Cose da vedere, da fare, a cui partecipare se venite a Durham

Plenum by Simeon Nelson (from Lumieredurham.co.uk)Mentre oggi aspettavo l’arrivo della fiaccola olimpica, pensavo che, a differenza di quanto feci durante i miei tre mesi di permanenza a Lubiana, non ho scritto un granché sulla mia vita a Durham, ormai arrivata a un anno e nove mesi. Poiché pare che ciò che scrissi riguardo la Slovenia abbia interessato e interessi ancora qualcuno, inizio di nuovo, e con un post dedicato agli eventi più importanti che si svolgono a Durham durante l’anno; magari può interessare a chi si appresta a venire in questa cittadina del Nord-Est inglese piccola ma ricca di storia – studenti, lavoratori, turisti, passanti, dispersi.

Durham Regatta (metà giugno): si svolge lungo il fiume Wear che attraversa, creando una sorta di penisola, la città. E’ una delle più antiche d’Inghilterra, e proprio la scorsa settimana è stata cancellata a causa del maltempo dopo decenni in cui veniva svolta ininterrottamente. Tornerà, ovviamente, il prossimo anno.

Durham Miners’ Gala (secondo sabato di luglio): è una manifestazione che si snoda lungo le vie della città con bande musicali e stendardi, che l’anno scorso ho evitato causa diluvio, il quale però non ha fermato la partecipazione della gente. Si svolge da quasi 130 anni, è un evento che non solo ricorda e festeggia la lunga storia dei minatori del Nord-Est – e che quindi, seppur oggi meno che nel passato, coinvolge vite, persone, famiglie e biografie – ma è anche un evento che ha un significato politico, legato al vecchio Labour e alle battaglie sindacali dei minatori (ricordate: questa è tradizionalmente una terra innanzitutto di minatori; poi di religiosi e cattedrali, di accademici e studenti, di quello che vi pare, ma soprattutto di minatori), tant’è vero che quest’anno proprio il leader laburista, Ed Miliband, sarà presente al Gala, e che nella sua storia l’evento non si è tenuto solo a causa di guerre o di scioperi (ultimo dei quali, negli anni ‘80 contro l’odiatissima Thatcher).

Brass – Durham International Festival (luglio): come dice il nome, è un festival di ottoni – ovviamente, è un festival musicale. Di più non vi so dire, onestamente, poiché non lo conosco bene.

Durham Beer Festival (fine agosto). di questo invece vi so parlare benissimo. Festival della birra, anzi, delle birre locali. Organizzato dalla sezione locale della CAMRA (Campaign for Real Ale), si svolge nella Dunelm House, che è l’edificio dell’associazione studentesca universitaria, ma, a dispetto del luogo, è un evento più dedicato ai locali, e neanche giovanissimi, che agli studenti, visto il periodo dell’anno. Arrivate, comprate il vostro bicchiere assieme a blocco di cinque biglietti per cinque pinte (mi pare che il tutto venga 10 sterline – poi ci sono alcune birre che vogliono il doppio tagliandino, ma amen). Potete anche spendere di meno, comprare solo una birra o evitare di pagare il bicchiere – ma non siate tirchi, suvvia. Già scendendo le scale vi accorgete del numero di qualità di birra a disposizione (decine), arrivate sotto e trovate banconi disposti sui lati del salone, e dietro un numero considerevole di spillatrici, e per ogni spillatrice un addetto. Ora, sappiate questo: sono birre pesantissime. Buonissime, per carità, ma non state bevendo la Moretti. L’anno scorso ci arrivai troppo a pancia piena, alla seconda birra mi ritirai e regalai i miei tagliandini, quest’anno purtroppo dovrei essere in Italia durante quel periodo, ma l’anno prossimo mi organizzo come si deve per una sana bevuta da competizione. Consigliato, comunque.

Durham Book Festival (ottobre). sparpagliato qua e là per Durham e villaggi circostanti, è una festa del libro come ve la potete aspettare. Io, poiché non sono appassionato di best-seller, di presentazioni, e soprattutto di chiacchiere su libri che non ho letto, l’ho considerato di striscio. Poi, ovviamente, ha i suoi eventi a corollario, questo è ovvio.

