Il pallone è la più bella cosa (cit.)

Anche in questa stagione calcistica sono su Screwdrivers a scrivere sciocchezze più o meno settimanali sul Milan e sul mondo del pallone italiano in generale. Questo è il mio primo post per l’annata 2019/2020.

Se volete un luogo dove, in modo tutto sommato e solitamente sereno, si discute dell’oppio dei popoli in salsa rossonera, passatemi (anzi, passateci, perché gli autori sono tanti) a trovare qui.

Football tactics and moral choices

Newcastle vs Liverpool in the 2010/2011 Premier League season
Newcastle vs Liverpool in the 2010/2011 Premier League season

This is a thing to which I have been giving some thought from time to time, but I have never been able to give it a proper structure – or even, sometimes, to consider it a serious reflexion, as it is related to football.

There are a number of different tactical systems in football: catenaccio, tiki-taka, totaalvoetbal, just to mention some. They are different in a number of ways, except for one: they all aim to the maximum result, i.e. victory. De Coubertin would say that the important thing is participation, but, still, what happens in every competition is that there is a winner and a lot of losers, all of them deciding to compete in order to achieve the best possible outcome in a context in which the best absolute outcome is victory – so, it doesn’t matter if you play defensively or aggressively in football, you are seeking victory if you can have it, or the most honourable loss in less favourable scenarios.
If you’re playing catenaccio, you’re emphasizing defensive game: the beauty of the game doesn’t matter, it’s a football game. If you want to see something funny and entertaining, go to the circus.
If you choose totaalvoetbal, you think that everyone can play in almost every position: there are talented players, there are predispositions for favourite positions, but, if needed, anyone would go and take over someone else’s place without affecting the quality of the squad and the possibility to reach the target.
With tiki-taka, you are somehow playing the ball for its own sake, in most cases giving up other options such as crosses from the wings and subsequent headers. Ball on the ground, keep it between your feet, and show the world how good you are at football – and, possibly, score.

I have been wondering for a while whether there are any moral implications in the choice of a specific tactical system or not. It seems to me that catenaccio, for example, is a sort of generic, probably naïve, application of consequentialism: the final score is important, and we are using at their maximum the means we have to get it. It doesn’t matter if you have a specific talent, just do your best, and if you exceed or are too aggressive, the rules will punish you (red card!) – but always keep in your mind that victory is good, nothing else, and that what you do is good as long as it paves the way to final victory. Tiki-taka, instead, would stress he process through which you go before achieving what you want. You need to possess or have developed some individual and team features, some virtues to play tiki-taka and win.

What I’m trying to suggest here is that, perhaps, tactics in sports can be interpreted or described in terms of ethical choices, as tactical systems are a choice of the mores we use in order to achieve the Good (victory).

Do you think this may make sense?

Feel free to reply negatively, of course.

Milanello: work in progress

MilanelloTorna finalmente ad allenarsi il Milan in vista della prossima stagione, anche se mancheranno molti elementi: quelli che hanno partecipato all’europeo (i quattro azzurri più Ibrahimovic e Mexés), gli infortunati (Muntari su tutti, fresco di ginocchio rotto giocando in spiaggia) e i convocati per le Olimpiadi (Pato e Thiago Silva). In compenso, si vedranno alcune facce nuove: oltre a Riccardo Montolivo, infatti, il mercato del Milan finora ha visto arrivare Acerbi (difensore centrale, proviene dal Chievo, ma è in comproprietà col Genoa), Constant (centrocampista in prestito dal Genoa), Traoré (mediano svincolato dal Nancy), Gabriel (portierino brasiliano, dal Cruzeiro) e Pazzagli (altro portiere, in questo caso figlio d’arte, arriva svincolato dalla Fiorentina, dove faceva il terzo nella scorsa stagione). Di tutta la valanga di prestiti di ritorno dall’Italia e dall’Europa, l’unico con possibilità di rimanere è lo spagnolo Didac Vilà. Ma vediamo in dettaglio i reparti.

