + Merkel in due anni, quasi come Pato), mi piace tanto ma o sfonda in un paio di anni o presto dovrà riciclarsi come ala. Tre civette sul comò.

Per il resto, c’è poco da dire: l’anno scorso s’è perso per gli infortuni, non c’è da discutere, e se si limitano i danni da quel punto di vista già aumentano di molto le chances di vittoria in campionato. Primo rimedio (?): questa stagione sarà aggregato un fisioterapista nel giro della nazionale brasiliana appositamente per Pato e Thiago Silva. Di mercato non se ne farà, e l’unica bugia che non dice Galliani è quella sul fatto che arriva qualcuno solo se parte qualcuno. Con gli ingaggi si è risparmiato qualcosa come 16 mln netti in questa sessione, circa 30 mln lordi, e si sono spesi 4 mln per Acerbi. Il tesoretto andrà tutto a coprire parzialmente il buco di bilancio. L’acquisto del sostituto di Mark Van Bommel si farà coi soldi delle cessioni dei vari Taiwo, Di Gennaro, Paloschi, Albertazzi, Oduamadi ecc. Di varianti tattiche originali non se ne vedono all’orizzonte, mentre la più agguerrita delle nostre rivali rinforza la rosa. Niente illusioni, per ora, ma è bene avere la consapevolezza che questa resta una squadra che se integra, o comunque colpita da un numero fisiologico di infortuni, può continuare a puntare al tricolore.

Rosa

Portieri: Abbiati, Amelia, Gabriel, Pazzagli
Difensori: Abate, Acerbi, Antonini, Bonera, De Sciglio, Mesbah, Mexès, Thiago Silva, Vilà, Yepes
Centrocampisti: Ambrosini, Boateng, Constant, Emanuelson, Flamini, Montolivo, Muntari, Nocerino, Strasser, Traoré
Attaccanti: Cassano, El Shaarawy, Ibrahimovic, Pato, Robinho

Europei 2012: non è detto che debba andare male

Cesare PrandelliUna cosa a me sembrava evidente da molto prima della figuraccia di ieri contro la Russia: questa è probabilmente la peggiore selezione azzurra che sia mai capitata sotto i miei occhi. Tolti alcuni dei reduci del mondiale di sei anni fa e qualche nuovo innesto, la rosa è composta in gran parte da giocatori di metà classifica o da onesti gregari che nelle migliori nazionali degli anni passati avrebbero appena giocato qualche amichevole, mentre oggi sono punti fermi o prime scelte in panchina.

Tra l’altro, questa scarsità di “risorse umane” va a coincidere con la crisi che la Serie A attraversa ormai da qualche anno, e, a vedere gli ultimi decenni, questo contemporaneo calo di competitività calcistica sembra una novità assoluta. Già in passato i club italiani hanno attraversato periodi di appannamento nelle coppe europee mentre altri paesi brillavano (prendete i dieci anni dal ‘74 all’83: delle venti finaliste di Coppa Campioni, quattordici furono anglo-tedesche, così come alcuni dei club vincitori degli altri trofei europei dell’epoca), eppure la nazionale fu in grado di mantenersi competitiva ad alti livelli: quarto posto ai mondiali del ‘78, quarto posto agli europei dell’80 (con finalina persa ai rigori), vittoria nel Mundial. Al contrario, nel mezzo degli anni ‘90, i club italiani facevano il bello e il cattivo tempo in Europa, mentre l’Italia, tolta la finale di Usa ‘94, collezionò brutte figure (non qualificata ad Euro ‘92, eliminata al primo turno ad Euro ‘96), pur essendo comunque complessivamente un selezione più competitiva di questa nazionale che invece, dal 2008, sta conoscendo, forse per la prima volta parallelamente al suo campionato di riferimento, un certo preoccupante declino.

