Alternative al declino?

Negli ultimi giorni ho letto due articoli con conclusioni nettamente diverse riguardanti l’Italia e le prossime elezioni, pur partendo da presupposti, almeno alcuni, non molto discordanti tra loro.

La scorsa settimana mi sono capitate sotto gli occhi le riflessioni di Michele Boldrin, dove la critica è prima di tutto culturale, e solo in seconda istanza politica ed economica: solo la Pianura Padana è rimasta attaccata alle zone più dinamiche e avanzate del mondo, e più per vincoli esterni politico-commerciali che per particolari meriti indigeni. In Italia l’istruzione continua a peggiorare, il «furto intergenerazionale» non è stato ancora fermato, larghissime aree del paese campano sulla generosa redistribuzione effettuata dallo stato centrale, eccetera – il declino avviene da decenni e non è arrestabile a breve.

La causa culturale del declino è una sorta di eccezionalità italiana, che vede l’Italia come paese decisamente peculiare rispetto agli altri, culla della civiltà e sede della cristianità, e siamo così speciali che continuiamo a tenerci Alitalia e non vogliamo vendere Italo, però desideriamo sbarazzarci di cinesi, immigrati, tedeschi/Europa, di tutti quelli che non ci danno il posto che ci meritiamo. Continue reading “Alternative al declino?”