Il metodo Boffo applicato al calcio

Franco Ordine Avete presente la pratica giornalistica battezzata “metodo Boffo” da uno dei suoi teorizzatori, e consistente nel trattare a pesci in faccia e palate di merda quelli che erano i compari di ieri e che oggi, per caso o per scelta (propria o altrui) si ritrovano a calcare altre strade? Bene, oltre che alla politica, trova applicazione anche nel calcio.

Dopo l’intervista rilasciata da Leonardo alla Gazzetta dello Sport, quella del «A Narciso tutto quello che non è specchio non piace» e del «Mai dire mai» all’Inter, i giornalisti di casa si sono schierati come – forse – mai prima.

Prendete Mauro Suma, che ieri sera in televisione faceva dell’ironia, dicendo che Leo potrebbe allenare la Roma perché là «non c’è un presidente», e non il Liverpool perché lì, invece, il presidente c’è. Oppure, leggete quell’articolo di cattivo gusto scritto da Franco Ordine e pubblicato sabato scorso dal Giornale, una difesa d’ufficio dell’intoccabile proprietà che sempre ragione ha. E dall’alto della sua ragione, la proprietà assume l’allenatore emergente della Serie A, che schiera prima Ibrahimovic poi Inzaghi ala destra, come faceva l’irriconoscente brasiliano con Huntelaar: il primo, però, segue i dettami della proprietà, mentre il secondo la faceva “disamorare” della squadra. Per non parlare di Pato, che là era e là e rimasto, di Leonardo che ha recuperato Ronaldinho e Antonini, e che ha cercato di mettere a sedere io-sono-Gattuso, mentre l’uomo che non si presenta ai matrimoni non trova ancora il bandolo della matassa, mette insieme Seedorf, Pirlo e il bravo Boateng che però non rientra mai, mentre dietro è un continuo due contro due per Nesta e Thiago Silva.

Stia attento, Allegri a lamentare una mentalità da grande che forse manca solo a lui, poichè la luna di miele potrebbe finire presto, e allora le colpe saranno tutte sue, cattivo sarto di buona stoffa (cit.) col peccato di non aver saputo evitare l’appalto del suo lavoro alle manie calcistiche del Cavaliere.

Meno male che il Palermo c’è

Leonardo con il pollice alto Il Milan è arrivato terzo, ed è tutto merito di Leo. Di più non si poteva ottenere, anche perché il Milan ha dimostrato di essere una squadra da scudetto solo per 20-25 giornate sulle 37 giocate: a questo filotto finale da retrocessione, ci sono da aggiungere anche i tonfi e i pareggini in serie che hanno preceduto Milan-Roma. Questi sono numeri che dimostrano la pochezza della rosa, alla faccia di un altro numero, quello dei «ventinove campioni ineguagliabili» che Silvio Berlusconi sventolava lo scorso luglio.

La tristezza di questo pomeriggio è la stessa di questi ultimi mesi: così come contro Napoli e Parma non siamo riusciti con le nostre gambe a raggiungere la vetta, così oggi contro il Genoa non siamo riusciti a raggiungere da solo il terzo posto, e solo il pareggio del Palermo ce l’ha consentito.

Abbiamo bisogno di due terzini (Abate è un’ala, e anche riciclata forma assieme ad Antonini una coppia di discreti terzini di riserva), un regista, una punta più forte di Borriello perché poi se incontri Samuel e Lucio è normale non metterla dentro anche se ti sbatti fino alla morte lì in attacco. Forse anche un mediano (ma ne abbiamo tre in rosa), e sicuramente da riposizionare quale titolare fisso in porta Abbiati, cercando di riprenderci Storari.

Ovviamente, non si può prescindere dalle conferme di Thiago Silva e Pato, a dispetto delle richieste del Chelsea, così come dalle motivazioni di Ronaldinho e dallo stato di salute di Nesta. A questo proposito, io non sono tra i critici dell’ingaggio di Yepes: sarà riserva, da 34enne andrà a sostituire il 38enne Favalli, e già solo anagraficamente ci si guadagna. Una coppa centrale Nesta-Thiago Silva con dietro Bonera e Yepes mi tranquillizza. Il problema è il centrocampo, troppo lento e troppo facile da infilare, che chiede continue prestazioni monstre a chi sta dietro.