Se la selezione del Lippi-bis poteva soffrire di discutibili scelte da parte del tecnico (l’esclusione di Antonio Cassano e Mario Balotelli, ad esempio, accompagnata dalla frase “Non vedo fenomeni rimasti a casa”), questa a me sembra oggettivamente la migliore selezione possibile, al di là del singolo nome di questo o quel giocatore che può comunque essere discusso.

Un’altra cosa che pensavo, e penso tuttora, è che c’è la necessità di cambiare modulo: che ci piaccia o no, questa è una selezione che fa del blocco Juve la sua forza, e, allora, passare al 3-5-2 (o 5-3-2, che è la stessa cosa) della squadra torinese potrebbe essere una buona idea: il blocco difensivo Buffon-Bonucci-Barzagli-Chiellini sarebbe identico, e forse metterebbe a suo agio l’elemento debole della catena, cioè quel Bonucci che con Antonio Conte s’è rilanciato dopo la bella stagione di Bari e il disastro della Juve 2010/11.

Anche a centrocampo, due uomini su tre sarebbero dei rodati bianconeri, cioè Pirlo e Marchisio: il terzo della linea sarebbe ovviamente De Rossi, che non ha le caratteristiche di Vidal, ma – permettetemi – è un giocatore molto più forte del cileno, anzi, uno dei pochi giocatori di alto livello rimasti in Italia, direi. Qualche metro più avanti Maggio supererebbe gli imbarazzi della difesa a quattro (eclatanti ieri a Zurigo).

L’attacco è stato il reparto più variabile della Juventus campione d’Italia, e anche in quel caso, con l’eccezione del deludente Matri, si trattava di un reparto leggerino e piuttosto tecnico.

L’esperienza di molti uomini con questo modulo renderebbe meno rilevante il fatto che in nazionale non sia stato mai applicato da Prandelli. In altre parole, con gli uomini a disposizione il c.t. dovrebbe puntare a creare quella struttura di squadra che tante vittorie di misura ha portato a casa nell’ultimo campionato, finendo per vincerlo. Pare che il c.t. ci stia pensando. A questo proposito, sarebbe bene che qualcuno gli ricordasse che fu proprio collezionando vittorie per 1-0 che la Spagna del possesso palla catalano divenne due anni fa campione del mondo.

La settimana di Milan-Barcellona

Lionel Messi e Gianluca Zambrotta in Milan-Barcellona del 23 novembre 2011C’è un elenco che a scriverlo tutto fa una certa impressione: tra infortunati, squalificati e non schierabili sono almeno una dozzina i giocatori – alcuni di spessore, come Pato, Thiago Silva, Cassano, Gattuso, Van Bommel – che il Milan non può avere a disposizione per quella che è la partita che può segnare la svolta o la fine della stagione europea.

A inizio stagione la società era stata chiara: gli obiettivi (a mio avviso ragionevoli) erano il bis scudetto e migliorare in Europa. Mentre per il primo siamo sulla buona strada (tocco ferro), il secondo è già stato centrato: se l’anno scorso il Milan fu eliminato (immeritatamente) agli ottavi di finale da un Tottenham quadrato capace di sfruttare l’unica occasione avuta in 180’, quest’anno sono arrivati i quarti di finale da giocare contro una delle squadre più forti di tutti i tempi.

Io non è che ci creda tanto nel passaggio del turno, in realtà mi sarebbe sufficiente un’uscita di scena dignitosa, magari con una vittoria risicata ma ben giocata a Milano per poi venire spazzati via (ma bando alle goleade!) in Catalogna. Anche questo obiettivo, però, non è scontato.