Difesa – Abbiati; Abate, Mexès, Thiago Silva, Antonini (Emanuelson, Vilà)
Salvo clamorosi arrivi (leggi: Julio Cesar) le gerarchie in porta vedono Abbiati chiaramente davanti ad Amelia. La difesa è per tre quarti già scritta: Abate, Mexès e Thiago Silva, col punto interrogativo sulla fascia sinistra, dove le alternative sono molte. Si partirà sicuramente con Antonini titolare, Emanuelson potrebbe essere provato più constantemente in quel ruolo (e prenderselo, in caso positivo), Didac Vilà viene da una stagione da titolare inamovibile nell’Espanyol, è stato cercato dal Valencia per sostituire Jordi Alba, ma è rimasto escluso dalla selezione olimpica spagnola. Potendo probabilmente partire solo in caso di offerte definitive, può giocarsi il posto. In mezzo Acerbi sarà il rincalzo da far crescere per il futuro, Bonera e Yepes garantiranno l’esperienza. De Sciglio viene aggregato in prima squadra in maniera definitiva, sarà la riserva di Abate, ma anche lui è un candidato per la sinistra, dove può adattarsi (come visto nel derby di ritorno dello scorso campionato). Mesbah partirà, sembra chiaro. Il reparto comunque sembra chiuso: salvo blitz presidenziali o mosse improvvise, le voci sui vari Balzaretti sono tutte balle. Senza lilleri ‘un si lallera.

Centrocampo – Montolivo, Ambrosini, Nocerino; Boateng
Questo è davvero l’unico reparto a cui manca ancora un tassello, e anche se arrivasse continuerebbe ad essere uno o più gradini sotto i principali avversari italiani ed europei. Per iniziare, Montolivo giocherà mezzala destra come annunciato da Galliani, anche perché sarebbe strano che Allegri dopo un anno e mezzo rinnegasse l’idea del mediano in mezzo. Quindi, confermatissimo a sinistra Nocerino, mentre in mezzo c’è solo Ambrosini, fermo restando il fatto che Strasser e Traoré, che pure potrebbero in teoria giocare in quel ruolo, sono solo dei rincalzi e nulla più ad inizio stagione. Questo è l’unico ruolo per cui vale la pena dare un minimo di credibilità alle voci di calciomercato. Constant, Flamini, e al suo ritorno Muntari, daranno il cambio ai titolari. Se invece, incredibilmente, Allegri rinnegasse il suo credo tattico, avremmo un Montolivo centrale (ma senza riserve!) con i tre appena citati a giocarsi il posto da titolare a destra, e Adrianone a recitare il solito “siamo a posto così”. Boateng chiaramente trequartista salvo infortuni, possibili sostituti il solito Emanuelson (che potrebbe anche giocare mezzala sinistra, da jolly qual é) oppure Constant, o un arretrato Robinho. Un errore la cessione di Merkel, secondo me, essendo uno dei pochi a non essere un randellatore ma ad avere capacità di costruzione di gioco e di finalizzazione. Lo rimpiangeremo tra qualche anno. Centrocampo a una dimensione.

Attacco – Ibrahimovic, Cassano (Robinho, Pato)
Il nostro miglior reparto, obiettivamente, il migliore d’Italia e tra i migliori in Europa. Ibrahimovic insostitubile, ovviamente. Lui preferisce giocare con Robinho o Cassano, ma il primo manca di freddezza sotto porta, il secondo spesso e volentieri 90 minuti non li fa. In teoria la coppia più forte sarebbe quella con Pato ma i due non si intendono e il brasiliano è, dal punto di vista dell’integrità fisica, un punto interrogativo. El Shaarawy sarà l’unico sicuro di essere rincalzo: giovane, sbarazzino, già batte cassa ed è costato tanto (15 mln + Merkel in due anni, quasi come Pato), mi piace tanto ma o sfonda in un paio di anni o presto dovrà riciclarsi come ala. Tre civette sul comò.

Per il resto, c’è poco da dire: l’anno scorso s’è perso per gli infortuni, non c’è da discutere, e se si limitano i danni da quel punto di vista già aumentano di molto le chances di vittoria in campionato. Primo rimedio (?): questa stagione sarà aggregato un fisioterapista nel giro della nazionale brasiliana appositamente per Pato e Thiago Silva. Di mercato non se ne farà, e l’unica bugia che non dice Galliani è quella sul fatto che arriva qualcuno solo se parte qualcuno. Con gli ingaggi si è risparmiato qualcosa come 16 mln netti in questa sessione, circa 30 mln lordi, e si sono spesi 4 mln per Acerbi. Il tesoretto andrà tutto a coprire parzialmente il buco di bilancio. L’acquisto del sostituto di Mark Van Bommel si farà coi soldi delle cessioni dei vari Taiwo, Di Gennaro, Paloschi, Albertazzi, Oduamadi ecc. Di varianti tattiche originali non se ne vedono all’orizzonte, mentre la più agguerrita delle nostre rivali rinforza la rosa. Niente illusioni, per ora, ma è bene avere la consapevolezza che questa resta una squadra che se integra, o comunque colpita da un numero fisiologico di infortuni, può continuare a puntare al tricolore.