A un certo punto ho pensato allo scudetto, ma col senno di poi credo che più di così non si potesse fare. Il terzo posto è un miracolo, il migliore dei risultati possibili per chiunque abbia un po’ di raziocinio calcistico. Certo, l’aria che tira è quella di un’altra estate al risparmio, e la squadra che ne uscirà fuori assai difficilmente sarà più forte di quella attuale.

Dovremmo, sostanzialmente, smetterla di snobbare la Coppa Italia per non rimanere un’altra volta a szeru tituli, e ho detto tutto.

Ciao Leo, e grazie: i milanisti ti stimano.

Anche la Coppa Italia

juvemilan dinhosandrosilva Ok, c’è anche la coppa Italia. Io spero sempre che la mia squadra giochi sempre bene, anche per questa competizione spesso snobbata, e poi ti ritrovi che l’unico a fare bella figura mentre il Catania ti prende a bastonate è l’Alberto Paloschi di turno. Ok.

Contro il Novara, squadra in formissima che comanda la Prima Divisione, non dovrebbero esserci problemi particolari, salvo sfiga cosmica o sciatteria al cubo. E’ l’occasione, per il Milan, di dare il contentino alle riserve passate (Flamini, Huntelaar) e future (Gattuso) e di scoprire giovani e nuovi acquisti poco usati.

Io manterrei il solito modulo (4-2-1-3, 4-2-4, 4-2-fantasia, 4-3-3, chiamatelo come vi pare) schiererei Abbiati (che secondo me dovrebbe essere sempre titolare, più passa il tempo e più diventa statisticamente probabile la paperonza di Dida, io pronostico il derby), il rientrante Bonera sulla destra, il primavera Albertazzi e Kaladze al centro, e Favalli terzino. I due centrali in mezzo sarebbero Flamini e Strasser, a picchiare randellate in attesa che il gioco lo facciano il talentino Verdi (dicono che in primavera faccia faville), Di Gennaro e, sulla sinistra, Jankulovski da provare in questo ruolo perchè secondo me a centrocampo rende molto meglio. In attacco, Huntelaar. Panca per i giovani Pasini e Zigoni, per i vecchi Roma, Gattuso e Inzaghi, più due estratti a sorte dalla prima squadra. Sempre che gli acciaccati di lungo corso abbiano recuperato, of course.

Poi ci sarebbe il Siena senza Ghezzal, probabilmente senza Curci, con Ekdal e Maccarone in grande forma e la grande prestazione con l’Inter alle spalle, dopo due vittorie consecutive e le cinque pappine viola in casa. Io punterei a non schierare i rientranti (Seedorf, Zambrotta, Pato), oltre allo squalificato Ambrosini, e forse Borriello per il Cacciatore o superPippo (ma Leonardo da questo orecchio non ci sente: già la rosa in alcuni ruoli è scoperta, ma se non facciamo turnover a marzo la vedo brutta). Con la difesa anti-Juve, si avrebbero a centrocampo Gattuso-Pirlo-Flamini, con quel Beckham troppo avanzato per i miei gusti – ma pur sempre utilissimo, vedasi Torino – assieme alla punta e a Dinho.

simone verdi Ipotetico quarto di finale la prossima settimana contro l’Udinese, solito turnover (magari meno sostenuto, oppure con un collaudato 4-3-1-2 con Klaas-Pippo avanti, un giovane Verdi trequartista, un centrocampo di medianoni Gattuso-Flamini-Ambrosini (Strasser o Jankulovski) e una difesa a far riposare almeno uno, se non entrambi, i due stopper, coi terzini Abate-Antonini).

Nel derby, Zambrotta terzino destro: ho ancora in mente l’errore di Abate contro il Genoa, e per queste partite bisogna essere prudenti, sebbene sulla sua fascia l’Inter tenda a spingere poco. Da utilizzare in corsa l’ex Empoli e Toro. Antonini in grande forma a sinistra, ok, ma contro Maicon come la mettiamo? A sto punto si potrebbero invertire Zambro-Anto, oppure provare Abate-Zambro. In mezzo Ringhio in panca, con Pirlo-Ambrosini a coprire il quartetto fantasia. Quello che avanza, lo buttiamo tutto a Firenze.

Lo scudetto è già assegnato, ma visto che ci siamo misteriosamente solo noi ad inseguire da lontano l’Inter, tanto vale provarci fino al ko definitivo.