Il problema più grande ce l’abbiamo dietro, dove una difesa già poco brillante in questa stagione (41 gol subiti finora in 42 partite, l’anno scorso furono 37 in 50) perde il suo miglior elemento (Thiago Silva) e, salvo miracoli improbabili, il suo unico terzino presentabile (Abate). Accanto a Mexès, quindi, giocherà uno tra Nesta (appena tornato da un infortunio e comunque in là con l’età) o Bonera (recentemente autore di buone prestazioni, ma comunque un giocatore di una categoria inferiore rispetto al trio Mexès-Thiago Silva-Nesta). Sulle fasce c’è il punto debole: è sembrato di capire dalle parole di Massimiliano Allegri dopo l’ultima partita di campionato che sarà utilizzato Zambrotta – male contro la Roma, lento da anni ormai – e in base alla sua posizione l’altro posto sarà occupato da Antonini (favorito secondo me), Mesbah (disastroso negli ottavi a Londra) o sempre Bonera (bloccato a destra, ad aspettare Leo Messi). Sarebbe una difesa rimaneggiata, segnata dall’alta età media per alcuni, e dall’inesperienza (o inadeguatezza) a certi livelli per altri che, nei disegni di Allegri e della società, dovrebbero invece solo essere affidabili rincalzi da utilizzare in momenti della stagione diversi da questo, e non altro.

Questo grosso problema difensivo si allarga se pensiamo che il nostro frangiflutti di centrocampo, Mark Van Bommel, è squalificato per una gara. In mezzo gradirei il trio Aquilani-Ambrosini-Nocerino, ma credo che giocherà Emanuelson (dite quello che volete, per me è e resta un terzino), mentre l’incubo è Seedorf, che in Coppa Italia ha mostrato limiti atletici ormai definitivamente più evidenti di quanto lo fossero già nelle ultime stagioni. Davanti Boateng a supporto di Ibrahimovic e di uno tra Robinho (se recupera) o El Shaarawy mi lascia invece fiducioso.

Sembra un’ovvietà dirlo, ma questa è davvero una partita in cui non bisogna sbagliare nulla – considerando che farlo potrebbe comunque non essere abbastanza. Io non caricherei nemmeno troppo le spalle di Ibrahimovic di responsabilità, perché l’esperienza ci dice che non ha mai funzionato con lui e perché se ci dev’essere una partita con undici giocatori con gli occhi di tigre, ebbene, dev’essere questa. Lascerei infine perdere il catenaccio, di cui avremo invece bisogno, nella sua versione più vergognosa, a Barcellona.

Per il resto, io sono gasatissimo. Giochiamocela. Pur senza vincere mai, nel girone autunnale abbiamo mostrato di poterli colpire. Sapere di essere inferiori è giusto, ma partire sconfitti mai.

Il Milan 2011/12

MilanOggi inizia un’altra stagione del Milan, e stavolta, a differenza degli ultimi cinque o sei anni, parte da favorito (alla faccia della scaramanzia) per la prossima stagione in Italia, e non tanto perché lo scudetto quest’anno ce l’abbiamo noi, quanto perché la squadra della scorsa stagione fino a febbraio o marzo è vissuta tra sperimentazioni tattiche, emergenze a centrocampo e guizzi dei singoli (in particolare Ibrahimovic). Dopo è nata una squadra vera, con una sua fisionomia, un suo stile di gioco, in cui non solo Ibra è stato decisivo nella vittoria delle partite (anzi, alla fine si sono vinte molte partite nonostante lo svedese, la sua fatica e i suoi cartellini rossi).

C’è da dire che il Milan tosto, solido, impenetrabile degli ultimi due mesi ha vissuto soprattutto sulle giocate e sulla fantasia di Clarence Seedorf, capace di creare gioco laddove molti altri garantivano grande copertura da un lato (Nesta, Thiago Silva, Van Bommel, Gattuso) e gol dall’altro (Pato e Robinho). Oltre a essere stato in carriera un giocatore sempre discontinuo però, l’olandese ha anche 35 primavere sulle spalle: si può fare vero affidamento su di lui per un periodo superiore ai due o tre mesi? Io credo di no, ed è questo l’unico grande problema della rosa del Milan.