Rosa

Portieri: Abbiati, Amelia, Gabriel, Pazzagli
Difensori: Abate, Acerbi, Antonini, Bonera, De Sciglio, Mesbah, Mexès, Thiago Silva, Vilà, Yepes
Centrocampisti: Ambrosini, Boateng, Constant, Emanuelson, Flamini, Montolivo, Muntari, Nocerino, Strasser, Traoré
Attaccanti: Cassano, El Shaarawy, Ibrahimovic, Pato, Robinho

Europei 2012: non è detto che debba andare male

Cesare PrandelliUna cosa a me sembrava evidente da molto prima della figuraccia di ieri contro la Russia: questa è probabilmente la peggiore selezione azzurra che sia mai capitata sotto i miei occhi. Tolti alcuni dei reduci del mondiale di sei anni fa e qualche nuovo innesto, la rosa è composta in gran parte da giocatori di metà classifica o da onesti gregari che nelle migliori nazionali degli anni passati avrebbero appena giocato qualche amichevole, mentre oggi sono punti fermi o prime scelte in panchina.

Tra l’altro, questa scarsità di “risorse umane” va a coincidere con la crisi che la Serie A attraversa ormai da qualche anno, e, a vedere gli ultimi decenni, questo contemporaneo calo di competitività calcistica sembra una novità assoluta. Già in passato i club italiani hanno attraversato periodi di appannamento nelle coppe europee mentre altri paesi brillavano (prendete i dieci anni dal ‘74 all’83: delle venti finaliste di Coppa Campioni, quattordici furono anglo-tedesche, così come alcuni dei club vincitori degli altri trofei europei dell’epoca), eppure la nazionale fu in grado di mantenersi competitiva ad alti livelli: quarto posto ai mondiali del ‘78, quarto posto agli europei dell’80 (con finalina persa ai rigori), vittoria nel Mundial. Al contrario, nel mezzo degli anni ‘90, i club italiani facevano il bello e il cattivo tempo in Europa, mentre l’Italia, tolta la finale di Usa ‘94, collezionò brutte figure (non qualificata ad Euro ‘92, eliminata al primo turno ad Euro ‘96), pur essendo comunque complessivamente un selezione più competitiva di questa nazionale che invece, dal 2008, sta conoscendo, forse per la prima volta parallelamente al suo campionato di riferimento, un certo preoccupante declino.

Se la selezione del Lippi-bis poteva soffrire di discutibili scelte da parte del tecnico (l’esclusione di Antonio Cassano e Mario Balotelli, ad esempio, accompagnata dalla frase “Non vedo fenomeni rimasti a casa”), questa a me sembra oggettivamente la migliore selezione possibile, al di là del singolo nome di questo o quel giocatore che può comunque essere discusso.

Un’altra cosa che pensavo, e penso tuttora, è che c’è la necessità di cambiare modulo: che ci piaccia o no, questa è una selezione che fa del blocco Juve la sua forza, e, allora, passare al 3-5-2 (o 5-3-2, che è la stessa cosa) della squadra torinese potrebbe essere una buona idea: il blocco difensivo Buffon-Bonucci-Barzagli-Chiellini sarebbe identico, e forse metterebbe a suo agio l’elemento debole della catena, cioè quel Bonucci che con Antonio Conte s’è rilanciato dopo la bella stagione di Bari e il disastro della Juve 2010/11.

Anche a centrocampo, due uomini su tre sarebbero dei rodati bianconeri, cioè Pirlo e Marchisio: il terzo della linea sarebbe ovviamente De Rossi, che non ha le caratteristiche di Vidal, ma – permettetemi – è un giocatore molto più forte del cileno, anzi, uno dei pochi giocatori di alto livello rimasti in Italia, direi. Qualche metro più avanti Maggio supererebbe gli imbarazzi della difesa a quattro (eclatanti ieri a Zurigo).

L’attacco è stato il reparto più variabile della Juventus campione d’Italia, e anche in quel caso, con l’eccezione del deludente Matri, si trattava di un reparto leggerino e piuttosto tecnico.