Lumiere (novembre, non ogni anno): questo probabilmente è il pezzo grosso. Finora ha avuto luogo nel 2009 e nel 2011, la prima volta con successo, la seconda volta con successo ancora maggiore – sia di pubblico, sia di critica. Per alcuni giorni il centro storico è cosparso di installazioni luminose curate dalla compagnia Artichoke, ci sono ovviamente spettacoli ed eventi per famiglie, bambini, curiosi, gente qualunque, però lo spettacolo migliore è quello di passeggiare per il centro quando è buio e ammirare l’enorme palla di neve in Market Square (la piazza principale), quella finta cascata luminosa che scende dal Kingsgate Bridge, le luci per strada, e tutte le particolari installazioni nella cattedrale, nella town hall e così via. Io ho adorato le proiezioni sulla parete esterna della cattedrale, col sottofondo di Bach. Bello, suggestivo, da vedere (qui video della BBC).

Se mi viene in mente qualcos’altro, lo scrivo.

Alcune cose sulle elezioni amministrative nel Regno Unito

Ed Miliband in un evento del partito laburistaA differenza delle elezioni amministrative dell’anno scorso, che ho seguito distrattamente, quest’anno, almeno negli ultimi giorni e soprattutto durante l’election night, mi sono interessato un po’ di questa tornata elettorale.

Negli ultimi mesi la coalizione al governo ha avuto alcuni problemi di immagine e di risultati, come tra l’altro confermato da alcuni suoi membri: l’economia non cresce, i dati della disoccupazione, soprattutto quella giovanile, non sono positivi, ci sono problemi di bilancio nonostante una politica di tasse e tagli, oltre a episodi che vanno dall’assalto alle stazioni di servizio dopo gli annunci un po’ allarmistici del governo a proposito di un annunciato sciopero, fino ai rapporti dei Tories con Rupert Murdoch e il suo impero editoriale.

Dalle mie parti, nel North East – una delle regioni più tradizionalmente rosse del regno – il Labour ha fatto man bassa di seggi nei councils, e ieri notte era interessante (e anche un po’ divertente) leggere su Twitter i messaggi dei simpatizzanti laburisti che dichiaravano Sunderland una Lib Dem free zone. I liberaldemocratici, infatti, da quando sono al governo – cosa che non accadeva dal gabinetto di guerra di Winston Churchill – hanno visto precipitare i loro consensi: hanno dovuto ingoiare l’aumento delle tasse universitarie, la rottura con l’Ue sul fiscal compact, hanno perso il referendum sulla legge elettorale, e più in generale sono stati costretti a scendere continuamente a patti con il partito maggiore della loro coalizione, perdendo – ma questa è una personale interpretazione del sottoscritto – quell’appeal di terza forza alternativa all’ormai spompato Labour del 2010 e al mai troppo convincente partito conservatore degli ultimi anni (venendo sconfitti anche da candidati travestiti da pinguini, tra l’altro).

Più in generale, il Labour si è rafforzato al nord e nelle aree metropolitane, dove è tradizionalmente forte, ha riguadagnato quei consensi che aveva perso al sud, è avanzato anche in Galles,a scapito soprattutto degli autonomisti, e sembra aver tenuto bene in Scozia di fronte ai buoni risultati dello Scottish National Party, che solo lo scarso anno ottenne la maggioranza assoluta nel parlamento di Edimburgo.

Il problema del governo di David Cameron è che sembra sia stata la sua azione un po’ appannata, più che le tematiche politiche ed amministrative locali, ad aver portatoalla sconfitta in queste elezioni che hanno visto il partito conservatore arretrare (come i sondaggi nazionali da un po’ già attestano): infatti, le proiezioni dei dati di ieri su eventuali elezioni politiche generali vedono i Tories perdere le elezioni e tornare all’opposizione dopo una sola legislatura, senza che la leadership di Ed Miliband, dall’autunno 2010 alla guida del partito laburista, sia sembrata finora particolarmente brillante (mia opinione).

I conservatori potrebbero trovare sollievo nella probabile vittoria (il conteggio è in corso) del proprio candidato Boris Johnson a Londra, ma solo apparentemente: i dati della London Assembly mostrano che probabilmente il primo partito sarà il Labour, inoltre (come ho sentito stanotte in tv) i laburisti suggerivano agli elettori che un voto per Johnson sarebbe stato un voto per Cameron – a dimostrazione del fatto che Johnson prende voti laburisti, e che la sua forza nella City è maggiore di quella del suo partito. Quanto questo possa portarlo alla ribalta della politica nazionale, soprattutto considerando le Olimpiadi di quest’estate, è da vedere.