In fondo, dobbiamo dircelo: quest’anno si parte alla grande rispetto agli ultimi raduni, in cui ci si lamentava della presenza dei soliti grandi vecchi e della mancanza di ricambio in alcuni ruoli. Dietro, trovata finalmente la gerarchia tra i pali (Abbiati e poi Amelia, senza più gli equivoci dell’era Dida), Nesta, Thiago Silva, Mexès e Yepes sono dei giocatori di assoluto valore, mentre sulle fasce, se Abate ripetesse le prestazioni dello scorso anno, solo Taiwo è l’unico che deve dimostrare di essere da Milan, e c’è sempre pronto il vecchio Zambrotta a coprire i buchi nel reparto. A centrocampo – perso Pirlo, svincolato e ingaggiato alla Juventus – l’unico coi piedi buoni è Seedorf, mentre gli altri sono un’ottima batteria di mastini e corridori, coi piedi più o meno buoni: con Clarence a sinistra, il reparto titolare dovrebbe vedere Gattuso e Van Bommel in mediana, con Boateng nel ruolo di trequartista atipico come visto nella scorsa stagione. Davanti c’è abbondanza: l’attacco titolare, almeno sulla carta, dovrebbe essere quello composto da Ibrahimovic e Pato, con Robinho pronto comunque a giocare tantissimi minuti come l’anno scorso, e la fantasia di Cassano in cerca di un posto al sole per gli Europei e del giovane El Shaarawy (classe ‘92, ottima serie B col Padova e trafila in tutte le nazionali minori) utili a innescare nuove soluzioni. Ci sono poi Pippo Inzaghi, in quella che dovrebbe essere la sua ultima stagione da professionista, e il suo erede designato Alberto Paloschi (classe ‘90), enfant prodige alla sua prima stagione al Milan, poi buona serie B col Parma, e  un anno e mezzo nella massima serie coi ducali costellato dagli infortuni, e infine gli ultimi sei mesi al Genoa utilizzato col contagocce, chiuso da Floro Flores e Palacio prima di essere riscattato e tornare – almeno per ora – a Milanello.

neoacquisti milanSe è vero che dietro le punte possono giocare sia Robinho sia El Shaarawy, c’è però da sottolineare di nuovo la mancanza di qualità a centrocampo, di un nome che possa davvero far fare a questa squadra il salto necessario a competere anche in Europa ai massimi livelli. Ci sono tanti nomi, io amerei l’impossibile Fabregas (promesso sposo del Barcellona da almeno due anni), ma Schweinsteiger sarebbe probabilmente il giocatore preferito, dal punto di vista tattico, da mister Allegri. Hamsik mi piace ma lo vedo come un doppione di Boateng, su Pastore ho molti dubbi, Ganso bravo ma lento (ammetto però di averlo visto solo nelle ultime due partite col Brasile). Questo però è un discorso che lascia il tempo che trova, visti i chiari di luna dalle parti della holding Fininvest per via del maxirisarcimento da pagare a breve, e dell’ennesimo buco del Milan (60 milioni nell’ultimo bilancio). Ci sono inoltre alcune probabili operazioni in uscita (forse Strasser, forse Paloschi, si mormora Cassano) e forse in entrata (a centrocampo, via il giovane sierraleonese, la coperta rischia di essere corta, l’età dei titolari è elevata e inoltre quasi tutti gli elementi del reparto sono in scadenza a giugno, e il rischio di arrivare impreparati tra un anno è troppo alto).

Sono molto fiducioso per il campionato, lo ammetto, per la prima volta dopo tanto tempo. La principale avversaria sarà l’Inter ancora una volta, anche se potrebbe scontare un certo ritardo di programmazione per capire quali sono i giocatori utili al 3-4-3 di Gasperini, se i vari big sempre sul piede di partenza rimarranno o no, e come saranno sostituiti. Il Milan invece mi sembra una macchina ben oliata per il Gp d’Italia. Per quello d’Europa, forse riusciremo ad essere più fortunati col Tottenham di turno, ma per arrivare a tagliare primi il traguardo continentale credo che non sia ancora arrivato l’anno giusto.