L’esperienza di molti uomini con questo modulo renderebbe meno rilevante il fatto che in nazionale non sia stato mai applicato da Prandelli. In altre parole, con gli uomini a disposizione il c.t. dovrebbe puntare a creare quella struttura di squadra che tante vittorie di misura ha portato a casa nell’ultimo campionato, finendo per vincerlo. Pare che il c.t. ci stia pensando. A questo proposito, sarebbe bene che qualcuno gli ricordasse che fu proprio collezionando vittorie per 1-0 che la Spagna del possesso palla catalano divenne due anni fa campione del mondo.

Il Milan che verrà farà felice solo Marina Berlusconi

Marina e Silvio BerlusconiSi profila essere un’estate malinconica per i tifosi milanisti quella che sta per iniziare. Molti grandi giocatori a fine carriera lasciano, Adriano Galliani sta portando avanti un mercato al risparmio fatto con i parametri zero, le grandi squadre europee hanno nel mirino gli unici grandi campioni rossoneri (Ibrahimovic e Thiago Silva), restano i dubbi sulla tenuta fisica sui giocatori che dovrebbero farci fare il salto di qualità (Pato, che andrà alle Olimpiadi, e Boateng su tutti), e nello stesso tempo le principali rivali italiane e continentali sembrano voler portare avanti una campagna di rafforzamento, con nuove e ricche e squadre che il prossimo anno parteciperanno alla Champions League (Paris-Saint Germain e Malaga) pronte ad unirsi al gotha del calcio europeo.

Poi, vedendo questo via vai di gene che va via e questa desolazione di gente che arriva, mi sono incuriositi e mi sono messo, quindi, a fare due conti sul Milan. Mi baso su dati sugli ingaggi netti della Serie A resi noti lo scorso settembre dalla Gazzetta dello Sport (click sull’immagine sotto).

Stipendi Serie A 2011-2012

Qua sotto ci sono i miei conti, un po’ spannometrici visto che riguardano ingaggi netti e non lordi. Considero partenze (ufficiali o molto probabili) e rinnovi al ribasso nella prima tabella, e gli arrivi già ufficiali o molto probabili nella seconda:

Giocatore in uscita Differenza con 2011/12 (mln € netti)
Aquilani +2
Flamini +4,5
Gattuso +4
Inzaghi +0,8
Maxi Lopez (6 mesi nel 2011/12) +0,4
Merkel (6 mesi 2011/12) +0,25
Nesta +2,5
Oddo +1,3
Roma +0,5
Seedorf +3
Taiwo (6 mesi nel 2011/12) +0,9
Van Bommel +3,5
Zambrotta +3,5
TOTALE +28,15
Giocatore in entrata Differenza con 2011/12 (mln € netti)
Mesbah (6 mesi nel 2011/12) -0,4*
Montolivo -2,5 (cresce negli anni seguenti)
Muntari (6 mesi nel 2011/12) -1
Strasser (6 mesi nel 2011/12) -0,1
Traoré -1
TOTALE -5

Sono più di 23 milioni netti. Al lordo, una quarantina di milioni di euro. Considerando che la linea di questo calciomercato sembra essere improntata all’austerità (in linea con lo spirito dei tempi, tra l’altro), che prima bisognerà vendere per comprare (da qui le voci su Robinho, Ibrahimovic, e il rammarico per non aver ceduto Pato in cambio di quei milioni necessari all’acquisto di Carlos Tevez dal Manchester City, con cui c’era già l’accordo), e che dei 60-70 milioni di perdite annue, una buona parte sono risparmi sulle tasse per la Fininvest, il Milan che si profila è tendenzialmente un club a costo zero. Per la gioia di Marina Berlusconi, un po’ meno per quella dei suoi tifosi. E a me, che sono tifoso, non va bene per nulla.

Post aggiornato il 3 giugno 2012.

Come buttare via un campionato e cercare di non farlo di nuovo

Massimiliano AllegriOggi s’è praticamente messa la parola fine sul campionato di quest’anno: con tre punti di vantaggio, lo scontro diretto a favore e un calendario piuttosto agevole nelle prossime cinque giornate, la Juventus può dire di aver messo le mani sul suo ventottesimo scudetto. Bravi.

La cosa che fa più male a un milanista, al netto delle polemiche sugli errori arbitrali, è la sensazione di averlo buttato, questo scudetto, da squadra favorita e più competitiva dell’intero lotto della Serie A.

