Il bravo italiano

Filippo Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma-Bari 2013.

Il modo in cui ognuno di noi si descrive informa, tutto sommato, il modo in cui poi si agisce. Lo stesso discorso si può, credo, applicare alla memoria collettiva. Un mio interesse nel capire come noi italiani ci dipingiamo, e perché ci dipingiamo così – un interesse che nasce da quando mi sono trasferito per la prima volta all’estero, ormai nove anni fa, e ho quindi subito il distacco dal mio paese – mi ha portato a leggere con estremo interesse questo libro di Filippo Focardi, professore di Storia Contemporanea presso l’Università di Padova.

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Where are you from?

Emigranti italianiInizio a temere questa domanda, o, almeno, non la vedo di buon occhio.

Già quando ero in Slovenia una delle prime cose che mi erano state dette è che lì i night club sono quasi esclusivamente frequentati dai miei connazionali; un’altra cosa che ho notato a Lubiana è che se un tassista ti sente di notte parlare italiano, subito ti si avvicina e ti chiede: “Night club? Trombare?” – sì, nella nostra lingua.

Ora, è successo che la mia coinquilina americana, pochi giorni dopo l’arrivo nella nostra abitazione qui in Inghilterra, mi abbia confessato che, quando aveva saputo dal proprietario della presenza in casa di un italiano, si era sentita leggermente preoccupata (e pensare che l’altro coinquilino è greco, non svedese – e comunque poi ha subito precisato “you’re a gentleman!”).

Inoltre: la settimana scorsa stavo assistendo ad una lezione di lingua inglese per studenti stranieri, e dietro di me c’era una ragazza con la quale inizio a parlare e che ad un certo punto mi ha chiesto da dove venissi. “Italy” ho ovviamente risposto, e guardandola in faccia non sembrava molto contenta di questo; alla mia domanda, ha risposto “Romania”, e subito mi ha fatto notare che lei comunque sapeva cosa pensiamo noi italiani dei romeni. Le ho fatto notare che non è vero, sono sciocchezze, ma per tutta la giornata successiva la cosa mi ha fatto riflettere: ho messo insieme tutti questi episodi, e ho iniziato a chiedermi se questi siano dovuti ad uno stereotipo diffuso, o se sia in effetti colpa nostra – e per nostra intendo la maggior parte degli italiani che infestano il globo.

Una risposta non me la sono data, però, ecco, ci sono rimasto male.