MILAN 2011/12 (so far):

Portieri – Abbiati, Amelia, Roma

Difensori – Abate, Antonini, Bonera, Mexès, Nesta, Oddo, Taiwo, Thiago Silva, Zambrotta

Centrocampisti – Ambrosini, Boateng, Emanuelson, Flamini, Gattuso, Seedorf, Strasser, Van Bommel

Attaccanti Cassano, El Shaarawy, Ibrahimovic, Inzaghi, Pato, Robinho, Zigoni

E non finisce qui

Il carro di Lippi. Fonte Dagospia Viva Roberto Donadoni! Viva le pappine che prese contro l’Olanda, l’umiliazione inflitta alla Francia, il suo tentativo di rinnovare la nazionale e viva la sua eliminazione ai rigori contro i futuri vincitori del torneo. Oggi a qualcuno in federazione fischieranno le orecchie, perché quella spedizione era semplicemente composta dai migliori giocatori a disposizione (forse, escluso, il Pippo Inzaghi in grande forma della primavera 2008). Questa no. Questa è stata una nazionale costruita dalla forza dell’abitudine, dalla riconoscenza, dal desiderio di far gruppo e creare tranquillità ancor prima di giocare a calcio – un buon calcio.

La spedizione di oggi crea danni anche per il futuro: Quagliarella con il gran gol odierno ha guadagnato del credito, e salvo crolli futuri resterà nel giro per un po’, e questo è un disastro. Reti del genere Quagliarella le ha sempre fatte, ma alternate a sparizioni dal campo e a prestazioni che definire sconcertanti ed irritanti è poco. A sto punto meglio Cassano, che è anche capace di suggerire. E cosa dire di Gilardino? Il nuovo ct, visti i trascorsi nello stesso club, non lo lascerà certo fuori.

Non so più come insultarvi Che la preparazione atletica sia stata buona in vista di questo mondiale si è notato: la squadra ha finito tutte le partite in crescendo. Il problema è che il punto di partenza di queste prestazioni era tecnicamente bassissimo. Ora è necessario mettere o rimettere dentro definitivamente Balotelli, Rossi, Ranocchia, nonché i vari Borriello, Ambrosini, Cossu se si riconfermano ai livelli dell’ultima stagione. E’ bene sperare che Santon torni il ragazzino fenomenale dell’esordio in serie A, conservare Pirlo per un altro paio di anni (Montolivo è come Gilardino: ad alti livelli rende zero), piantare una difesa decennale Bonucci-Chiellini e spazzare via gli equivoci tattici (se Di Natale fa un sacco di gol, è inutile piazzarlo all’ala). Questi accorgimenti si potevano prendere anche in questo mondiale e – ne sono sicuro – sarebbe stata sicuramente un’altra storia almeno in questo girone.

Vergogna Lippi, forse sarebbe stato meglio che di mondiali ne avessimo avuti solo tre. Ora ne abbiamo quattro ma ci rideranno dietro per i prossimi dieci.

Siano chiare le colpe di Lippi

Marcello Lippi Non è per fasciarci la testa prima del tempo, ma questa nazionale oggi si è giocata gran parte delle proprie possibilità di arrivare tra le prime quattro: lo scivolone della Spagna ci forniva buone probabilità di incontrare una squadra abbordabile anche nei quarti di finale, considerando la nostra vittoria nel girone. Invece, il pareggio contro la Nuova Zelanda ha messo in luce tutti i problemi della rosa azzurra, i cui unici pregi sono la tenuta atletica e la determinazione.

Problema numero uno: la riesumazione di Fabio Cannavaro, assolutamente inadeguato ad alti livelli da uno-anni, ma inamovibile in nazionale a dispetto di un Bonucci solido in campionato e più che soddisfacente in una delle amichevoli di questi mesi (Italia-Camerun).