Il problema grosso di questa stagione è stato quello degli infortuni: più volte nelle ultime settimane la Gazzetta dello Sport ha pubblicato le statistiche che mostravano come il Milan fosse la squadra col maggior numero di infortuni in questa stagione (e la Juve quella col minor numero, per giunta). Essendo un problema già presentatosi la scorsa stagione, è evidente che c’è un grosso problema a livello di preparazione atletica e soprattutto di efficienza dello staff medico-sanitario da risolvere per il futuro, e questa cosa dovrebbe interessare molto la proprietà. Già, perché se ogni anno metti in piedi una rosa di 31-32 giocatori ripianando 60-70 milioni di euro di debiti (in realtà di meno per ragioni fiscali, essendo il Milan una società del gruppo Fininvest) e poi ti ritrovi spesso – e non solo nei momenti clou della stagione, cosa già grave di per sé – con le formazioni obbligate e con le stelle indisponibili o fuori condizione, è evidente che tu, proprietà, così stai buttando soldi nella spazzatura.

Chiaramente, uno dei fattori che influenzano lo stato di salute della rosa è il campo da gioco, e da questo punto di vista pare si interverrà con l’introduzione del sintetico a San Siro, in modo da renderlo meno simile a quel campo di patate che è ormai da un ventennio.

A proposito di soldi, inoltre, uno spreco si valuta sulla qualità della spesa effettuata: se gran parte dei giocatori sono rincalzi, onesti pedalatori, o vecchie glorie a fine carriera ormai più dannose che inutili, un problema c’è.

Inoltre, a mio avviso, c’è un problema anche tattico alla base della composizione della rosa di questa stagione: cioè di mettere in pratica l’idea fortunata della scorsa stagione (che, ricordiamolo, fu messa in pratica a seguito di un infortunio di Andrea Pirlo), quella del centrocampo di mediani a coprire la difesa, con lo schema Ibra-pensaci-tu, con le varianti degli inserimenti di Boateng e dei ghirigori di Robinho. Di quest’idea, le colpe di Massimiliano Allegri si valutano in proporzione alle sue responsabilità nel portare avanti questo progetto rispetto a quelle della società e delle contingenti e relative opportunità e condizioni del mercato. Di quest’idea, però, si può dichiarare il fallimento visti i risultati di questa stagione.

In tal senso, questo è un Milan che somiglia tremendamente all’Inter di Roberto Mancini: buona difesa, centrocampo atletico con qualche buona individualità, palla a Ibra e qualcuno a fargli da spalla ed assecondarlo. Il punto è che vuoi gli infortuni, vuoi la minor caratura tecnica e/o atletica di alcuni interpreti, quest’anno il giochetto non è riuscito – per giunta, mantenendone il difetto dell’inutilità in campo europeo.

E’ da questa analogia che penso il Milan debba ripartire per la prossima stagione: dopo la prima stagione di José Mourinho (ancora sul modello di quella manciniana), l’Inter si sbarazzò di titolari più o meno rilevanti (Ibrahimovic, Maxwell), importanti riserve (Burdisso), vecchie glorie (Figo, Crespo, Cruz), per poi mettere a punto una formazione concettualmente nuova con acquisti mirati (Lucio dietro, Thiago Motta e Sneijder in mezzo, l’intero reparto d’attacco) che poi vinse quello che, ahimé, tutti sappiamo. Io penso che il Milan, nei limiti del possibile, debba procedere allo stesso modo: fare importanti cessioni (Robinho per via delle sue deludenti prestazioni, Ibrahimovic perché superati i trenta è bene monetizzare la sua cessione nel migliore dei modi e il prima possibile, Pato e Boateng per inaffidibilità fisica e atletica), dare via qualche giocatore di medio livello da rifilare a qualche russo spendaccione (un russo spendaccione si trova sempre, suvvia!), effettuare pochissimi rinnovi dei dieci in ballo (si dice che restino Ambrosini, Gattuso, Nesta), raccattare moneta qua e là da tutte le situazioni di comproprietà e prestito in ballo e col gruzzolo puntare, oltre ai soliti parametri zero a cui ormai siamo rassegnati, a quei due, tre, quattro giocatori di qualità e livello internazionale – sani! – che possano permetterci continuità in Italia e competitività in Europa pur riducendo la rosa di qualche unità.

Voi ricorderete che quell’Inter finì dopo un anno, grazie soprattutto alla sciagurata gestione societaria in sede di assetto dirigenziale, di motivazioni, di scelte tecniche e di mercato. Chiaramente questo Milan che sa un po’ di fantacalcio avrà invece bisogno di continuità tecnica. Se a Berlusconi non va bene Allegri, che lo dica subito: arrividerci e grazie, è stato bello mister, e dentro uno a cui affidare la squadra per un triennio. In caso contrario, sia chiara una cosa: al netto di suoi tipici errori (Seedorf troppe volte in campo, Emanuelson costantemente fuori ruolo, cambi un po’ troppo in ritardo) Allegri non si tocca, né si dovrà toccare per molto tempo. Ricordando che le casse di una società incassano denari coi campioni e le vittorie, non con gli stipendi milionari di Antonini, Mesbah e Muntari che portano alle figuracce come quelle viste a San Siro contro il Bologna.

