Siano chiare le colpe di Lippi

Marcello Lippi Non è per fasciarci la testa prima del tempo, ma questa nazionale oggi si è giocata gran parte delle proprie possibilità di arrivare tra le prime quattro: lo scivolone della Spagna ci forniva buone probabilità di incontrare una squadra abbordabile anche nei quarti di finale, considerando la nostra vittoria nel girone. Invece, il pareggio contro la Nuova Zelanda ha messo in luce tutti i problemi della rosa azzurra, i cui unici pregi sono la tenuta atletica e la determinazione.

Problema numero uno: la riesumazione di Fabio Cannavaro, assolutamente inadeguato ad alti livelli da uno-anni, ma inamovibile in nazionale a dispetto di un Bonucci solido in campionato e più che soddisfacente in una delle amichevoli di questi mesi (Italia-Camerun).

Problema numero due: l’assoluta mancanza di fantasia in questa rosa. Per quel che mi riguarda, non avrei convocato né Cassano (assolutamente inconsistente nelle sue esperienze in maglia azzurra), né Totti (se dici no alla nazionale quando sotto diversa gestione, non si vede perché tu debba tornare quando c’è l’amico Lippi). Oltre a questi due, però, a casa ci sono Balotelli, Rossi e Cossu, più Miccoli infortunato, e Pirlo difficilmente giocherà la prossima partita per i problemi noti. Vero che forse non ci sono fenomeni, ma si capisce assolutamente che la quantità di piedi buoni lasciata a casa è enorme. Così si spiega la mancanza di giocate di prima, di dribbling, e il penoso spettacolo di tentativi di fermare la palla che diventano involontari stop a seguire. Se Zambrotta è da due partite uno dei migliori in campo, un motivi ci sarà, vero Marcello?

Della nazionale di calcio dell’Italia e di come sia divenuta un club per pochi eletti

Marcello Lippi Immaginate di chiamarvi Alberto Gilardino, buono e regolare goleador da ormai un certo un numero di anni (infortuni e crisetta milanista esclusi), che viene spesso e volentieri convocato da Marcello Lippi per indossare la maglia azzurra; immaginate inoltre di aver giocato, su tredici partite ufficiali degli ultimi due anni, otto volte con quattro reti all’attivo (il gol della qualificazione ai mondiali più una tripletta ad evitare una figuraccia epocale contro Cipro a Parma) e di non avere colpe rilevanti nella pessima prestazione di Confederations Cup, a differenza di qualche senatore.

Immaginato tutto questo, in vista del torneo in SudAfrica potreste trovarvi nella seguente situazione: nel reparto offensivo della nazionale azzurra ci sarebbero degli attacanti snelli, quelli nani, da mettere sulla fascia e che magari hanno buoni mezzi tecnici, tipo Totò Di Natale e Giuseppe Rossi; ci sarebbe un’ottima ala o mezzala che è Mauro Camoranesi; poi il signor Vincenzo Iaquinta, insostituibile per la sua capacità di essere prima punta, seconda punta, terzino, picchiatore, autista, ferrotranviere, capocomico e via dicendo, col pregio della maglia bianconera sulle spalle; troverebbe spazio il brasiliano Amauri, proveniente da due mezzi campionati deludenti ma ultrasponsorizzato da Lippi, che quindi ora che arriva il passaporto non può non convocarlo e addirittura non farlo giocare titolare; ci sarebbe, infine, er pupone, quello che diceva di non poter giocare nella nazionale di Donadoni per insormontabili problemi fisici, e ora voglioso di partecipare alla spedizione africana di quella attuale (con tanto di campagna di stampa a proposito). Considerate, infine, la presenza del bomber Pazzini: cosa vi rimane? Un bel posto in panchina dietro l’asino brasiliano? Un’estate di critiche e pressioni dalla stampa, poichè non si hanno santi in paradiso come i colleghi bianconeri?

fabio cannavaro Sono strani i criteri di selezione di Marcello Lippi: Antonio Cassano  no, e vabbè, Massimo Ambrosini no, e già va bene di meno, perchè poi si convoca il Gattuso al quale ha allegramente soffiato il posto nel Milan (fatto avvenuto solo negli ultimi mesi per via delle disavventure fisiche del pesarese) – lo stesso Gattuso che per fare l’uomo vero combina pasticci nell’ultimo derby di Milano, oppure rompe la serenità dello spogliatoio del suo club. Infine, se proprio bisogna convocare un oriundo, si convochi un Thiago Motta, che di esperienza in campo internazionale ne ha certo di più del discontinuo Montolivo e di Palombo. Visto il Fabio Cannavaro degli ultimi due anni, inoltre, sarebbe meglio spingere sul ritorno Alessandro Nesta, che tuttavia, con coerenza, vuole restare fuori.

Così dovrebbero andare le cose. Il pianeta azzurro, però, pare funzionare in maniera differente.