Problema numero due: l’assoluta mancanza di fantasia in questa rosa. Per quel che mi riguarda, non avrei convocato né Cassano (assolutamente inconsistente nelle sue esperienze in maglia azzurra), né Totti (se dici no alla nazionale quando sotto diversa gestione, non si vede perché tu debba tornare quando c’è l’amico Lippi). Oltre a questi due, però, a casa ci sono Balotelli, Rossi e Cossu, più Miccoli infortunato, e Pirlo difficilmente giocherà la prossima partita per i problemi noti. Vero che forse non ci sono fenomeni, ma si capisce assolutamente che la quantità di piedi buoni lasciata a casa è enorme. Così si spiega la mancanza di giocate di prima, di dribbling, e il penoso spettacolo di tentativi di fermare la palla che diventano involontari stop a seguire. Se Zambrotta è da due partite uno dei migliori in campo, un motivi ci sarà, vero Marcello?

Della nazionale di calcio dell’Italia e di come sia divenuta un club per pochi eletti

Marcello Lippi Immaginate di chiamarvi Alberto Gilardino, buono e regolare goleador da ormai un certo un numero di anni (infortuni e crisetta milanista esclusi), che viene spesso e volentieri convocato da Marcello Lippi per indossare la maglia azzurra; immaginate inoltre di aver giocato, su tredici partite ufficiali degli ultimi due anni, otto volte con quattro reti all’attivo (il gol della qualificazione ai mondiali più una tripletta ad evitare una figuraccia epocale contro Cipro a Parma) e di non avere colpe rilevanti nella pessima prestazione di Confederations Cup, a differenza di qualche senatore.

Immaginato tutto questo, in vista del torneo in SudAfrica potreste trovarvi nella seguente situazione: nel reparto offensivo della nazionale azzurra ci sarebbero degli attacanti snelli, quelli nani, da mettere sulla fascia e che magari hanno buoni mezzi tecnici, tipo Totò Di Natale e Giuseppe Rossi; ci sarebbe un’ottima ala o mezzala che è Mauro Camoranesi; poi il signor Vincenzo Iaquinta, insostituibile per la sua capacità di essere prima punta, seconda punta, terzino, picchiatore, autista, ferrotranviere, capocomico e via dicendo, col pregio della maglia bianconera sulle spalle; troverebbe spazio il brasiliano Amauri, proveniente da due mezzi campionati deludenti ma ultrasponsorizzato da Lippi, che quindi ora che arriva il passaporto non può non convocarlo e addirittura non farlo giocare titolare; ci sarebbe, infine, er pupone, quello che diceva di non poter giocare nella nazionale di Donadoni per insormontabili problemi fisici, e ora voglioso di partecipare alla spedizione africana di quella attuale (con tanto di campagna di stampa a proposito). Considerate, infine, la presenza del bomber Pazzini: cosa vi rimane? Un bel posto in panchina dietro l’asino brasiliano? Un’estate di critiche e pressioni dalla stampa, poichè non si hanno santi in paradiso come i colleghi bianconeri?

fabio cannavaro Sono strani i criteri di selezione di Marcello Lippi: Antonio Cassano  no, e vabbè, Massimo Ambrosini no, e già va bene di meno, perchè poi si convoca il Gattuso al quale ha allegramente soffiato il posto nel Milan (fatto avvenuto solo negli ultimi mesi per via delle disavventure fisiche del pesarese) – lo stesso Gattuso che per fare l’uomo vero combina pasticci nell’ultimo derby di Milano, oppure rompe la serenità dello spogliatoio del suo club. Infine, se proprio bisogna convocare un oriundo, si convochi un Thiago Motta, che di esperienza in campo internazionale ne ha certo di più del discontinuo Montolivo e di Palombo. Visto il Fabio Cannavaro degli ultimi due anni, inoltre, sarebbe meglio spingere sul ritorno Alessandro Nesta, che tuttavia, con coerenza, vuole restare fuori.

Così dovrebbero andare le cose. Il pianeta azzurro, però, pare funzionare in maniera differente.