La settimana di Milan-Barcellona

Lionel Messi e Gianluca Zambrotta in Milan-Barcellona del 23 novembre 2011C’è un elenco che a scriverlo tutto fa una certa impressione: tra infortunati, squalificati e non schierabili sono almeno una dozzina i giocatori – alcuni di spessore, come Pato, Thiago Silva, Cassano, Gattuso, Van Bommel – che il Milan non può avere a disposizione per quella che è la partita che può segnare la svolta o la fine della stagione europea.

A inizio stagione la società era stata chiara: gli obiettivi (a mio avviso ragionevoli) erano il bis scudetto e migliorare in Europa. Mentre per il primo siamo sulla buona strada (tocco ferro), il secondo è già stato centrato: se l’anno scorso il Milan fu eliminato (immeritatamente) agli ottavi di finale da un Tottenham quadrato capace di sfruttare l’unica occasione avuta in 180’, quest’anno sono arrivati i quarti di finale da giocare contro una delle squadre più forti di tutti i tempi.

Io non è che ci creda tanto nel passaggio del turno, in realtà mi sarebbe sufficiente un’uscita di scena dignitosa, magari con una vittoria risicata ma ben giocata a Milano per poi venire spazzati via (ma bando alle goleade!) in Catalogna. Anche questo obiettivo, però, non è scontato.

Il problema più grande ce l’abbiamo dietro, dove una difesa già poco brillante in questa stagione (41 gol subiti finora in 42 partite, l’anno scorso furono 37 in 50) perde il suo miglior elemento (Thiago Silva) e, salvo miracoli improbabili, il suo unico terzino presentabile (Abate). Accanto a Mexès, quindi, giocherà uno tra Nesta (appena tornato da un infortunio e comunque in là con l’età) o Bonera (recentemente autore di buone prestazioni, ma comunque un giocatore di una categoria inferiore rispetto al trio Mexès-Thiago Silva-Nesta). Sulle fasce c’è il punto debole: è sembrato di capire dalle parole di Massimiliano Allegri dopo l’ultima partita di campionato che sarà utilizzato Zambrotta – male contro la Roma, lento da anni ormai – e in base alla sua posizione l’altro posto sarà occupato da Antonini (favorito secondo me), Mesbah (disastroso negli ottavi a Londra) o sempre Bonera (bloccato a destra, ad aspettare Leo Messi). Sarebbe una difesa rimaneggiata, segnata dall’alta età media per alcuni, e dall’inesperienza (o inadeguatezza) a certi livelli per altri che, nei disegni di Allegri e della società, dovrebbero invece solo essere affidabili rincalzi da utilizzare in momenti della stagione diversi da questo, e non altro.

Questo grosso problema difensivo si allarga se pensiamo che il nostro frangiflutti di centrocampo, Mark Van Bommel, è squalificato per una gara. In mezzo gradirei il trio Aquilani-Ambrosini-Nocerino, ma credo che giocherà Emanuelson (dite quello che volete, per me è e resta un terzino), mentre l’incubo è Seedorf, che in Coppa Italia ha mostrato limiti atletici ormai definitivamente più evidenti di quanto lo fossero già nelle ultime stagioni. Davanti Boateng a supporto di Ibrahimovic e di uno tra Robinho (se recupera) o El Shaarawy mi lascia invece fiducioso.

Sembra un’ovvietà dirlo, ma questa è davvero una partita in cui non bisogna sbagliare nulla – considerando che farlo potrebbe comunque non essere abbastanza. Io non caricherei nemmeno troppo le spalle di Ibrahimovic di responsabilità, perché l’esperienza ci dice che non ha mai funzionato con lui e perché se ci dev’essere una partita con undici giocatori con gli occhi di tigre, ebbene, dev’essere questa. Lascerei infine perdere il catenaccio, di cui avremo invece bisogno, nella sua versione più vergognosa, a Barcellona.

Per il resto, io sono gasatissimo. Giochiamocela. Pur senza vincere mai, nel girone autunnale abbiamo mostrato di poterli colpire. Sapere di essere inferiori è giusto, ma partire sconfitti mai.