La fine della legislatura è lontana, ma a me sembra che il crollo dei Lib Dem sia irreversibile da qui alle prossime politiche, mentre l’arretramento del partito conservatore può essere momentaneo: in base a dove i voti liberaldemocratici andranno a finire, e dove altre forze rosicchieranno voti (i nazionalisti scozzesi da un lato, le forse di estrema destra dall’altro – con l’UKIP in leggera ascesa e il BNP in profonda crisi, quasi scomparso dai governi locali), visto il sistema elettorale britannico, potrebbe spostarsi l’ago della bilancia della politica britannica. Detto questo, se la colpa di Nick Clegg è –secondo i suoi elettori del 2010 – quella di essere stato troppo “conservatore”, non si vede perché questi debbano buttarsi in massa a destra piuttosto che, come ritengo più probabile, a sinistra.

Un’ultima nota: ieri si sono tenute in alcune città dei referendum per istituire la figura del sindaco eletto. Finora solo 16 città in Inghilterra eleggevano i propri primi cittadini, mentre il resto elegge il consiglio della propria autorità locale (se venite dall’Italia, dove vige il sistema Regioni-Province-Comuni, il sistema di competenze e la gerarchia delle autorità locali in Inghilterra potrebbe sembrarvi un casino, almeno a primo impatto). Pensavo, da italiano che nel corso degli anni ha visto concentrarsi la politica su una crescente personalizzazione, che i favorevoli all’elezione diretta del sindaco avrebbero vinto largamente. Invece, delle undici città in cui s’è votato (tra cui Doncaster, nello Yorkshire meridionale, dove il sindaco già c’é, ed è anche abbastanza discusso), sono molte – al momento sette – dove il no al cambiamento sembra vincere (e in tutte l’affluenza, per i nostri standard, è stata molto bassa).

Where are you from?

Emigranti italianiInizio a temere questa domanda, o, almeno, non la vedo di buon occhio.

Già quando ero in Slovenia una delle prime cose che mi erano state dette è che lì i night club sono quasi esclusivamente frequentati dai miei connazionali; un’altra cosa che ho notato a Lubiana è che se un tassista ti sente di notte parlare italiano, subito ti si avvicina e ti chiede: “Night club? Trombare?” – sì, nella nostra lingua.

Ora, è successo che la mia coinquilina americana, pochi giorni dopo l’arrivo nella nostra abitazione qui in Inghilterra, mi abbia confessato che, quando aveva saputo dal proprietario della presenza in casa di un italiano, si era sentita leggermente preoccupata (e pensare che l’altro coinquilino è greco, non svedese – e comunque poi ha subito precisato “you’re a gentleman!”).

Inoltre: la settimana scorsa stavo assistendo ad una lezione di lingua inglese per studenti stranieri, e dietro di me c’era una ragazza con la quale inizio a parlare e che ad un certo punto mi ha chiesto da dove venissi. “Italy” ho ovviamente risposto, e guardandola in faccia non sembrava molto contenta di questo; alla mia domanda, ha risposto “Romania”, e subito mi ha fatto notare che lei comunque sapeva cosa pensiamo noi italiani dei romeni. Le ho fatto notare che non è vero, sono sciocchezze, ma per tutta la giornata successiva la cosa mi ha fatto riflettere: ho messo insieme tutti questi episodi, e ho iniziato a chiedermi se questi siano dovuti ad uno stereotipo diffuso, o se sia in effetti colpa nostra – e per nostra intendo la maggior parte degli italiani che infestano il globo.

Una risposta non me la sono data, però, ecco, ci sono rimasto male.

Hello!

28092010016Ho appena fatto un cazzata: nel tentativo di rendere privati i contenuti del mio vecchio blog, dovrei averli distrutti e persi per sempre. Cribbio.

Vabbè, vi volevo dire che sono qui, perché ho iniziato il mio PhD qui. Non ho ancora internet a casa (nonostante il proprietario abbia contattato la compagnia telefonica da due settimane), e ora sto pagando 5 sterline per 24 ore di connessione. Roba da preistoria. Se sono qui, a livello di web ho un piccolo debito con chi ha scritto questo e questo (ok, è in California, ma mi è stato utile), e questo, questo e questo, e in extremis, poco prima che accettassi, anche questo. Se tutto andrà bene, resterò qui tre anni e poi tornerò in Italia – oddio, il fatto che torni in Italia può anche non essere così positivo. Se tutto andrà male, tornerò molto prima o molto dopo. Se tutto andrà meravigliosamente, vincerò qualche lotteria e girerò il mondo in barca. Nel frattempo, vi faccio vedere la prima foto che ho fatto appena arrivato in città, poco fuori dalla stazione. Sì, lo so, fa schifo, ma l’ho scattata col cellulare e io sono un impedito, ma così potete avere anche voi la stessa visuale che ho avuto io.